Seat prevede ricavi in calo In vista dismissioni

La strada verso il concordato di Seat Pagine Gialle è lastricata di svalutazioni ed extra costi. A un mese dalla presentazione del piano industriale che dovrebbe convincere il tribunale di Torino a salvare il gruppo evitando il fallimento, il Giornale è in grado di anticipare i numeri del bilancio 2012, che saranno resi noti formalmente il 21 maggio con quelli del primo trimestre. Nonché alcuni punti chiave del piano industriale.
Partendo dai numeri, secondo quanto redatto dalla società stessa in un documento depositato alla sezione fallimentare del tribunale di Torino, i ricavi attesi scendono a 863 milioni (956 milioni nel 2011), l'ebitda a 331 (da 370) e il Mol a 330 da 410 milioni. Numeri non definitivi, ma messi nero su bianco dal gruppo con l'avvio del concordato (febbraio 2013) e mai comunicati agli azionisti. A destare maggiore preoccupazione è, tuttavia, l'impairment test sugli attivi immateriali da 2 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 685 milioni. La società si attende, infatti, «che il risultato comporterà una consistente svalutazione del valore del goodwill». Ecco allora che il piano industriale in preparazione prevede, tra l'altro, di correre ai ripari con la dismissione della tedesca Telegate, dell'inglese Thomson Directories e dell'italiana Cipi. Alla voce investimenti, Seat avrebbe messo nel mirino la Glamoo (e-couponing) e la 77 Agency (media/web).
In questo contesto, è andata in scena ieri l'assemblea degli azionisti di risparmio e non poche polemiche sono sorte sugli extra-costi legati alle consulenze. Nel mirino, i 70 milioni spesi nel 2012 per la ristrutturazione del debito, lo sdoppiamento delle spese legate alla creazione, a valle di Seat Pg, della controllata Seat Pg Italia. E, infine, il compenso del rappresentante comune degli azionisti, eletto ieri, e passato da 20 a 30mila euro annui. Un aumento reso possibile dal fatto che la famiglia della rappresentante Stella D'Atri si dice che controlli almeno il 50% delle risparmio.

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