Spread, allarme di Bankitalia: 'Ci costerà 5 miliardi nel 2019'

Via Nazionale avverte: effetti positivi della manovra vanificati dai rialzi dei tassi sui Btp. Nel mirino l'"incertezza politica"

Spread, allarme di Bankitalia: 'Ci costerà 5 miliardi nel 2019'

Bankitalia lancia l'allarme e sembra mettere, seppur senza mai nominarlo, il governo nel mirino. Lo spread si aggira sempre atorno a quota 300 e l'aumento dei rendimenti rispetto al passato porta inevitabilmente ad un incremento degli interessi che l'Italia è costretta a pagare agli investitori. Tutti "rischi" per la "stabilità finanziaria" che secondo via Nazionale dipendono da due fattori: il primo è economico (bassa crescita e alto debito pubblico); il secondo, che è la causa del precedente, è politico. Ovvero "l'incertezza sull'orientamento delle politiche economiche e di bilancio" che "ha determinato forti rialzi dei rendimenti dei titoli pubblici".

Banca d'Italia entra così a gamba tesa nella già tesa situazione politica nostrana, con il governo alle prese con la bocciatura della manovra economica. Dopo mesi di scontri all'ultimo sangue con l'Ue, ora Conte, Di Maio e Savona sembrano pronti a trattare con Bruxelles. Ma Salvini continua a tirare dritto e chiede agli alleati di non fare "passi indietro".

Nel suo secondo Rapporto sulla stabilità finanziaria del 2018, via Nazionale sottolinea che all'aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato "hanno contribuito timori degli investitori riguardo a un'ipotetica ridenominazione del debito in una valuta diversa dall'euro". Bankitalia evidenzia inoltre che "le condizioni di liquidità del mercato secondario dei titoli di Stato sono più tese rispetto ai primi mesi dell'anno ed è aumentata la volatilità infragiornaliera delle quotazioni" di Borsa. In realtà le cose potrebbero pure andare peggio. Secondo Bankitalia ci sono dei fattori che riducono gli effetti delle turbolenze italiane sull'economia. Ovvero il fatto che "l'indebitamento del settore privato è basso, l'avanzo commerciale è ampio e la posizione debitoria netta verso l'estero si è pressoché azzerata" e, inoltre "l'elevata vita media residua del debito pubblico rallenta la trasmissione dell'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato al costo medio del debito".

Via Nazionale torna poi ad avvertire sui rischi del manteminento di uno spread alto per lunghi periodi di tempo. Oltre ad aver eroso la ricchezza delle famiglie italiane per circa il 3,5% (pari a circa 145 miliardi), nella relazione si legge che "incrementi elevati e persistenti dei premi per il rischio sui titoli di Stato hanno una serie di conseguenze negative" sull'economia reale. Gli alti livelli dello spread "ostacolano il calo del rapporto debito/Pil, riducono il valore della ricchezza delle famiglie, frenano e rendono più oneroso il credito al settore privato, peggiorano le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni".

Non solo. Perché "quota 300" è già costata parecchio alle casse dello Stato e in futuro costerà fino a 9 miliardi di euro l'anno. "L'incremento dei tassi all'emissione dei titoli di Stato - spiega via Nazionale - ha determinato negli ultimi sei mesi un'espansione della spesa per interessi di quasi 1,5 miliardi rispetto a quella che si sarebbe avuta con i tassi che i mercati si aspettavano in aprile; costerebbe oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020 se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati".

L'effetto? Se la legge di bilancio, come previsto, determinerà una maggiore crescita rispetto al tendenziale di circa 0,6 punti percentuali nel 2019, "il rialzo dei tassi di interesse sul debito pubblico registrato da maggio rischia di vanifica e l'impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio". Un autogol.

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