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Modifica del cognome: requisiti, procedura e limiti previsti

Dalla richiesta alla Prefettura ai tempi di attesa: cosa prevede la normativa e in quali casi la domanda può essere accolta

Modifica del cognome: requisiti, procedura e limiti previsti
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Portare un cognome “ingombrante”, che suscita cioè ironie, doppi sensi o imbarazzo può diventare un disagio concreto nella vita quotidiana. Non si tratta solo di una “questione estetica”: per alcuni può incidere sui rapporti sociali, a scuola, o sul lavoro. Ma è davvero possibile cambiarlo? In Italia sì, anche se la procedura non è automatica e richiede motivazioni precise.

Quando il cambio è consentito

La legge italiana non permette di modificare il cognome semplicemente perché non piace. La richiesta deve essere giustificata da ragioni serie e documentabili.

In genere il cambio può essere autorizzato quando il cognome è ridicolo, vergognoso, offensivo, oppure tale da esporre la persona a pregiudizio o derisione. Ogni caso viene valutato singolarmente dall’autorità competente, che tiene conto della reale incidenza del cognome sulla vita del richiedente.

A chi presentare la domanda e come funziona la procedura

L’istanza deve essere presentata alla Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo della provincia di residenza.

È il Prefetto che, al termine dell’istruttoria, decide con un decreto se autorizzare o meno la modifica. Non si tratta quindi di una semplice comunicazione anagrafica, ma di un vero procedimento amministrativo.

La domanda va redatta in forma scritta, indicando il cognome attuale, quello che si intende adottare e soprattutto le motivazioni dettagliate della richiesta. Più la spiegazione è chiara e circostanziata, maggiori sono le possibilità che venga accolta.

Alla richiesta vanno allegati i documenti personali (come certificato di nascita e stato di famiglia) ed eventualmente elementi che dimostrino il disagio subito.

Se la Prefettura ritiene fondate le motivazioni, autorizza la pubblicazione di un avviso per 30 giorni all’Albo Pretorio del Comune di nascita e di residenza. In questo periodo eventuali soggetti interessati possono presentare opposizione. In assenza di contestazioni, o dopo il loro rigetto, viene emesso il decreto definitivo.

Costi e tempi

Non esiste una tassa specifica per cambiare cognome. Le spese riguardano le marche da bollo e, successivamente, l’aggiornamento dei documenti personali (carta d’identità, patente, tessera sanitaria), oltre a eventuali contratti o atti ufficiali da modificare.

I tempi non sono brevi: in media la procedura può durare dai quattro agli otto mesi, ma possono esserci variazioni a seconda del carico di lavoro degli uffici, o della necessità di integrazioni.

Attenzione: non basta una preferenza personale

Le richieste basate esclusivamente su ragioni estetiche, o di gusto personale, difficilmente vengono accolte. L’amministrazione deve valutare un interesse concreto e meritevole di tutela.

Oltre alla sostituzione integrale, è comunque possibile chiedere l’aggiunta di un secondo cognome, o il ripristino di quello originario di famiglia, se ricorrono i presupposti previsti dalla normativa.

Cambiare un cognome in Italia, qualora lo si ritenga

imbarazzante, è dunque possibile, ma richiede motivazioni solide e il rispetto di un iter preciso. Per chi lo vive come un peso quotidiano, può però rappresentare un passaggio importante per tutelare la propria identità personale.

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