Allo studio la ristrutturazione dei debiti. Il governo cerca il compromesso su Linate

Sembra un film già visto. Etihad che tratta con Alitalia e che pone degli ultimatum riporta al 2008, quando Air France fu a un passo dall'acquisizione della compagnia e alla fine si ritirò di fronte alle difficoltà poste dal sistema-Italia. Ma oggi, memori di quella rottura e del successivo insuccesso nel risanamento della compagnia, la convinzione più diffusa è che il progetto di Etihad si realizzerà. Nonostante gli scogli, che continuano a essere ingombranti.
Oggi alle 15, a Fiumicino, l'ad Gabriele del Torchio informerà i consiglieri sullo stato dell'arte della trattativa: la lettera di condizioni inviata da Abu Dhabi, la risposta puntuale di Roma, l'attuale fase negoziale preliminare a un'offerta vera e quantificata. Sarà una riunione ancora interlocutoria ma che permetterà al vertice di dibattere i temi aperti e di esprimere una linea di comportamento. Alitalia non può soddisfare tutte le aspettative degli arabi, perché esse ormai riguardano soprattutto - ancora una volta - il sistema-Paese. I soggetti chiamati a spianare l'operazione sono infatti, innanzitutto, il governo e le banche creditrici. Anche i soci dovranno fare la loro parte, in particolare sulla questione dei contenziosi pendenti, per i quali Etihad vuole una manleva da parte degli azionisti; e tra questi ultimi, i più recenti (Unicredit, Poste, Percassi) sono restii ad assumere responsabilità precedenti al loro ingresso.
Il governo in questo momento è il soggetto-chiave. Matteo Renzi ne è consapevole e ha dichiarato: «Siamo lavorando». Spetta all'esecutivo trovare gli strumenti (e le risorse) per far fronte a nuovi esuberi di personale; spetta ancora a lui soddisfare la richieste di deregulation a Linate, cercando un compromesso che non scontenti gli interessi di Malpensa. Su questi temi la sensazione è che si stiano facendo dei (silenziosi) passi avanti. Anche sul fronte bancario si continua a discutere per trovare un accordo, e qualche spiraglio nelle ultime ore si è intravisto. Etihad chiede che 400 milioni di debiti (sui circa 550 dell'esposizione verso le banche) vengano ristrutturati. L'ipotesi più realistica sul tavolo è una trasformazione in capitale, cosa che implica ovviamente delle tecnicalità non semplicissime.
Del Torchio oggi riferirà ai soci e poi riprenderà il dialogo (mai interrotto) con il suo omologo di Etihad, James Hogan, e con le altre parti. L'obiettivo è rassicurare l'Emirato e ottenere al più presto una vera lettera di offerta.

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