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AMMU, dieci anni e due milioni di cannoli

Sono tanti i pezzi serviti dal brand siciliano a Milano dall’apertura del primo temporary store milanese l’8 marzo 2016, che ne frattempo si è sviluppato con altri due negozi in città e altre aperture tra Campania e Palma di Maiorca, che hanno trasformato il dolce siciliano in uno street food urbano

AMMU, dieci anni e due milioni di cannoli
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L’8 marzo 2016, mentre Milano usciva dall’ubriacatura di Expo, un piccolo laboratorio siciliano decideva di mettere radici in città. Dopo aver servito oltre 130 mila cannoli nei sei mesi dell’esposizione universale, AMMU inaugurava un temporary store proprio nel giorno dedicato alla donna. Un debutto simbolico, con un claim che suonava così: “La dolcezza è donna”.

Dieci anni dopo, l’8 marzo 2026, i cannoli serviti solo a Milano hanno superato quota due milioni. Nel frattempo l’esperimento si è fatto impresa: tre negozi in città, altre aperture tra Campania e Palma di Maiorca, un modello replicabile che ha trasformato un’idea semplice – il cannolo farcito espresso – in un format urbano.

All’inizio era soprattutto una promessa di freschezza: cialda riempita al momento, davanti al cliente, per evitare quell’effetto molle che spesso tradisce il dolce più iconico della Sicilia. Un gesto rapido, quasi teatrale, che in questi anni è diventato parte del paesaggio gastronomico milanese. Oggi l’offerta si è allargata a una proposta dolce e salata “all day”, sempre con radici isolane, ma con l’occhio allenato alla città che non si ferma mai.

«Milano ci ha accolti con entusiasmo», raccontano i fondatori Stefano Massimino e Marzia Capace. «All’inizio ci ha frastornati, poi ci ha trasformati». La trasformazione, più che poetica, è numerica: ogni punto vendita serve in media 500 cannoli al giorno e, nei mesi estivi, circa 400 granite siciliane. Numeri che spiegano meglio di qualsiasi slogan come il cannolo sia passato da souvenir gastronomico a rito urbano, consumato tra una riunione e una passeggiata.

Il compleanno, in questi casi, è anche un’operazione di marketing. Dal 7 al 9 marzo, nei tre negozi milanesi – da Corso Vercelli a Corso di Porta Romana fino all’ultimo arrivato in piazza San Francesco Romana – chi ordina un caffè riceve l’upgrade al “Marocchino Ammu”. Non un semplice marocchino, ma una versione arricchita con ricotta palermitana e frammenti della cialda catanese usata per i cannoli. Tradotto: un incrocio tra espresso e dessert, allo stesso prezzo di un caffè.

L’8 marzo resta una data identitaria. Non solo per la coincidenza con l’apertura originaria, ma per quella dichiarazione d’intenti che metteva la dolcezza al centro del racconto. Dieci anni dopo, la retorica si è fatta più sobria, sostituita da una routine quotidiana fatta di farciture, sorrisi e file ordinate. Il cannolo, simbolo per definizione, qui è diventato un oggetto pratico: si prende, si addenta, si condivide.

In una Milano che metabolizza tutto con rapidità, l’operazione di AMMU ha funzionato perché non ha provato a snaturare la tradizione, ma

a renderla compatibile con il ritmo cittadino. Un piccolo ponte tra Nord e Sud che si rinnova a ogni farcitura espressa. Senza effetti speciali, ma con una costanza che, a conti fatti, vale più di qualsiasi celebrazione.

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