Politica economica

Inflazione Usa ancora alta: la Fed torna falco sui tassi

Powell: «Potremmo rimandare il taglio». E le Borse pagano la tensione in Medio Oriente, Milano -1,6%

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All'improvviso, il buio del pessimismo è calato sulle Borse. Dopo aver sostanzialmente ignorato da almeno un anno e mezzo la guerra Ucraina-Russia e il conflitto in atto da mesi a Gaza, la possibilità che Israele reagisca con una ritorsione significativa all'attacco di droni portato dall'Iran sabato scorso mette in ansia i mercati.

Le crescenti tensioni geo-politiche si vanno così ad aggiungere allo sgretolarsi dell'idea secondo cui la Federal Reserve avrebbe tagliato i tassi almeno tre volte nel corso dell'anno. Ora, con l'inflazione Usa in risalita, si ragiona su un massimo di due sforbiciate. Soprattutto dopo le parole di chiaro stampo hawkish di Jerome Powell ieri sera: i prezzi al consumo nell'ultimo trimestre hanno introdotto «una nuova incertezza su quando e se la Fed avrà la possibilità di abbassare i tassi d'interesse più tardi nel corso dell'anno». Se la situazione non migliorerà, Eccles Building «può mantenere i tassi al livello attuale per il tempo necessario«.

I venti di guerra che soffiano fra Teheran e a Tel Aviv stanno intanto aprendo scenari imprevisti. Scenari in cui l'instabilità trasforma sempre più l'oro in una sorta di coperta di Linus (Citibank prevede il metallo giallo a tremila dollari l'oncia nei prossimi 6-18 mesi), rende possibile un surriscaldamento del petrolio fin sopra i 100 dollari al barile e un rafforzamento del greenback.

Un rimescolamento di carte che potrebbe indurre la Bce a rinviare il previsto allentamento monetario di giugno. «I maggiori rischi derivano dalla geopolitica - ha avvisato ieri Christine Lagarde - Salvo che non si sviluppino ulteriori choc, sarà il momento di moderare la politica monetaria restrittiva in tempi ragionevolmente brevi».

I mercati azionari, in calo ieri (-1,65% Milano, -1,58% lo Stoxx600, mentre Wall Street recuperava lo 0,6% a un'ora dalla chiusura), offrono una plastica rappresentazione del cambio di mood, con l'indice sul panico di Goldman Sachs al livello più alto dal marzo 2023. Ma il fuoco divampa anche dalle parti dei T-Bond decennali, con i rendimenti netti al 2,20 per cento. Non un buon segnale per i nostri Btp.

Così, come un fastidioso rumore di fondo, le Borse hanno ignorato ieri il balzo del Pil cinese (+5,3% nel primo trimestre) e le stime del Fmi, secondo cui il Pil globale crescerà del 3,2% nel 2024 e 2025, mentre Eurolandia mostrerà

un +0,8% quest'anno e un +1,5% il prossimo, con l'Italia che si vede confermare il +0,7% del '24 ma subisce un ritocco da 0,7 a 0,5% per il prossimo. Bene gli Stati Uniti, che a fine dicembre segneranno un +2,7 per cento.

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