Telecom prende tempo su rete e «3»

Telecom ha deciso di proseguire gli approfondimenti per il possibile accordo con «3 Italia» e il suo azionista di riferimento, i cinesi di Hutchison Whampoa. Ieri il consiglio di amministrazione, presieduto da Franco Bernabè, ha fissato la data del 23 maggio per decidere «l'esame del progetto di separazione della rete di accesso».
Nell'attesa di una decisione definitiva, molto probabilmente si costituirà una newco per la rete in cui confluiranno asset e dipendenti. Ai consiglieri è stata distribuita una voluminosa documentazione sull'operazione. Nella futura società dovrebbe entrare con una quota del 20-30% il Fondo Strategico di Cassa Depositi e Prestiti e forse anche Metroweb, la rete in fibra ottica controllata dal fondo F2i di Vito Gamberale.
Il tempo stringe e la forte riduzione degli utili, scesi del 50% a 364 milioni, nella trimestrale approvata ieri, ha suonato da campanello d'allarme. Una drastica riduzione rispetto ai 604 milioni dello stesso periodo 2012, dovuta agli oneri sopportati per la vendita de La7, oltre 100 milioni, ma anche e soprattutto a una minore generazione di cassa. Quindi nonostante l'aumento del fatturato delle attività in Brasile (Tim Brasil ha 72 milioni di utenti) e in Argentina (19 milioni di clienti mobili), in Italia la crisi, il taglio delle tariffe di terminazione e di quelle di roaming hanno pesato fortemente sui conti.
I ricavi, come previsto dagli analisti, sono scesi dell'8,1% a 6.796 milioni. Quanto al debito è salito di 493 milioni a 28,7 miliardi a causa di alcuni pagamenti a fornitori fatti slittare al primo trimestre. A pesare sulla riduzione del fatturato è stata soprattutto la telefonia mobile in Italia (-17,9%), mentre in Brasile e Argentina la crescita è stata rispettivamente del 5,4 e del 18,1%. Peccato però che il margine, ossia l'utile per utente, in quei Paesi sia più bassi rispetto all'Italia. Telecom ha comunque ribadito gli obiettivi del piano che prevedono ricavi stabili rispetto al 2012 con una riduzione, ma non marcata, del margine lordo e un debito inferiore a 27 miliardi a fine anno.
Quanto all'operazione con i cinesi, il Comitato «ristretto» guidato dal presidente Franco Bernabè «non ha ravvisato la presenza di impedimenti all'apertura di un tavolo di discussione con la controparte». L'organismo ha chiesto di effettuare una valutazione delle due società raccomandando però una conclusione rapida di questa fase «entro un termine di 30 giorni».
Proprio sul fronte della valutazione le posizioni sono complicate: «3» per H3g varrebbe infatti il 10-15% di Telecom. Troppo per l'ex-monopolista che non andrebbe oltre il 3-4%. Sull'operazione, però, non ci sono veti da parte di Telefonica. La società spagnola si dice pronta a «supportare tutte le mosse volte a rafforzare il gruppo e a creare valore». Ieri Telefonica ha dato i conti trimestrali con ricavi in calo dell'8,8% ma utili in aumento del 20% perché, a differenza del 2012, non è stato necessario svalutare l'investimento in Telecom.

Commenti