L'Italia prepara i paletti anche per la rete 5G

Il governo pensa al «golden power» per fornitori della infrastruttura. Occhi puntati su Huawei

Cosa succederà con golden power sulle reti 5G e sui fornitori che le realizzano? Un emendamento al decreto legge sulla Cybersecurity, al momento non ancora depositato nelle commissioni Affari costituzionali e Trasporti della Camera, dà al governo poteri di veto. Il risultato è che per Huawei, il fornitore cinese molto contestato dal presidente Usa Donald Trump, che ritiene la società pericolosa per la sicurezza dell'Occidente potrebbero prospettarsi tempi difficili. Il tema dovrebbe essere trattato oggi anche nell'incontro con il presidente Mattarella.

L'emendamento, molto articolato, interviene sul decreto 21 del 2012 prevedendo un obbligo di notifica alla presidenza del Consiglio entro 10 giorni dalla conclusione di un contratto o di un accordo di fornitura. Il governo potrà decidere se esercitare il potere di veto o chiedere l'adempimento di specifiche prescrizioni, che dovranno essere comunicate entro 45 giorni. Tra le decisioni anche quella di chiedere all'impresa il ripristino delle condizioni antecedenti. In caso di mancata notifica, gli operatori rischiano una sanzione dal 25% al 150% del valore dell'operazione. Insomma i limiti ai fornitori sono stati posti ora, bisognerà vedere come verranno applicate le norme. Certo è che molti paesi, come la Germania, non vogliono mettere al bando nessun fornitore tanto meno Huawei che è all'avanguardia per il 5G. Per questo hanno messo a punto un catalogo per la sicurezza che non esclude nessuno. Come del resto ha fatto l'Italia con questa bozza di legge.

L'esclusione di Huawei infatti comporterebbe diversi problemi tra cui un rallentamento nella realizzazione delle reti 5G che, secondo Ey, valgono 80 miliardi di euro di Pil in 15 anni, sarebbe molto nocivo per la nostra economia. Certo è che i concorrenti europei di Huawei come Ericsson e Nokia che hanno perso notevoli quote di mercato sul fronte delle reti a vantaggio delle società cinesi, (oltre a Huawei c'è anche in misura minore Zte), si stanno preparando alla sfida e hanno assicurato che, se ci dovesse essere un cambio di fornitore, la realizzazione del 5G non subirebbe intoppi.

Naturalmente le telco, che ormai da anni hanno scelto i fornitori asiatici soprattutto perché sono meno costosi non vogliono cambiare la loro architettura di rete.

Intanto sul fronte Telecom, in attesa di nomina di nuovo presidente nel cda di lunedì prossimo, si registra la convocazione del comitato nomine per venerdì. Non ci sono passi in avanti sul nome del nuovo presidente che potrebbe vedere la conferma di Michele Valensise nominato ad interim. Intanto Asati ha chiesto al premier Giuseppe Conte di accelerare sul fronte della rete unica, dato che le trattative in questo senso tra Tim e Open Fiber paiono su un binario morto.

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