Tasse sulla casa e pensioni: il piano segreto del governo

I giallorossi studiano un nuovo sistema previdenziale per tagliare gli assegni. E sullo sfondo c'è l'incubo patrimoniale

Tasse sulla casa e pensioni: il piano segreto del governo

Il governo giallorosso lavora sotto traccia. Pian piano comincia a prendere forma la nuova manovra che di fatto dovrà sciogliere due nodi importanti: le pensioni e le imposte sugli immobili. Per capire cosa ci aspetta bisogna partire da quanto ha fatto sapere qualche giorno fa l'Fmi che ha dispensato diversi consigli al nostro Paese soprattutto sul sistema previdenziale e soprattutto sulle tasse che riguardano le case. Come ha spiegato Rishi Goyal, capoi missione del Fondo Monetario in Italia a La Stampa, "Sarebbe utile una riforma fiscale che riduca le tasse sul lavoro e allarghi la base imponibile. Se la si allarga su consumi e proprietà, le tasse nel loro complesso potrebbero scendere, soprattutto per i redditi bassi e medi".Fate molta attenzione al passaggio sulle "proprietà". Tradotto significa un incremento della tassazione sugli immobili. E in questo quadro rientra a pieno titolo la riforma del catasto. Seppur messa da parte da qualche tempo, dopo il richiamo dell'Fmi, il ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri si è subito precipitato a spiegare in che modo il governo agirà su questo fronte: "La riforma del catasto deve essere fattibile operativamente ma anche condivisa dagli operatori. Sarebbe auspicabile il coinvolgimento di tutti gli attori a monte, nella fase preparatoria, con una discussione pubblica ampia, in particolare con i Comuni", ha spiegato parlando in Commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria. E ancora: "Si tratta una sfida complessa, quella di come sterilizzare gli effetti di un’eventuale riforma. Personalmente ritengo indispensabile mantenere invarianza di gettito. Bisogna procedere con grande cautela". Insomma qualcosa sul fronte casa si farà e in tanti temono che tra i tavoli del governo giallorosso si stia studiando una sorta di "patrimoniale mascherata".

Sono preoccupati anche gli addetti del settore come il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa che per il momento spera nella "prudenza" mostrata dal ministro del Tesoro. L'altro punto caldissimo è quello delle pensioni. E sul cantiere previdenziale per il momento regna il caos. Da un lato c'è il governo che ha fretta di mandare in pensione Quota 100 dall'altro ci sono i sindacati che vanno in pressing per dar vita ad un nuovo sistema che possa comunque salvaguardare l'opzione di un'uscita anticipata. La prima i potesi, come è noto, è quella di Quota 102 con 64 anni di età e 38 di contributi. Poi c'è sul tavolo anche l'idea di una nuova Quota 100 ma con 35 anni di contributi e 65 anni di età (l'attuale prevede 38 anni di contributi e 62 di età). A queste ipotesi va aggiunta quella proposta dai sindacati che prevede un pensionamento a 62 anni anche con 20 anni di contributi. Ma la vera trappola su cui starebbe lavorando il governo (con la sponda Inps) è quella di un calcolo totalmente contributivo degli assegni, mettendo così in soffitta il sistema misto e quello retributivo. Con il contributivo integrale, gli assegni verrebbero tagliati anche del 30 per cento. Un lavoratore che andrebbe in pensione con 62 anni di età e 35 di contributi, con un sistema misto percepirebbe circa 12.726 euro l'anno. Con il contributivo integrale andrebbe a perdere il 26 per cento all'anno con un ammanco di circa 3.300 euro. Ma non finisce qui.

Sempre con il piano che sta studiando l'esecutivo, una pensione da 1400 euro, si trasformerebbe con il nuovo calcolo in 1200 euro. Infine tra i tanti tecnici che stanno partecipando al tavolo previdenziale c'è anche l'ex presidente dell'Inps, Tito Boeri. L'ex numero uno dell'istituto di previdenza sociale ha proposto un sistema che mantiene fissa a 67 anni la soglia per l'uscita (esattamente come la Fonero) ma che preveda un anticipo fino a 5 anni, ovvero fino a 62 anni, con uno schema penalizzante dell'1,5 per cento per ogni anno in meno di lavoro. E dunque con un'uscita a 62 anni, un assegno da 1500 euro verrebbe decurtato del 7,5 per cento, ovvero di circa 120 euro. Insomma una cosa è certa: il governo metterà le mani sulle case e anche nelle tasche di chi vuole andare in pensione evitando la grande trappola voluta dall'ex ministro Fornero.

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