L'Ue all'Italia: "Sì alla flessibilità, ma servono riforme"

L'Europa chiude un occhio sui conti, ma chiede privatizzazioni per ridurre il debito. Sulle pensioni: "Rischio deficit eccessivo, aspettiamo misure"

L'Ue all'Italia: "Sì alla flessibilità, ma servono riforme"

Promossa, ma con esami di riparazione a settembre. È la "pagella" dell'Italia compilata dall'Unione europea, che ha accettato - per ora - la richiesta di flessibilità nel rispetto del deficit, a patto che si vada avanti con le riforme strutturali, a partire dalle privatizzazioni.

"Il governo italiano ha chiesto di fare un aggiustamento più basso nel 2016 anche per sostenere le previste riforme strutturali", ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombroksis, sostenendo che la richiesta è "accettabile in base alle regole" e assicurando che l'Europa "monitorerà l’attuazione puntuale delle riforme". Ottenuta la flessibilità, quindi, l'Italia deve procedere a un aggiustamento fiscale di "almeno lo 0,25% del Pil" nel 2015 e "dello 0,1%" nel 2016 con una "rapida e piena implementazione del programma di privatizzazioni", della riforma della scuola e dei decreti attuativi per la riforma del fisco entro settembre 2015.

Sei in particolare i capitoli delle raccomandazioni Ue all’Italia: oltre ai decreti attuativi sul fisco, la Ue chiede misure per rafforzare le banche entro fine 2015, riforme istituzionali, della p.a. e per ridurre la lunghezza dei processi civili, piano per porti e logistica, agenda per la semplificazione e misure per il lavoro. Per quanto riguarda le pensioni, secondo l'Europa "l’impatto preciso sul bilancio dell’Italia della sentenza della Corte costituzionale dipenderà dalle misure operative del governo che devono essere tuttora chiarificate".

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