Mina referendum sull'aumento di Mps

Il cda: «Investitori alla finestra in attesa del voto». Nodo Fruendo

Il referendum costituzionale di Matteo Renzi si aggira come un fantasma sul maxi-aumento di capitale di Monte Paschi e quindi sullo stesso destino della banca senese. La conferma, sebbene pochi giorni fa il capo azienda Marco Morelli avesse definito «un esercizio inutile» commentare l'impatto della consultazione popolare del 4 dicembre, arriva dagli stessi documenti predisposti dal cda di Mps in vista dell'assemblea dei soci del 24 novembre. Gli investitori istituzionali contattati, in modo preliminare, dal consorzio di garanzia - si legge nella relazione del board - hanno mostrato una «sostanziale indisponibilità ad assumere importanti decisioni di investimento relative a società italiane prima di conoscere l'esito del referendum». In attesa anche gli altri soci, da cui «non sono pervenute» manifestazioni «di disponibilità a sottoscrivere» l'aumento. Ieri Axa, cui fa capo il 3% del Monte, ha definito una «buona cosa» la ricapitalizzazione, rimandando però la decisione a quando saranno note le condizioni. E proprio per definire queste ultime e trovare un anchor investor che copra una larga fetta della ricapitalizzazione, Morelli sta proseguendo il road show: dopo Londra e Qatar, c'è la tappa negli Stati Uniti. Il piano di rilancio include poi la conversione dei bond subordinati ma, è emerso ieri, potrebbe essere allargato alle meno pericolose obbligazioni senior. La relazione del consiglio si poi dilunga sui motivi («vincoli e rigidità, anche temporali») che hanno impedito di offrire il diritto di opzione ai soci.

Sempre ieri Consob ha ascoltato Corrado Passera dopo che l'ex ad di Intesa Sanpaolo ed ex ministro del governo Monti ha ritirato la propria offerta su Mps in aperta polemica con il cda. L'Authority vuole chiarimenti: ieri il titolo ha ceduto un altro 0,94%.

Ma a Siena si prospetta anche un altro imprevisto. Il Monte potrebbe infatti essere costretto ad accettare il ritorno tra le sue fila di 400 addetti sugli oltre mille trasferiti due anni fa con il ramo del back-office alla società Fruendo (joint venture Bassilichi-Accenture). La banca segnala infatti, nel resoconto intermedio di gestione, che su 600 lavoratori trasferiti che avevano avviato azione giudiziaria davanti ai vari Tribunali italiani (Siena, Roma, Mantova e Lecce) ben 400 sono quelli che a fine ottobre hanno maturato il diritto ad essere riammessi in servizio. Monte Paschi ha comunque già deciso di andare in appello.

Intanto la Fondazione Mps, sta valutando assieme a soci rilevanti i diversi profili per il «futuro» della banca. Nella rosa ci sarebbero anche Antonino Turicchi e Alessandro Falciai.

MR

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