Lavoro, calano gli occupati: nel terzo trimestre sono -52mila

I dati dell'Istat: -52.000 occupati nel terzo trimestre, tasso di occupazione stabile al 58,7%. Boom di dipendenti a termine: erano 3.112.000, il valore più alto dal 1992

Lavoro, calano gli occupati: nel terzo trimestre sono -52mila

Calano i dipendenti a tempo indeterminato e gli indipendenti, boom invece dei lavoratori a tempo determinato. È questo il quadro che emerge dalle analisi sul lavoro in Italia pubblicate oggi dall'Istat.

Nel terzo trimestre 2018, infatti, l'occupazione in generale è diminuita rispetto al trimestre precedente (-52.000, -0,2%). Questo dato è stato prodotto dal calo dei dipendenti permanenti (-98 mila, -0,7%) ) e degli indipendenti (-28 mila, -0,5%) non compensato dall'ulteriore aumento dei dipendenti a termine (+74 mila, +2,4%). Il tasso di occupazione resta comunque stabile al 58,7% per delle dinamiche che l'Istat considera "congiunturali del mercato del lavoro". Nel terzo trimestre gli occupati a termine erano 3.112.000 (dato destagionalizzato), il valore più alto dal IV trimestre del 1992, anno di inizio delle serie storiche dell'Istat. Su base annua per il sesto trimestre consecutivo prosegue a ritmi più sostenuti la diminuzione dei disoccupati (-332 mila in un anno, -12,1%), mentre dopo dieci trimestri di calo ininterrotto, tornano a crescere gli inattivi di 15-64 anni (+79 mila, 0,6%) a seguito dell'aumento tra i giovani.

Sul fronte della disoccupazione, invece, tra luglio e settembre il tasso è diminuito sui tre mesi per il secondo trimestre consecutivo portandosi al 10,2% (-0,5 punti). Il tasso di inattività è invece salito al 34,5% (+0,4 punti) in tre mes (a ottobre la crescita del tasso di disoccupazione è contestuale al calo di quello di inattività). È ancora molto forte la domanda di lavoro sul mercato: le posizioni lavorative dipendenti sono aumentate dello 0,5% sul trimestre precedente e del 2,1% su base annua, sintesi della crescita sia dell'industria sia dei servizi. Si è anche ridotto il ricorso alla cassa integrazione.

Immediato è arrivato l'attacco del Pd contro il dl Dignità di Luigi Di Maio: "Il suo decreto non ha reso dignità a nessuno ma è riuscito a togliere ai lavoratori la speranza nel futuro - dice Chiara Gribaudo, vice capogruppo del Pd alla Camera - Meno 52mila posti di lavoro, calo verticale del tempo indeterminato, record dei contratti a termine a causa dell'esplosione del turn over, un vero disastro costruito a tempo di record. Ma il dato peggiore è l'aumento degli inattivi, persone che fino a ieri si mettevano in gioco e che di fronte alle regole assurde introdotte dal governo si sono rassegnate, e forse ora sono sul divano ad aspettare il reddito di cittadinanza. O peggio: stanno lavorando in nero". E ancora: "Invece di usare un cacciavite per correggere i difetti dei contratti a termine - aggiunge - Di Maio gli ha dato una martellata e ha finito per schiacciare anche i percorsi di stabilizzazione dei lavoratori. Le causali scritte male del decreto dignità e i meccanismi penalizzanti per chi rinnova i contratti, anche in somministrazione, devono essere corretti al più presto. Altrimenti con il rischio recessione del 2019 e l'entrata in vigore del regime forfettario a 65mila euro, gli italiani entreranno in una spirale di precarietà che farà rimpiangere persino i co.co.pro."

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