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“Prigioniera nella sua casa”. Gli ultimi “spaventosi” anni di Wallis Simpson

La storia ambigua e poco nota del rapporto tra Wallis Simpson e la sua avvocatessa ha ispirato un film di prossima uscita

“Prigioniera nella sua casa”. Gli ultimi “spaventosi” anni di Wallis Simpson

Adesso è sola”, titolò il Daily Mail nel 1972, riferendosi a Wallis Simpson dopo la morte del marito ed ex re d’Inghilterra, Edoardo VIII. Per decenni articoli di giornale e libri hanno insistito sulla solitudine, trasformatasi ben presto in un vero e proprio isolamento, della duchessa di Windsor nell’ultimo periodo della sua vita. Questo progressivo allontanamento dal mondo, però, non sarebbe stato la conseguenza di una scelta di Wallis. Non del tutto, almeno. Accanto a lei, infatti, ci sarebbe stata una figura oscura, definita addirittura “diabolica”. Una donna astuta, in grado di manipolare la percezione della realtà della duchessa facendo leva sulla sua fragilità.

Dopo Edoardo VIII

È impossibile dimenticare le foto che immortalano la regina Elisabetta che si volta verso Wallis Simpson, a pochi passi dalla Regina Madre e dal principe Filippo, nel giorno dei funerali di Edoardo VIII, il 5 giugno 1972. Quelle immagini segnarono la fine di un’era, uno spartiacque nella vita della duchessa di Windsor.

L’ex sovrano, che aveva abdicato nel 1936 proprio per sposare l’americana (e divorziata) Simpson, era morto nella sua casa di Parigi il 28 maggio 1972, a causa di un cancro alla gola. La duchessa vedeva davanti a sé una lunga sequenza di mesi e anni tanto solitari quanto spaventosi per le incognite che ponevano. Non sapeva cosa sarebbe stato di lei ora che il marito non c’era più.

La royal family britannica, che non aveva mai approvato le scelte di Edoardo VIII, tollerava a malapena Wallis, reputandola (non a torto) la causa principale di una delle più gravi crisi nella storia della corona. Il lutto, poi, aveva reso Wallis più fragile. Con ogni probabilità, però, la duchessa non immaginava che i suoi ultimi anni sarebbero diventati un inferno.

Il suo lento, inesorabile declino sarebbe stato favorito, in qualche modo, da una presenza ambigua e controversa, di cui biografi ed esperti reali hanno iniziato a parlare in maniera approfondita solo negli ultimi anni, complici inedite rivelazioni e l’uscita di un nuovo film su Wallis Simpson, “The Bitter End” (2026), interpretato da Joan Collins e da Isabella Rossellini.

Una manipolatrice?

La duchessa di Windsor non avrebbe trascorso i quattordici anni successivi alla morte del marito in completa solitudine. Accanto a lei, nella splendida Villa Windsor a Bois de Boulogne, nel nord di Parigi, sarebbe rimasta la donna che sarebbe diventata una sorta di carceriera: la celebre avvocatessa francese Suzanne Blum.

A far emergere i dettagli di questa storia terribile contribuì, in maniera decisa, Johanna Schutz, segretaria personale dei duchi di Windsor dal 1969. Le sue confidenze vennero raccolte dall’autrice Anna Pasternak e rese pubbliche dal Telegraph nel febbraio 2020.

Dopo la morte di Edoardo VIII, scrive il Daily Mail, Wallis Simpson fu costretta a rivedere il suo stile di vita, tagliando quasi tutti i lussi a cui si era abituata negli anni di matrimonio. In quel frangente la duchessa si sarebbe rivolta a Suzanne Blum per dei consigli finanziari. Quest’ultima era una sua vecchia conoscenza, in quanto moglie dell’avvocato del duca, Paul Weill. Pian piano, però, La Blum sarebbe riuscita a insinuarsi nella quotidianità di Wallis, prendendone il controllo. Nessuno poteva più fare nulla senza la sua approvazione.

L’avvocatessa si sarebbe persino autonominata portavoce della Simpson, rilasciando dichiarazioni pubbliche a suo nome. In particolare la Schutz rivela che Suzanne Blum avrebbe “minacciato la duchessa” per costringerla a lasciare i suoi averi alla Francia. “Le disse che il governo francese le avrebbe tolto la casa se non avesse fatto testamento in favore del Louis Pasteur Institut…”. L’avvocatessa avrebbe giocato, forse in maniera sadica, con le paure di Wallis, accrescendole fino a trasformarle in panico.

Da femme fatale a vittima inconsapevole

Nel 2011, nove anni prima della fondamentale testimonianza di Johanna Schutz, fu lo storico Hugo Vickers a sollevare il velo di mistero sulla storia degli abusi psicologici subìti da Wallis Simpson.

Nel suo libro “Behind Closed Doors. The Tragic, Untold Story of the Duchess of Windsor” l’autore ha raccontato, come riporta il Daily Mail, delle strategie subdole e coercitive usate dalla Blum per circuire la duchessa.

A quanto sembra per primo sarebbe stato allontanato l’avvocato della Simpson, Godfrey Morley, poi tutto il suo staff, dall’autista al parrucchiere. Stando ai racconti di Vickers e della Schutz, la Blum avrebbe sbarrato il cammino a chiunque chiedesse notizie della duchessa, adducendo a pretesto che questa fosse troppo stanca e debole per ricevere visite. In breve tempo Villa Windsor sarebbe diventata, così, una specie di fortino invalicabile in cui non potevano più mettere piede neppure gli amici più cari di Wallis.

Wallis Simpson non sarebbe riuscita a opporre resistenza, a tentare di liberarsi da questa presenza ingombrante. La sua salute, infatti, peggiorava di giorno in giorno. Le venne diagnosticata l’aterosclerosi e in più, a quanto sembra, alternava momenti di lucidità mentale a fasi di totale confusione, durante le quali credeva che suo marito fosse ancora vivo e stesse per abdicare.

A Natale 1972, poi, la duchessa avrebbe avuto un incidente domestico. Secondo la ricostruzione di Vickers, riportata dal Daily Mail, sarebbe caduta dal letto, fratturandosi l’anca. Tuttavia non avrebbe ricevuto subito le cure necessarie. Solo l’anno successivo si sarebbe sottoposta a un intervento chirurgico, da cui si sarebbe ripresa completamente. Proprio durante la degenza in ospedale la Simpson avrebbe nominato Suzanne Blum come sua unica legale, estromettendo definitivamente l’avvocato Morley.

Le sofferenze non erano ancora finite. Nell’intervista del 2020 Johanna Schutz rivela di aver tentato di sottrarre Wallis all’influenza nefasta dell’avvocatessa, organizzando un trasferimento a New York, in una residenza nelle Waldorf Towers, nel 1975. Nel novembre di quell’anno, però, la duchessa ebbe un’emorragia intestinale. La sua salute era talmente debilitata da non consentire un viaggio così stancante. Quando uscì dall’ospedale Wallis Simpson sarebbe stata quasi del tutto incapace di muoversi e di parlare.

Una disgrazia che segnò l’inizio della fine. L’avvocatessa, infatti, avrebbe approfittato della situazione per assumere il controllo totale della residenza di Bois de Boulogne, isolando completamente, addirittura “imprigionando” la duchessa, scrive Anna Pasternak. La Blum si sarebbe rivelata per ciò che era in realtà, cioè, stando alle parole di Vickers, menzionato da Tatler, “una figura satanica…che indossa il manto delle buone intenzioni per celare la sua malvagità interiore”.

C’è un aneddoto, tra i tanti, che darebbe concretezza al giudizio dello storico: il Daily Mail sostiene che “dopo aver limitato tutti gli incontri, Blum fece sedare la duchessa quando il chirurgo Robin Beare riuscì a visitarla”.

Ricordi in vendita

Suzanne Blum avrebbe tratto anche degli enormi vantaggi economici dal declino fisico e psicologico della Simpson. Nel gennaio 1976 avrebbe iniziato a vendere alcuni degli oggetti di Villa Windsor, sebbene la duchessa, almeno in un primo momento, si fosse rifiutata di concederle un’autorizzazione scritta. Stando a Johanna Schutz, infatti, Wallis avrebbe preferito che le sue cose venissero donate all’Inghilterra, poiché questo sarebbe stato anche un desiderio del defunto marito e una precisa volontà della royal family.

Vickers, invece, sottolinea che in soli due mesi l’avvocatessa avrebbe venduto preziosi per 400mila dollari e tenuto per sé diversi gioielli e oggetti di grande valore economico, storico e sentimentale, tra cui un portasigarette con una dedica di Edoardo VIII alla moglie.

A tal proposito la segretaria Schutz aggiunge che l’ex sovrano non avrebbe mai permesso che qualcuno mettesse in vendita i preziosi della moglie, perché molti erano ricordi, doni personalizzati, “realizzati per lei e per lei sola”.

Nel 1977 Wallis Simpson, forse sentendo avvicinarsi la fine, avrebbe chiesto al suo maggiordomo di bruciare le lettere che il duca di Windsor le aveva inviato prima delle nozze. La Blum, però, avrebbe intercettato il carteggio, impedendone la distruzione. Dopo la morte della duchessa lo fece pubblicare, mostrando un permesso scritto. Lo storico Vickers, però, ha sempre sostenuto che quell’autorizzazione sarebbe falsa.

Suzanne Blum avrebbe persino dato ordine di portare via gli amatissimi carlini della duchessa e di rimpiazzare i suoi costosi cosmetici Estée Lauder con altri di modesta qualità. Nel 1981, scrive Tatler, la salute della Simpson sarebbe stata del tutto compromessa. Un medico che l’aveva visitata disse che ormai era “in stato vegetativo”. Un verdetto agghiacciante. Della donna un tempo affascinante e scaltra non era rimasto più nulla.

L’infermiera Elvire Gozin, citata ancora dal Daily Mail, ha affermato anche che la duchessa avrebbe trascorso l’ultimo periodo della sua esistenza in stato di quasi totale abbandono, “prigioniera nella sua stessa casa” e sarebbe “morta in una topaia”.

Dopo il decesso, avvenuto il 24 aprile 1986, una delle sue amiche, Diana Mosley, turbata

e dispiaciuta da tutte le sofferenze che Wallis aveva dovuto affrontare, disse: “[I suoi ultimi anni] non sono stati vita. Sono lieta di sentire che sia morta. Avrei voluto che se ne fosse andata molti anni fa”.

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