I segreti delle criptovalute Come si usano e tutti i rischi

Le criptovalute sono un mondo complesso e di difficile definizione. Comprendiamo le loro caratteristiche principali.

Negli ultimi anni il tema delle criptovalute è uscito dal solco dell'analisi degli specialisti in moneta, finanza e transazioni borsistiche per assumere crescente popolarità nel dibattito mediatico.

Soprattutto dopo la popolarizzazione della diffusione del bitcoin, la forma più nota e commerciata di oggetti di questo tipo, l'attenzione mediatica, il dibattito teorico e il ragionamento politici su queste nuove forme di rappresentazione digitale del valore hanno iniziato a concentrarsi su quali potranno essere, in prospettiva, le opportunità e i rischi di questi prodotti.

Ma cosa sono effettivamente le criptovalute? Cerchiamo di fare chiarezza.

Una (non) moneta virtuale e decentralizzata

Partiamo da una necessaria e doverosa premessa terminologica. Le criptovalute non sono, tecnicamente parlando, forme valutarie, cioè monete tout court. Semmai, si tratta di asset digitali divisi in unità predefinite il registro delle quali e della cui proprietà esiste sotto forma di database computerizzati protetti da crittografie avanzate per garantire privacy e sicurezza ai movimenti e alle nuove transazioni. Al fine, tra le altre cose, di creare regole stabili per il "conio" di nuove unità e garantire fluidità nelle transazioni.

La moneta moderna ha essenzialmente tre funzioni: unità di conto, mezzo di scambio e pagamento, riserva di valore. A cui si aggiunge la sua natura di valuta emittibile su iniziativa di un'autorità sovrana (lo Stato attraverso la banca centrale) e commerciabile dal sistema bancario sotto forma di moneta scritturale.

Le criptovalute non sono riserve di valore, ma al massimo rappresentazioni digitali del valore. Possono essere unità di conto solo nel quadro di macrosistemi in cui vengono accettati come tali. Posseggono, invece, le proprietà del mezzo di scambio e hanno forti margini per essere usate come strumenti di pagamento.

A conti fatti parliamo di prodotti che possono essere considerati dei veri e propri titoli borsistici, con gradi che possono andare dall'obbligazione al prodotto puramente speculativo. Secondo lo studioso ceco Jan Lansky una criptovaluta, per esser definita tale, deve rispondere a sei precisi requisiti: prerequisito fondamentale è essere emessa da un sistema decentralizzato; inoltre, il sistema deve mantenere una visione panoramica d'insieme sulla distribuzione delle unità della criptovaluta; terzo punto, esso deve inoltre prendersi cura di scegliere quando nuove unità possono essere create; quarta condizione è l'utilizzo di strumenti di crittografia per le transazioni; quinto punto, le transazioni di compravendita interne al sistema devono essere permesse; infine, il sistema deve essere resiliente: se, per esempio, nella programmazione del sistema di gestione delle transazioni, venissero inserite per errore due tipologie di istruzioni divergenti, il sistema stesso dovrà necessariamente implementare solo una di quelle in maniera univoca.

Lo strumento tecnologico più utilizzato come "validatore" delle transazioni è la blockchain. Come scrive il più importante portale italiano in materia, “la Blockchain è un grande database per la gestione di transazioni crittografate su una rete decentralizzata di tipo peer-to-peer decentralizzato che dà il nome a una nuova piattaforma tecnologica, che permette di ridefinire e reimpostare il modo in cui creiamo, otteniamo e scambiamo valore”, attraverso un processo che unisce sistemi distribuiti, crittografia avanzata e teoria dei giochi.

Essa si configura come “un registro pubblico per la gestione di dati correlati alle transazioni presenti nei blocchi e gestite tramite crittografia dai partecipanti alla rete che verificano, approvano e successivamente registrano tutti i blocchi con tutti i dati di ciascuna transazione su tutti i nodi”. Questo validatore impedisce a un qualsiasi membro della catena di modificare od eliminare ex post un suo anello, dando la possibilità al registro di auto-propagarsi e consolidarsi autonomamente. Le modifiche possono essere fatte solo con l'approvazione della maggioranza di tutti i partecipanti al "gioco". Parliamo di una tecnologia dalle ampie prospettive di utilizzo (Carrefour la utilizza per mappare la filiera dei suoi prodotti) ma che sulle criptovalute trova un ampio terreno di applicazione.

Una nicchia particolare di criptovalute sono le stablecoin, basate su un prezzo stabile perché vincolato a un mezzo di scambio stabile o a un bene sottostante.

La criptovaluta per eccellenza: il bitcoin

Di natura ben più proteiforme è la prima, più famosa e più discussa criptovaluta ad aver conosciuto diffusione di massa, il bitcoin. Molti standard tecnologici e operativi prima descritti sono stati introdotti dal prodotto finanziario lanciato nel 2009 da un anonimo inventore (o gruppo di inventori) noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, e che da allora ha conquistato popolarità tra gli investitori, subendo inoltre una grande serie di fiammate che ne hanno alimentato forti fluttuazioni nel valore.

I bitcoin sono soliti subire grandi dilatazioni nella loro capitalizzazione cui fanno seguito fasi di contrazione. Come ricorda "Inside Over", "la criptovaluta, proprio nell’anno del Covid ha quadruplicato il proprio valore ed è stata protagonista di un poderoso rally tra il capodanno del 2020 ed il 3 gennaio del 2021, quando è riuscita a superare quota 34mila dollari" per unità. Secondo CoinGeko il bitcoin rappresenta circa due terzi del valore di mercato delle criptovalute, che a livello mondiale si aggira attorno i mille miliardi di euro.

Come funziona il bitcoin? Sostanzialmente ogni persona che partecipa alla rete Bitcoin possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche, o "indirizzi bitcoin", fungono da punti d'invio o ricezione per tutti i pagamenti; la mancanza di un'autorità centrale delegata al controllo e alla supervisione dei bitcoin e la loro sostanziale immaterialità ne rendono estremamente difficile l'inseguimento ad opera dei regolatori finanziari e delle autorità securitarie.

Al contempo, attorno ai bitcoin si è formata una florida economia online, con siti internet, negozi digitali e altre piattaforme che accettano pagamenti denominati in un prodotto finanziario fortemente volatile, dato che la particolarità della rete bitcoin e una delle fonti delle sue fluttuazioni di prezzo è il numero di unità disponibili. Esse tendono con proiezione geometrica verso la quota di 21 milioni di unità, circa 18,5 milioni delle quali sono già state emesse. Inoltre, nello stesso modo in cui un euro è divisibile in 100 centesimi, un bitcoin è divisibile in 100mila frazioni chiamate satoshi.

Rischi e opportunità

La struttura stessa del bitcoin fa capire quali sono, già a primo impatto, i maggiori fattori che rendono rilevanti le criptovalute e le principali cause di rischio.

Sul primo versante, abbiamo sicuramente da sottolineare l'esistenza di una rete centrata sui suoi utenti e i consumatori che vi partecipano. Nel contesto delle stablecoin, questo può essere esteso alla presenza di spazi ben delimitati e ambienti chiusi in cui le criptovalute come unità di conto possono esprimere tutte le loro potenzialità.

La disintermediazione va di pari passo, grantendo riduzione dei costi di transazione nello spostamento di proprietà e nei pagamenti effettuati con le criptovalute.

Al contempo, è bene sottolineare come pericoloso fattore di rischio la totale mancanza di trasparenza di molte criptovalute, bitcoin in primis. Lo stesso fatto che il sistema dei bitcoin stia da tempo dilatandosi senza che nessuno dei suoi fondatori (o il suo unico fondatore) si sia mai palesato, lascia intendere che sia possibile ipotizzare la mano di un'organizzazione di spionaggio o addirittura di una mafia come deus ex machina che ha dato via al sistema.

Altro rischio legato alle criptovalute è la loro forte predisposizione ad essere utilizzate come unità di conto anche in ambiti come il dark web e il mondo della criminalità organizzata.

Per i sistemi finanziari tradizionali, la principale minaccia è data dall'alta volatilità delle quotazioni e dai possibili costi economici legati al risanamento di crisi che portassero a ricadute sistemiche sul mondo delle criptovalute.

Risulta ora più che mai necessario per il decisore pubblico valutare l'opzione di regolamentare questi nuovi fenomeni posti in essere dall'evoluzione concreta della situazione finanziaria internazionale, come molti Paesi europei, Italia inclusa, hanno fatto con il ben più gestibile crowdfunding, normato quando era già divenuto una realtà concreta. Il 25 ottobre 2019, durante la lectio magistralis tenuta alla sede romana dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria (Aiaf) sul tema “Innovazione tecnologica e mercati finanziari” il presidente della Consob Paolo Savona si è spinto a teorizzare la creazione di un ombrello pubblico sulle criptovalute, sottolineando che "solo un decisore esterno al mercato può garantire il potere fiduciario proprio per rendere effettivamente apprezzabile" una forma di denaro ancora diversa da una vera e propria moneta, "impedire episodi speculativi, garantirne" in ultima istanza la possibilità di ottenere "il potere di equivalente generale". Per essere veramente "valute", insomma, i bitcoin e i suoi fratelli dovrebbero accettare la fine della loro eccezionalità e, con essa, della nicchia unica di mercato da loro creata.

La riflessione sul controllo pubblico sulle criptovalute, compiuto anche in relazione al fatto che c'è un timore diffuso circa un'egemonia sul loro mercato da parte dei colossi del web già possessori di posizione oligopolistiche, sta portando i decisori a valutare forme di monete digitali di natura diversa dalle criptovalute. Ne sono un esempio le moonete digitali di banca centrale (Central Bank Digital Currencies, Cbdc) per ora divenute realtà, spiega Econopoly, "in pochissime giurisdizioni, di solito come progetto pilota (come in Cina)". Forme di valute che fanno della verticalità e del rinnegamento del controllo diffuso un vero e proprio punto di riferimento. Segnalando che nel mondo del "cripto" ci sono molti fattori che possono lasciar intendere la possibilità di una bolla pericolosa o di criticità sistemiche se il mercato sarà lasciato preda dei suoi istinti. Come la folle corsa del bitcoin verso livelli record inimmaginabili solo alcuni mesi fa, dietro la quale potrebbero dispiegarsi le più complesse trame speculative o criminali, ci lascia intuire.

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Commenti
Ritratto di Zagovian

Zagovian

Gio, 14/01/2021 - 10:58

....Tutta fuffa virtuale!!!

ondalunga

Gio, 14/01/2021 - 14:45

Tutti modi per muovere soldi in modo a dir poco illegale in quanto non tracciabile, poi insicuro dieri ma chi le sa usare le usa per far sparire soldi illeciti. Ci son già tanti modi legali per muovere i capitali, le criptovalute servono alle mafie, trafficanti vari e frodatori del fisco. Andrebbero messe fuori legge e perchè non lo fanno ? Facile servirà anche ai poteri forti che decidono tutto. Inoltre altamente inquinanti, solo per i Bitcoin nel 2018 serviva una quantità di energia pari a quella usata dalla Svizzera solo per mantenere in vita i complicatissimi algoritmi dei servers per validare le transazioni. Cosa dice l' UE che per il new green deal vuole investire 2000 miliardi in 10 anni ? Nuove tasse per fare cavolate ma fermare i Bitcoin che consumano un botto di energia quello no vero ?