Mps, stretta dei magistrati sulla «banda del 5 per cento»

Mps, stretta dei magistrati sulla «banda del 5 per cento»


Massimo Malpica

RomaL'inchiesta su Mps torna a concentrarsi sulla «banda del cinque per cento», ossia quel gruppetto di dirigenti della banca - tra cui l'ex capo dell'area finanza Gianluca Baldassarri, arrestato tre mesi fa per associazione per delinquere finalizzata alla truffa - e broker a loro vicini, attivi tra Londra e la Svizzera, che «facevano la cresta» su operazioni dell'istituto di credito aggiungendo commissioni non dovute e spartendosi in seguito la relativa percentuale incassata.
I nuovi indagati dalla procura di Siena e da quella svizzera di Lugano - in gran parte per riciclaggio - sarebbero almeno una dozzina, tutti perquisiti ieri mattina. I pm toscani avrebbero iscritto nel registro degli indagati l'ex presidente della Richard Ginori Roberto Villa, già sotto inchiesta da febbraio per bancarotta fraudolenta in seguito al crac del gruppo fiorentino - fallito a gennaio 2013 - e amico di vecchia data dello stesso Baldassarri, con cui condivide anche la città di origine, Lugo di Romagna. I due tra l'altro avevano lavorato insieme alla fine degli anni '80 alla Cofilp, sim di Bpn. E proprio sui loro nomi l'inchiesta Mps e quella sul crac Ginori sembrano avere un punto di contatto.
Villa - tra le persone perquisite ieri dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, guidato dal generale Bottillo - infatti aveva scalato la Ginori nel 2007 con la finanziaria Starfin, e ai pm senesi proprio Baldassarri ha raccontato di aver fatto affari con Villa proprio in questa società: «Con Villa - mette a verbale l'ex responsabile dell'area finanza di Montepaschi nell'interrogatorio del 21 febbraio scorso - ho fatto un investimento nella Starfin, che aveva una partecipazione (il 58 per cento, ndr) in Richard Ginori. Villa insistette molto per la partecipazione: «Ho investito circa un milione di euro. La partecipazione venne riacquistata da Villa nel 2009».
Villa, inoltre, dopo aver lasciato la Cofilp aveva fondato insieme a Romano Binotto una società di gestione patrimoni, la Gdp (una cui consociata, la Rmb, era stata il socio fondatore proprio di Starfin nel 2004), che ha avuto un ruolo in un'altra operazione che interessa da vicino Mps e che è già da tempo sul tavolo dei magistrati senesi: il derivato Alexandria. La società Gdp - con sede in Svizzera - si sarebbe infatti occupata del collocamento di una parte di quel derivato nel novembre del 2005, anni prima che Mps decidesse di ristrutturarlo con l'accordo - considerato capestro dai pm - siglato dalla banca toscana con Nomura, e poi confluito in un altro filone delle indagini nel quale, insieme agli ex vertici di Rocca Salimbeni e della stessa filiale europea della banca nipponica, è indagato anche Baldassarri.
Quest'ultimo, oltre che a Siena, sarebbe peraltro indagato anche dai magistrati elvetici, che continuano a lavorare sull'indagine sui broker parallela a quella italiana (tra l'altro l'inchiesta sulla banda del cinque per cento nasce a Milano, con le dichiarazioni dell'ex Dresdner bank Antonio Rizzo, e finisce trasferita in Toscana) e a collaborare con i tre pm senesi titolari delle inchieste sul colosso bancario di Rocca Salimbeni, Aldo Natalini, Antonio Nastasi e Giuseppe Grasso.

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