Certi pacchi fanno giri immensi e poi ritornano. Per essere precisi, i piccoli ordini che arrivano dalla Cina hanno preferito allungare il viaggio verso l'Italia per evitare la tassa da due euro, entrata in vigore da inizio anno.
A novembre il governo ha iniziato a parlare dell'introduzione di una tassa da due euro su tutti i pacchetti di piccole dimensioni, ovvero con un valore inferiore a 150 euro (esenti da dazi), provenienti da paesi extra europei. La misura nasce in un contesto di forte espansione delle piattaforme di ultra fast fashion, basti pensare che nel 2025 il numero di utenti di Temu è cresciuto del 55%.
Quando poi a dicembre si è deciso per il primo gennaio come data x (la riscossione della tassa partirà però a marzo, ma con decorrenza da gennaio), sono state molte le società di settore che si sono opposte, spiegando che i grandi e-commerce cinesi come Shein, Temu e AliExpress avrebbero rapidamente trovato un modo di non pagarla. A meno di un mese dall'entrata in vigore, non ci sono dubbi, sono bastati pochi giorni per loro a trovare un'alternativa.
Nel resto dell'Unione europea, dove si è optato per una tassa di tre euro, sarà necessario aspettare fino a luglio prima di vederla imposta. E così, gli e-commerce cinesi hanno preferito aggiungere una tappa in un altro Paese europeo prima di entrare in Italia, evitando i due euro di tassa.
Secondo il Financial Times, quello che doveva essere il mezzo per arginare l'ultra fast fashion, si sta rivelando invece un boomerang per l'Italia. Le aziende di logistica e gli operatori aeroportuali italiani lamentano che la tassa ha già portato a un forte calo del numero di piccoli pacchi gestiti dalle loro reti logistiche e sostengono che i voli cargo provenienti da paesi extra Ue preferiscono atterrare in altri aeroporti per eludere la tassa. Secondo l'Agenzia delle Dogane, il numero di pacchi di basso valore arrivati direttamente in Italia da paesi extra europei tra il primo e il 20 gennaio è stato inferiore del 36% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Nel frattempo, con un
emendamento al decreto Milleproroghe, proposto da Erica Mazzetti di Forza Italia, è stato chiesto più volte di slittare la data di inizio della tassa a luglio, così da allinearsi all'Europa e evitare spiacevoli sorprese.