Trattativa Unicredit-Mps verso la rottura

L'indiscrezione è stata lanciata dall'agenzia Reuters. Le condizioni poste da Unicredit a luglio sarebbero impossibili da raggiungere. Per il Governo richiederebbe uno "sforzo troppo oneroso per i contribuenti"

Trattativa Unicredit-Mps verso la rottura

Aria di rottura tra Unicredit e il governo italiano: i negoziati sul futuro del Monte dei Paschi sarebbero sul binario morto, secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters che cita due fonti. Le due parti ormai sarebbero lontane: il Governo italiano non avrebbe intenzione di ricapitalizzare Mps per oltre 7 miliardi di euro, come richiesto da Unicredit, poiché l'operazione sarebbe considerata "troppo punitiva" per il contribuente italiano. Salvo clamorosi ripensanti, dunque, Governo e Unicredit al momento ritengono impossibile chiudere un accordo basato sulle condizioni che erano state pattuite lo scorso mese di luglio.

Molto interessante quanto scrive l'agenzia S&P nella nota di aggiornamento sul rating italiano, facendo riferimento proprio ai negoziati in corso tra Unicredit e il Ministero dell'Economia e Finanze: "Sono in corso complesse discussioni per consentire un'acquisizione del Monte dei Paschi di Siena da parte di un'altra grande banca italiana", tuttavia "un accordo richiederebbe quasi certamente un significativo apporto di capitale da parte dello Stato italiano, rappresentando un potenziale rischio fiscale". In altre parole se in teoria il matrimonio si potrebbe anche fare, il problema è nella dote, molto ricca, che lo Stato italiano dovrebbe investire e che, a quanto pare, non sarebbe intenzionato a fare.

Secondo quanto scrive l'Adnkronos, invece, più che sulla pesante ricapitalizzazione la difficoltà nella trattativa Mef-Unicredit sarebbe legata al rispetto delle condizioni accordate tra le parti a luglio, che richiedevano l'acquisizione di "asset selezionati" del Monte dei Paschi per aumentare l'utile per azione di Unicredit del 10% e lasciare inalterato il suo capitale. "Le condizioni fissate a luglio non verrebbero soddisfatte, quindi si rischia che possa saltare l'operazione", rivela una fonte all'agenzia di stampa. "La stessa due diligence ha fatto emergere problematiche complesse e quindi entrambe le parti stanno trovando difficile trovare una soluzione che rispetti le pre-condizioni".

Unicredit preferisce non esporsi sulle indiscrezioni di stampa uscite nel pomeriggio: No comment". Stesso silenzio dal Mef. Lo scorso mese di agosto il ministro dell'Economia Daniele Franco aveva auspicato un esito favorevole dell'operazione spiegando però che "non chiuderemo ad ogni costo".

E il presidente del Consiglio Mario Draghi? Ieri al termine di una conferenza stampa al termine del Consiglio europeo a chi gli chiedeva se a breve ci sarebbe stata una soluzione su Mps ha risposto: "Non riesco a rispondere, perché non lo so".

Intanto cresce la preoccupazione dei sindacati. "Indiscrezioni di stampa riferiscono che la tratta​tiva tra il Mef e Unicredit relativa al Monte dei Paschi di Siena sarebbe saltata. Vedremo se è saltata o meno, così come vedremo se ci saranno sei mesi di proroga, rispetto al 31 dicembre 2021, per l'uscita dello Stato dal capitale di Mps, proroga che qualcuno dovrà ufficialmente chiedere e che l'Unione europea e la Bce dovranno accordare", afferma in una nota è il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. "E vedremo pure se tutto questo bailamme è solo una prova di forza tra gli attori della partita e di questo negoziato. Comunque vada a finire - sottolinea - deve essere chiaro sin d'ora che non deve passare per la testa a nessuno neanche l'idea che il cerino possa restare in mano al sindacato. Non accetteremo tagli di personale se non attraverso prepensionamenti su base volontaria e deve essere chiaro che ci opporremo, con tutti i mezzi a nostra disposizione, a qualsiasi tentativo di macelleria sociale".

"Se non andrà in porto l'operazione tra Unicredit e Mef - osserva il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani - bisogna tornare al piano industriale che prevede la ricapitalizzazione della banca da parte dello Stato. In questi anni le lavoratrici e i lavoratori hanno tenuto in piedi Mps con i loro sacrifici, facendo fronte alla carenza di capitale e ai vincoli imposti dalla Commissione Europea. I buoni risultati registrati dall'ultima semestrale, che saranno probabilmente confermati dai conti del terzo trimestre, si devono al loro grande impegno".

"Attendiamo notizie certe, credo ancora ci sia la possibilità di trovare strade alternative e solide per dare un futuro solido alla banca più antica del mondo", dice il sindaco di Siena Luigi De Mossi. "Se le indiscrezioni fossero confermate sarebbe confermato anche quello che ebbi modo di dire fin dai primi giorni dello scorso agosto, cioè che l'operazione Unicredit avrebbe creato una macelleria sociale, oltretutto a spese dello Stato e quindi di tutti i cittadini contribuenti".

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