Camilla Conti
Fabrizio Viola lascia il timone del Monte dei Paschi alla vigilia del maxi riassetto della banca senese.
«Il cda e l'amministratore delegato hanno convenuto sull'opportunità di un avvicendamento al vertice della banca. Fabrizio Viola ha dato la propria disponibilità a definire, insieme al presidente Massimo Tononi, un'ipotesi di accordo per la risoluzione del rapporto, subordinata all'approvazione degli organi competenti, nel pieno rispetto delle previsioni contrattuali e della normativa vigente, mantenendo le proprie funzioni fino alla nomina del suo successore e assicurando il proprio supporto per il tempo necessario». L'annuncio è stato dato con un breve comunicato, al termine del cda che si è riunito ieri a Siena e che secondo le previsioni avrebbe dovuto solo fare il punto sull'aggiornamento del nuovo piano industriale da varare entro fine settembre.
In realtà, come aveva anticipato il Giornale lo scorso 26 luglio (ricevendo subito la smentita del presidente Tononi), il caso Viola era già nell'agenda dei soci del Monte che però volevano evitare il toto-candidati e il lungo tira e molla fra azionisti cui si era assistito in casa Unicredit qualche mese fa. «Viola verrà sostituito senza strappi e quando ci sarà la certezza sul nome del suo sostituto», avevano spiegato fonti finanziarie. L'accelerazione sull'uscita significa dunque che il nome del successore è stato già trovato? La nota ufficiale si limita a sottolineare che il cda ha «avviato il processo per la successione dell'ad con l'obiettivo di arrivare in tempi molto brevi al suo insediamento». E in serata si parlava di una terna di nomi già definita dal board, ma tra questi non ci sarebbe quello di Corrado Passera, che nei mesi scorsi aveva presentato un piano di salvataggio alternativo a quello poi adottato. Formalmente la scelta del nuovo ad è stata affidata al cacciatore di teste Egon Zhender con l'obiettivo di trovare la quadra in pochi giorni dopo tutti i passaggi tecnici necessari.
È chiaro che il nome del nuovo timoniere che dovrà traghettare Mps - e di riflesso l'intero sistema bancario italiano - in acque sicure dovrà essere concordato con il governo e con il ministero del Tesoro che oggi si ritrova in portafoglio il 4% di Rocca Salimbeni ed è dunque chiamato a decidere se aderire o meno all'imminente aumento di capitale da 5 miliardi. Senza dimenticare che la politica, e il Pd in particolare, è sempre stata assai sensibile al destino dell'istituto senese e la tentazione di «mettere il cappello» sopra al Monte è ancora forte. Da via XX Settembre ieri hanno subito rassicurato che «la situazione è sotto controllo» confermando i tempi veloci per il cambio al vertice. Ma il vero pallino - fanno notare altre fonti solitamente bene informate - è nelle mani della Bce, ovvero di Mario Draghi, che da Francoforte sta monitorando con estrema attenzione gli sviluppi in casa Mps.
E che non avrebbe mai consentito l'uscita di Viola senza avere sul tavolo un'alternativa condivisa con Tononi, con alcuni soci del Monte e - aggiunge la fonte - anche con il patron delle fondazioni nonché regista dietro le quinte del fondo Atlante, Giuseppe Guzzetti.