Gli Usa fanno causa alla Fiat

Emissioni, rischio di multa fino a 4,6 miliardi. Il Lingotto: "Ci difenderemo"

Gli Usa fanno causa alla Fiat

Doccia gelata su Fca. Il Dipartimento di giustizia Usa ha ufficializzato, dopo le recenti indiscrezioni, il dieselgate in salsa italo-americana. Parte dunque la causa contro Fca, accusata di aver installato su 104mila auto diesel un software per truccare le emissioni. A essere interessati sono i modelli Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 in circolazione sulle strade americane tra il 2014 e il 2016. La controllata Usa del Lingotto rischia sanzioni fino a 4,6 miliardi di dollari, oltre alle spese di richiamo, rimessa a punto dei veicoli incriminati e per le possibili class action tanto in voga oltre l'Atlantico. La replica del gruppo: «Fca Us sta analizzando la causa, ma è contrariata dalla decisione di avviare questa azione legale. La società intende difendersi con forza, in particolare contro eventuali accuse che abbia deliberatamente tramato per installare impianti di manipolazione allo scopo di aggirare i test sulle emissioni negli Stati Uniti. Nonostante l'avvio della causa, la società continuerà a collaborare con Epa e Carb (le Authority per l'ambiente, ndr) per risolvere le preoccupazioni delle agenzie in modo rapido e amichevole».
Al diffondersi della notizia, a ridosso della chiusura di Piazza Affari, le azioni Fca hanno cominciato ad arretrare, contenendo le perdite a -0,73% (9,50 euro). Più pesanti i primi cali a Wall Street. E pensare che Goldman Sachs, poche ore prima, aveva confermato Fca nella convinction buy, con un prezzo obiettivo di 20,10 euro, facendo crescere il titolo fino a 9,81 euro.
Washington sostiene che i sistemi di controllo delle emissioni dei veicoli Fca hanno potuto funzionare «diversamente, e meno efficacemente, durante certe condizioni di guida normali rispetto ai test federali, risultando in un aumento delle emissioni di agenti inquinanti nocivi». Sarebbero «almeno otto - secondo gli inquirenti - le funzioni software che non sono state comunicate nella domanda di certificazione di conformità». L'ad di Fca, Sergio Marchionne, ha sempre negato ogni ipotesi di manipolazione della centralina dei motori, e rifiutato categoricamente ogni paragone con lo scandalo che ha travolto il Gruppo Volkswagen. Da parte loro, le agenzie per l'Ambiente, Epa (Usa) e Carb (California), «continuano le loro discussioni con Fca per rendere a norma di legge le auto in questione». La natura e la tempistica di qualsiasi risoluzione rimangono comunque «incerte». La scorsa settimana Fca Us aveva depositato, presso le stesse agenzie, la richiesta di certificazione delle emissioni diesel per i modelli 2017 di Jeep Grand Cherokee e Ram 1500, veicoli ora equipaggiati con software di calibrazione delle emissioni aggiornati.
La brutta piega che il caso ha preso negli Usa, non fa sicuramente bene ai problemi europei di Fca, dove la Commissione Ue ha appena chiesto al governo italiano, concedendo due mesi di tempo, ulteriori delucidazioni sulle verifiche fatte alle emissioni della Fiat 500X diesel. Il ministro Graziano Delrio, in proposito, ha più volte ribadito la correttezza di tutti i controlli e la buona fede di Fca.
E sempre in Europa, intanto, si registra un nuovo colpo di scena. E ad andarci di mezzo, questa volta, è Daimler-Mercedes. La Procura di Stoccarda, infatti, ha disposto la perquisizione di varie sedi del gruppo guidato da Dieter Zetsche: 11 gli impianti controllati - tra i Land di Berlino, Baden-Wuerttemberg, Bassa Sassonia e Sassonia - da 230 agenti. Daimler, in una nota, sottolinea che «la società sta pienamente collaborando con le autorità», e spiega anche come l'indagine si concentri su diversi dipendenti del gruppo, alcuni dei quali ancora da identificare, nei cui confronti si ipotizzano i reati di truffa e pubblicità ingannevole riguardo alle emissioni di modelli diesel della Stella.

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