Non capisco come il caso Conte (non l'avvocatino cinquestelle di Volturara Appula che si crede uno statista ma l'avvenente scrittrice e attrice che di nome fa Claudia) possa turbare gli animi degli italiani al punto da diventare argomento di discussione dei salotti televisivi e della scena politica nazionale.
La signorina ha dichiarato di avere una relazione con il ministro degli interni Matteo Piantedosi (pare sia stata lei stessa a suggerire la domanda e a rispondere con una certa solerzia). E la dichiarazione è deflagrata nelle redazioni e sui social offuscando per un attimo gli effetti della guerra in Iran, gli ultimatum rocamboleschi di Trump, e persino la delusione dell'Italia trafitta ai mondiali.
Mi dicono che nei palazzi e nelle segreterie di partito ci sia stata una sorta di impazzimento generale, con scommettitori che tentavano di decifrare l'arcana confessione in chiave governativa. Pruderie, bisbigli passati di bocca in bocca e finiti a dividere in due rami i gossipari di palazzo: da una parte i sostenitori della tesi secondo cui miss Ciociaria sarebbe sobillata da una sinistra intenzionata a sgomberare il campo dalla Meloni (non abbattono la premier politicamente e dunque ci provano con gli scandaletti di corte). Dall'altra i fautori del complotto interno, del tradimento fraterno di chi aspira al Viminale o banalmente crede che sia meglio andare ad elezioni anticipate per non finire sulla graticola consumati da un lento logorio ai fianchi.
Non credo in nessuna delle due tesi. La gentile pubblicista, che non conosco, pare goda di un certo credito e di un curriculum rispettabile.
Per gli incarichi che le contestano ha avuto zero incassi. Dunque dove sta il problema. Se sia in cerca di vanagloria o amante delusa non sono in grado di dirlo. Se sia stata ben consigliata o meno, nemmeno: per esperienza so che spiattellare una relazione sulla pubblica piazza è il modo più rapido e violento per distruggere una famiglia, e non riavvicina l’innamorato semmai lo fa fuggire a gambe levate.
Ma non è questo il punto e posso assicurarvelo: non sarà una chioma fluente e in carriera a mettere nei guai il governo.
E non sarà una questione di letto - sempre che di suddetta materia si tratti - a mettere in dubbio il valore di un ministro che ha dimostrato di essere capace e autorevole, riducendo significativamente gli sbarchi e firmando uno dei provvedimenti sulla sicurezza più corposi degli ultimi anni. Siamo sempre alle solite. Una politichetta senza fama e senza gloria cerca di dare la spallata al governo con un tema di bassa lega. Dovrebbero imporre il divieto per legge di entrare nelle faccende di letto. Una sorta di regola aurea – in politica e nei giornali - da infilare nei contratti di lavoro: se sbirci sotto le lenzuola sei fuori, e pure fesso. Chi se ne frega delle donne con cui giaci alla sera. Fosse quello il criterio per valutare le persone, finiremmo tutti in galera.
Il punto però è anche un altro. La convinzione, piuttosto diffusa e ampiamente sviscerata dai giornali della sinistra benpensante, che le faccende di letto di destra (cito la recente lettera a Merlo su Repubblica) siano “perturbanti e goderecce, avvolte da un’antica aurea di maschilismo e patriarcato allupato”. E che quindi per deduzione logica quelle di sinistra siano schermaglie amorose, nobili tenzoni, addirittura poetiche deflagrazioni di un sentimento che, non potendosi contenere nell’alveo di due cuori eletti, tracima dalle regole e diventa “tradimento” suo malgrado, ma pur sempre nobile ed edificante. Mi ricorda tanto la povera moglie di Togliatti ridotta a terzo incomodo dell’amore clandestino tra lui e Nilde Iotti, sbocciato tra i banchi della costituente e sublimato dal più alto compito della storia italiana.
La tesi poi che questo affannarsi di presunte corna sia un attentato ai valori tradizionali della famiglia di cui la destra si empie la bocca “predicando bene e razzolando male”, come dice l’antico detto, attecchisce solo tra i cretini. I valori di una persona non si misurano dalle seduzioni del cuore e dalle sue schermaglie amorose.
Segnalo infine l’ipocrisia.
La sinistra non chiede delucidazioni a Piantedosi sulla sua vita privata ma che riferisca – anzi chiarisca - sulla carriera della presunta seduttrice. Che è come l’assoluzione del prete. Ego te absolvo, ma prima raccontami tutti i tuoi peccati.
Tenga duro Piantedosi, e torni alle sue incombenze ministeriali.
La sinistra rimesterà ancoro un pochino nel fango poi andrà a caccia di un nuovo scandaletto, e il governo potrà proseguire il suo mandato.Una guerra alle porte non si combatte sotto il tiro al bersaglio delle comari rosse, e tantomeno dando retta alle portinerie dei giornali.