Assocalzaturifici, prima presidenza "rosa": eletta Annarita Pilotti

L'amministratore delegato di "Loriblu" alla guida dell'associazione di Confindustria per i prossimi quattro anni. Succede a Cleto Sagripanti che critica lo stallo per l'etichetta obbligatoria "Made in" dopo il rinvio del provvedimento all'ultimo Consiglio Competitività della Ue: freno la crescita del made in Italy. Nonostante il peso della crisi Russia-Ucraina attivo del saldo commerciale per oltre 4,2 miliardi nel 2014

Assocalzaturifici, prima presidenza "rosa": eletta Annarita Pilotti

Annarita Pilotti, amministratore delegato di Loriblu (Fermo), è stata eletta ad ampia maggioranza nuovo presidente di Assocalzaturifici per il quadriennio 2015 - 2019. Nata nel 1958 a Penna San Giovanni (Macerata), è la prima donna a ricoprire l’incarico di presidente dei produttori italiani di calzature e succede a Cleto Sagripanti in occasione dei 70 anni dell'associazione confindustriale.

Nel 1995 lascia il suo precedente incarico in Polizia per entrare nell’azienda Loriblu fondata da suo marito Graziano Cuccù, conducendola insieme a lui nel settore delle calzature di lusso. Il 2 giugno 2012 Annarita Pilotti e il marito Graziano Cuccù sono stati nominati Cavalieri al merito della Repubblica da Giorgio Napolitano. Ad affiancare la presidente nel prossimo biennio saranno i quattro nuovi vice presidenti: Siro Badon (Veneto) De Robert Calzature, Andrea Brotini (Toscana) Pakerson, Giovanna Ceolini (Lombardia) Parabiago CollezioniThierry Rabotin, Luca Silvestri (Marche) Safe Way e il consiglio direttivo eletto nella giunta.

Tra le priorità nell’agenda della nuova presidenza, la defiscalizzazione degli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, l’impegno per la formazione di manodopera e di addetti qualificati per il settore, per mantenere l’eccellenza e la qualità della manifattura calzaturiera italiana. Verrà inoltre ripresa l’intensa attività di lobby in sintonia con Confindustria su temi strategici come l’etichettatura di origine obbligatoria in Europa, il Made in, e l’adozione di misure a livello nazionale, locale ed europeo per valorizzare il made in Italy calzaturiero e i suoi distretti produttivi. Altri temi, l’attività di internazionalizzazione dell’associazione a favore delle piccole e medie imprese per aiutare il posizionamento sui mercati più strategici per l’export e lacollocazione delle manifestazioni fieristiche all’interno del calendario internazionale.

Temi che sono stati al centro dei quattro anni della presidenza di Cleto Sagripanti, che ha segnato una svolta contrassegnata da dinamismo e accresciuto peso dell’associazione di Confindustra - all’assemblea ha partecipato anche il presidente Giorgio Squinzi - e che sono stati al centro della relazione del presidente uscente che ora è alla guida dell’industria calzaturiera europea. “Avrei voluto iniziare il mio ultimo intervento da presidente di Assocalzaturifici congratulandomi con il governo, con Confindustria e con la nostra organizzazione per l’approvazione dell’art. 7 sul made in obbligatorio a Bruxelles. Ci fregiamo, infatti, di essere noi il Made in. Abbiamo voluto chiamare così, infatti, lil nostro evento pubblico: Made in Assocalzaturifici 2011-2015 - ha detto Sagripanti -. “Purtroppo, invece, il 28 maggio scorso l’ennesima occasione sprecata al Consiglio Competitività della Ue con un inutile e dannoso rinvio della decisione sulla proposta legislativa ci lascia l’amaro in bocca e un senso di profonda delusione”.

“L’ostinata opposizione di Paesi pur a trazione industriale come la Germania, seguita da altri Stati membri che vivono di trade e importazioni, anche di fronte a ragionevoli proposte di compromesso avanzate dall’attuale Presidenza di turno della Ue ci porta a due riflessioni - ha aggiunto Sagripanti -: quanto spaccata sia l’Europa e radicalmente divisa sulle strategie di sviluppo da adottare per la propria arrancante economia; quanto sia vuoto il programma di Rinascita Industriale che la Commissione ha lanciato mesi fa e quanto sia impotente rispetto all’incapacità del Consiglio di adottare misure concrete per attuare Horizon 2020, ovvero l’ampliamento della quota dell’industria al 20% del Pil europeo”.

Da qui la necessità per il settore manifatturiero della calzatuta italiani di "non mollare la presa” per superare uno stallo che danneggia l’Italia e le sue aziende. Anche perché il settore delle calzature continua a soffrire, ha spiegato Cleto Sagripanti, che ha tracciato le linee guida del proprio mandato. "I segni della ripresa che, a livello di economia nazionale, hanno cominciato a manifestarsi, grazie soprattutto al crollo del prezzo del petrolio e alla svalutazione del cambio dell'euro, ancora non si scorgono per il calzaturiero, che ha visto aprirsi il 2015 con la conferma delle difficoltà che avevano caratterizzato l'anno precedente”.

E alle difficoltà sul fronte interno (gli acquisti delle famiglie hanno subìto un'ulteriore contrazione del 2,9% in quantità e del 7,2% in termini di spesa) si sono aggiunte le conseguenze della crisi Russia-Ucraina. Lo scorso anno assieme al rallentamento dei flussi verso il Giappone (-4,9% in quantità), il crollo delle esportazioni verso l'ex-Unione Sovietica (-20% in volume e -22,4% in valore) ha fortemente penalizzato le performance complessive dell'export italiano. "Nel 2015 la musica non è cambiata - ha aggiunto - l'export di calzature, fortemente rallentato (-50% in volume e -44,5% in valore) nei mercati dell'area Csi, mostra una nuova riduzione: -3,9% in quantità nel primo bimestre, con un calo meno penalizzante in valore (-0,6%)". Complessivamente, tra gennaio e febbraio, sono stati esportati 42,7 milioni di paia, 1,7 milioni in meno rispetto ai primi 2 mesi 2014, per un valore di 1,57 miliardi di euro. Come già nel 2014, se la Ue in generale ha tenuto (+0,6% valore e -1,4% volume), i mercati extra-comunitari sono scesi nel complesso del 10,2% in quantità e del 2% in valore. In Europa, l'export made in Italy, da solo, ha una quota del 51,2% sul totale delle esportazioni verso i mercati extracomunitari, ha precisato.

"Nonostante la crisi, anche nel 2014 abbiamo avuto l'ennesimo record in valore raggiunto dall'export e la tenuta dell'attivo del saldo commerciale oltre i 4,2 miliardi di euro (+0,2%). Il saldo commerciale anche nei primi due mesi del 2015, seppure in calo, resta largamente in attivo per 685 milioni di euro". I dati sulle importazioni del 2014 fanno peraltro comprendere come il nostro Paese sia già largamente aperto alla competizione. Lo scorso anno l'import è salito a 329,7 milioni di paia, con incrementi nell'ordine dell'8% sia in volume che in valore e prezzi medi stabili (-0,5%). La Cina è di gran lunga il primo fornitore, con 132,6 milioni di paia (+8,6%). Nei primi due mesi di quest'anno le importazioni hanno continuato a salire in valore (+11,6%).

"Sarebbe prima di tutto - ha concluso Sagripanti - un errore strategico imperdonabile quello della Commissione Europea: l'ennesimo sacrificio dell'industria manifatturiera europea agli interessi di pochi gruppi di potere. In secondo luogo, cosa ancor più grave, costituirebbe un tradimento degli stessi principi fissati dalla Ue nelle relazioni commerciali con la Cina. Non possiamo permettere che questo avvenga perché dopo la Cina come produttore di scarpe viene l’Italia, il secondo al mondo”.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi nel suo intervento è intervenuto sul tema della crescita: "Non possiamo accontentarci di una crescita attorno al'1% all'anno, serve almeno il doppio per recuperare in un tempo ragionevole il terreno perduto. Se rimarremo inchiodati ai ritmi attualmente previsti non torneremo ai livelli pre-crisi prima del 2022, quindici anni dopo". E ha aggiunto: "La ripresa non vuol dire uscita dalla crisi e dalle sue conseguenze, ma inizio di una lunga risalita". Poi ha ribadito il "no"a un aumento degli acconti Ires e Irap "per rimediare a un errore dell'amministrazione" sulla reverse charge. E se ha spiegato ancora: "Ci sono 13 miliardi da spendere, entro quest'anno, di fondi europei e co-finanziamenti, a cui si aggiunge la prima tranche della nuova programmazione. Bisogna evitare la perdita di queste risorse tanto più preziose in un quadro di finanza pubblica vincolato agli obiettivi di pareggio del bilancio e di riduzione del peso del debito pubblico". Infine Squinzi non ha escluso "che ci possa essere un'accelerazione nei prossimi mesi, grazie al contributo di Expo, al Giubileo e agli impegni legati alla gara per ospitare le Olimpiadi".

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