"Scorte ancora per due mesi". Scatta l'emergenza grano

A lanciare l’allarme sul grano è stata la Coldiretti che ha chiesto interventi urgenti al governo. Una situazione particolarmente difficile aggravata dalla guerra tra Russia ed Ucraina

"Scorte ancora per due mesi". Scatta l'emergenza grano

L’allarme sul prezzo del grano la Coldiretti lo aveva lanciato già nei giorni scorsi. E in modo chiaro. "L'Ucraina ha un ruolo importante anche sul fronte agricolo con la produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l'alimentazione animale (5° posto nel mondo) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane (7° posto al mondo) mentre la Russia è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale", aveva spiegato la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana. Un avvertimento arrivato quasi contemporaneamente all’inizio della guerra in Europa.

La stessa Coldiretti aveva spiegato che il 24 febbraio le quotazioni del grano sono balzate del 5,7% raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel. Il timore dei mercati è legato al fatto che il conflitto tra Russia ed Ucraina possa frenare le spedizioni dal primo Paese e bloccare quelle ucraine dai porti del Mar Nero. Uno scenario fosco, questo, che provocherebbe un crollo delle disponibilità di grano sui mercati mondiali ed il conseguente rischio di inflazioni su beni di consumo primario e carestie che alimenterebbero le tensioni sociali.

Le nubi nere all’orizzonte non sono scompare, anzi. Perché sono tante le incertezze sul fronte della guerra. L’escalation rischia di provocare pesanti ripercussioni sul prezzo di grano e mais. Il timore è che si rischia di far esaurire le scorte già a Pasqua. Soprattutto se le tensioni militari non dovessero terminare in tempi brevi.

I prezzi al rialzo, ha sottolineato oggi l’associazione, sono legati in modo diretto alla sospensione delle spedizioni commerciali dai porti sul mar Nero dell'Ucraina che, insieme alla Russia, rappresenta quasi un terzo del commercio mondiale di grano (29%) ma anche il 19% delle forniture globali di mais per l'allevamento animale e ben l'80% delle esportazioni di olio di girasole.

"La guerra sta innescando un nuovo cortocircuito sul settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini visto che l'Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all'atteso piano proteine nazionale per l'alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri" afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

Quest'ultimo, parlando al Messaggero, ha cercato di far luce sulla situazione:"Prima di tutto la mia solidarietà al popolo ucraino che sta vivendo momenti drammatici. Sono certo che pane e pasta non mancheranno agli italiani anche se costeranno di più". Ora, però, il rischio che si corre è quello di "dover affrontare una crisi ben più grave se non si aiuta la nostra agricoltura a sopravvivere in una situazione in cui in quasi tutti i settori i costi sono superiori ai ricavi con il 30% delle imprese agricole, dal lattiero caseario alla carne, dall'olio al vino, dal grano all'ortofrutta fino ai fiori, che sta programmando di ridurre le produzioni".

L'Italia, non va dimenticato, dipende molto dall'estero. Dall'Ucraina arriva il 20% delle importazioni di mais destinato agli allevamenti ma anche il 5% del grano per la panificazione. "L'impatto – ha continuato Prandini - non è solo diretto ma anche indiretto perché si tratta di prodotti che hanno un mercato globale con i rincari che hanno interessato anche le importazioni da altri Paesi. Un pericolo per il nostro Paese che importa ben il 53% del mais di cui ha bisogno e il 64% del grano per la produzione di pane e biscotti”.

Il numero uno di Coldiretti ha ricordato che il nostro Paese è in balia degli umori dei mercati mondiali perché molte industrie agricole non si sono adoperate per garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale ma hanno preferito acquistare sul mercato internazionale. Questa scelta è dipesa dalle basse quotazioni dell'ultimo decennio. Una mossa che oggi in molti rischiano di pagare a caro prezzo.

"Ora bisogna invertire la tendenza ed investire sui contratti di filiera di lungo periodo tra agricoltori ed industrie per potenziare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza dall'estero e dalle speculazioni in atto sui mercati mondiali", ha affermato ancora Prandini.

Ma perché i prezzi del grano stanno aumentando in modo sensibile? Per Coldiretti il vero problema è da ricercarsi nella forte crescita del costo dell'energia che, in un effetto domino, ha colpito tutte le attività produttive. Quest'anno, ad esempio, sono quasi raddoppiati i costi delle semine per la produzione di grano. Sono, inoltre, cresciuti sensibilmente anche i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti.

L'Italia, secondo Coldiretti, ora sta pagando gli errori compiuti in passato. "Perché per lungo tempo si è pensato di fare a meno dell'agricoltura con i prodotti della terra sottopagati che hanno costretto ad abbandonare le produzioni. In dieci anni l'Italia ha detto addio ad un campo di grano su cinque e quasi un terzo la produzione nazionale di mais. Un errore imperdonabile che possiamo e dobbiamo recuperare", ha evidenziato Prandini. Questo è il momento di cambiare marcia. La scorsa settimana l’associazione aveva spiegato che in Italia ci sono le condizioni per incrementare la produzione.

In considerazione di tutto ciò Coldiretti chiede interventi immediati da parte del governo. A partire dallo sblocco di 1,2 miliardi per i contratti di filiera già stanziati nel Pnrr.

Solo un primo passo. L’associazione invita l’esecutivo anche ad incentivare le operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito delle imprese agricole a 25 anni attraverso la garanzia del 100% pubblica e gratuita di Ismea.

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