Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è presentata alla Camera questa mattina per tenere in Aula la sua “informativa sull'azione del governo”, che non poteva che prendere il via con il risultato del referendum sulla Giustizia. “L'Italia ha visto una grande partecipazione democratica con un esito chiaro, e noi rispettiamo sempre il giudizio degli italiani: rimane il rammarico per aver perso una occasione a nostro avviso storica, perché la riforma della giustizia rimane una necessità, e non sono solo io a dirlo”, ha spiegato la premier, auspicando che “il cantiere di quella riforma non venga abbandonato perché i problemi sotto il tappeto rimangono”.
Il punto sul Governo
Meloni ha sottolineato la “grande polarizzazione” generata da questa consultazione popolare, che ha visto "un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro”. Il risultato non è stato promosso dal Governo e su questo le opposizioni hanno cercato di far leva per chiedere perfino le dimissioni che, come spiegato da Meloni fin dall’inizio, in caso di sconfitta non ci sarebbero state. “Si continua a parlare di rimpasti, fase due, alchimie di palazzo, un mondo distante anni luce da noi. Non c'è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato”, ha ribadito il premier, scandendo bene in Aula ai colleghi onorevoli che “non c'è alcuna intenzione di fare un rimpasto”, perché “con tutti i limiti che abbiamo, questo rimane il governo che – nonostante si sia trovato a gestire la peggiore congiuntura degli ultimi decenni – ha restituito all’Italia stabilità politica, credibilità internazionale, serietà nella gestione delle risorse, e fondamentali economici decisamente migliori di quelli che aveva negli anni passati”. Non è all’orizzonte “nessuna dimissione e non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma di governo, governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare”
Il presidente del Consiglio, parlando a nome del suo governo, ha proseguito spiegando che sulla riforma della Giustizia la “nostra coscienza è a posto”, “come su moltissime altre cose” su cui ci eravamo impegnati in campagna elettorale, perché “l'abbiamo fatta”. E questo, ha proseguito rivolgendosi ai banchi delle opposizioni, significa “onorare il significato profondo della parola responsabilità”, quindi “rispondere agli altri, non a sè stessi, né alla propria convenienza. Molti domandavano 'siete sicuri che vi convenga'? Questa nazione rischia di abituarsi a una politica che preferisce sopravvivere invece che incidere e cambiare le cose. Noi siamo fieri di rappresentare un'anomalia”. Questo è un Paese, secondo Meloni, che “rischia di abituarsi a una politica che non ama rischiare, che preferisce sopravvivere piuttosto che incidere, compiacere piuttosto che assumersi la responsabilità di cambiare davvero le cose. In questo è possibile che noi rappresentiamo un'anomalia, ma siamo fieri di rappresentare quell'anomalia”. Le opposizioni “sappiano che il governo c'è, nel pieno delle sue funzioni determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all'ultimo giorno del suo mandato, non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di Palazzo”. E ancora: “Governeremo come fanno le persone serie in pace con la propria coscienza”. L’attuale governo può contare su “una maggioranza solida e coesa della quale vado fiera e che voglio ringraziare. Così come voglio ringraziare tutti i membri del Governo che hanno lavorato, e lavorano, senza sosta per costruire risultati concreti, a partire dai miei due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, che sono orgogliosa di avere al mio fianco”.
Nei giorni, ha spiegato Meloni, “ho chiesto un passo indietro ad alcuni membri del governo che pure, nell’esercizio delle loro deleghe, avevano lavorato bene. Non sono state scelte semplici né indolori, a maggior ragione per noi che rimaniamo saldamente garantisti, ma abbiamo voluto ancora una volta anteporre l’interesse della Nazione a quello di partito”. Questo perché, ha aggiunto, “non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose, che nulla hanno a che fare con l’azione di Governo, e che finiscono per oscurarla. Che spostano il dibattito dalle soluzioni necessarie per i cittadini, alle polemiche utili per i partiti”.
I prossimi impegni sui quali si concentrerà l’azione di governo sono quelli già presenti nel programma, compresa l’immigrazione: “Spetta alla politica scrivere norme chiare ed efficaci, spetta alle forze dell’ordine - a cui va il nostro plauso e il nostro ringraziamento - verificarne le eventuali violazioni, e spetta in ultimo alla magistratura assicurarne l’effettiva applicazione”. Sull’immigrazione, ha aggiunto, “avevamo promesso un cambio di passo. E certamente il cambio di passo c’è stato, anche se non ci basta. Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo”. Ma non basta ed è per questo motivo che “nell’ultimo disegno di legge sulla Sicurezza, abbiamo previsto la possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste. Un’altra proposta che portiamo avanti da tempo, che era nei nostri programmi e che abbiamo costruito con pazienza”. E ora che la campagna referendaria è finita “voglio rinnovare il mio appello affinché tutti i poteri dello Stato facciano la loro parte per garantire il rispetto di queste norme”. Sul fisco, invece, dopo aver elencato i provvedimenti già adottati, ha spiegato che “siamo in dirittura d'arrivo per definire il codice tributario, strumento che riordinerà definitivamente una materia per troppo tempo trascurata”.
Sulla Sanità si è appellata alle Regioni, chiedendo di “fare squadra”. Questo governo “ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre - 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all'insediamento -, e ha avuto il coraggio, per primo, di contribuire a cercare soluzioni sul tema delle liste d'attesa, invece di limitarsi a dire che la competenza era delle regioni, come avevano fatto gli altri”. Certo, ha ammesso, “per molti italiani i tempi restano troppo lunghi, l'accesso troppo difficile, le differenze territoriali ancora troppo marcate. E questo non è accettabile, perché la sanità è uno dei pilastri della nostra Nazione. Così il nostro impegno deve essere più forte, più concreto, più visibile nella vita quotidiana delle persone”. Non ha arretrato nemmeno sul tema delle Mafie: “Mi permetto di chiedere alla commissione parlamentare Antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti, compreso FdI. Mentre alcuni usano il tema per propaganda, a me interessa costruire gli anticorpi su un tema che ci riguarda tutti. E non accetto che i miei sacrifici possano essere usati per interessi di quelli che combatto dal 19 luglio del 1992 (strage di via D’Amelio, ndr) senza se e senza ma e non accetto lezioni su questo tema”. Il governo intende “andare avanti anche sulla proposta di legge a prima firma della Presidente della commissione antimafia Colosimo per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi, tanto per rispondere ancora una volta con il sorriso e con i fatti all'ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un'opposizione disperata, che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo undici anni”.
E sul tema della Sicurezza ha ricordato in Aula che “il governo, dal giorno dell'insediamento, ha assunto oltre 42 mila operatori nelle Forze di polizia, riuscendo a garantire il turn over al 100 per cento: ed entro la fine della legislatura sono in programma altre 27 mila assunzioni”. Questo esecutivo, ha proseguito, ha “rinnovato i contratti scaduti da anni, potenziato mezzi e tecnologie, aggravato le pene per chi minaccia e aggredisce i nostri uomini e donne in divisa, e previsto una specifica tutela legale per chi dovesse essere indagato o imputato per fatti inerenti al servizio”. E proprio mentre parlava di sicurezza le opposizioni hanno iniziato a rumoreggiare: Elly Schlein in quel momento, con un gesto della mano, ha invitato alla calma i deputati dem. La premier ha interrotto il suo discorso e si è rivolta ai banchi del centrosinistra: “Vi vedo nervosi".
Guerra in Medioriente
Effettuato il necessario passaggio sullo stato del governo, la premier ha affrontato il tema del conflitto mediorientale. L’escalation nella regione ha effetti sulla politica e sull’economia italiana, inevitabilmente, ma la postura del Paese nei confronti degli attori principali non è mai cambiata dall’inizio di questo conflitto. “Nella notte tra martedì e mercoledì è stato concordato un temporaneo cessate il fuoco tra l’Iran, gli Stati Uniti e i rispettivi alleati nel conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio. Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”, ha spiegato Meloni, sottolineando che l’Italia “esprime il proprio plauso al Presidente del Pakistan Sharif, che si è fatto carico di questo difficile negoziato, con il sostegno di altri attori regionali”.
Arrivati a questo punto, “ci auguriamo che i colloqui di pace che prenderanno il via tra poche ore a Islamabad possano rafforzare i punti generali dell’accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l’Italia, insieme ai suoi partner europei, ha sostenuto fin dal primo giorno. Allo stesso modo, condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco”. Quella in Iran, ha aggiunto il premier in un secondo passaggio, è un’operazione militare “che l'Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato. Un dato emerso in tutta la sua concretezza con la vicenda di Sigonella, nella quale l'Italia si è, ovviamente, attenuta scrupolosamente alla lettera dei trattati e degli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Stati Uniti”. E questa circostanza “fa giustizia della solita propaganda a buon mercato ascoltata anche in queste settimane”.
Meloni ha anche colto l’occasione dell’intervento in Aula ribadire alle opposizioni che la postura italiana nel conflitto non è ideologica: “A proposito di parlare con chiarezza ai partner, è anche quello che abbiamo fatto con Israele per quanto riguarda il Libano”. Come governo, ha proseguito, “abbiamo sostenuto il governo libanese, la sua sovranità territoriale, il suo impegno per disarmare le milizie terroriste di Hezbollah e per questo abbiamo a più riprese chiesto a Israele di fermare l’escalation militare, garantire la sicurezza del personale della missione Unifil a cui l’Italia fornisce da decenni il proprio insostituibile contributo, consentire il rientro di un numero ormai esorbitante di sfollati, anche per evitare il rischio di flussi migratori in ripresa verso l’Europa”. E con la stessa franchezza, ha ricordato il premier, “abbiamo difeso il diritto delle comunità cristiane in Terra Santa di poter celebrare i riti pasquali con il pieno accesso al Santo Sepolcro, luogo sacro della nostra civiltà e pilastro della nostra identità” e “ci siamo espressi di fronte ai fatti inaccettabili accaduti ieri ai danni del nostro personale Unifil, a cui rinnoviamo la solidarietà nostra e dell’intera nazione”. La posizione dell’Italia in questo conflitto, ha spiegato Meloni alle opposizioni, “è stata esattamente la stessa dei principali Paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l'Europa si intenda davvero l'Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l'Europa. Perché temo che le due cose non stiano insieme. Attendo fiduciosa una risposta”.
Crisi energetica
Alle opposizioni che le avevano chiesto di riferire in parlamento sulla sua missione in Medioriente in in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, “prima fra i leader dell'Ue e del G7” per esprimere “loro la solidarietà e vicinanza dell'Italia” nel pieno della crisi bellica ed energetica, Meloni ha spiegato di averlo fatto anche per “assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un'area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale”. E con questo spirito la premier si è recata anche in Algeria “per concordare l'aumento delle forniture di gas naturale verso l'Italia. E così farò recandomi presto anche in Azerbaijan, ma anche sostenendo lo sviluppo di risorse energetiche assieme ai partner del continente africano”.
Dall’altra parte Meloni ha rivendicato l’intervento del governo sui costi del carburante, “con un primo provvedimento che ha tagliato di 25 centesimi al litro il prezzo di diesel e benzina e ha introdotto un meccanismo anti-speculazione che sta funzionando”. Un provvedimento, ha spiegato, “inizialmente, per 20 giorni, in attesa degli sviluppi della crisi, e con il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso lo abbiamo rifinanziato e prorogato fino al 1° maggio. Una scelta che rivendico, anche alla luce delle novità di queste ore, e che moduleremo man mano che i negoziati di pace andranno avanti e ci daranno una prospettiva temporale chiara degli interventi richiesti”. E se la crisi nella regione “vedrà una nuova recrudescenza”, ha proseguito Meloni, “dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per la pandemia. In quel caso, riteniamo che non debba essere un tabù discutere della sospensione temporanea del patto di stabilità e crescita: non una deroga per un singolo Stato ma un provvedimento generalizzato”.
Nonostante l’importanza della missione, ha proseguito Meloni, “l'opposizione è riuscita a polemizzare” definendola “passerella”, o addirittura “una 'fuga' da presunti problemi del governo e della maggioranza. Non voglio abbassarmi a questo livello di polemica, soprattutto se a farla sono parlamentari che scrivono post indignati sui social mentre si trovano in vacanza in località esotiche”. Questo è, ha aggiunto, un “preciso dovere del Presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare alle imprese e ai cittadini energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti”. Una lezione per le opposizioni alla costante ricerca del pretesto per attaccare l’azione di governo: “Ho tanti difetti meno uno: non scappo da missioni sconsigliabili, non scappo davanti ai problemi, alle responsabilità, sono abituata a mettere la faccia su quelle responsabilità”.
Rapporti Ue-Usa
Mai come in questo momento storico il rapporto tra alleati occidentali è in bilico. I problemi all’interno della Nato, emersi anche nelle ultime dichiarazioni di Donald Trump, e le diverse posture dei singoli Paesi in merito al conflitto in Medioriente stanno portando a fare riflessioni sulla solidità di quel rapporto. Una solidità che, però, Giorgia Meloni non vuole mettere in discussione: “Gli Stati Uniti sono l'altra faccia della medaglia. Perché ciò che definiamo Occidente si poggia su due gambe: la gamba europea e la gamba nordamericana. Se le due gambe non si muovono nella stessa direzione, l’Occidente è destinato alla paralisi. E, in ultima analisi, all’irrilevanza”. La premier ha sostenuto di continuare a credere “nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente, argomento che sostengo con forza fin da quando alla Casa Bianca sedeva ben altra amministrazione. Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara all’onorevole Schlein, che noi siamo ‘testardamente unitari’. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo”.
Come governo, come Italia, “siamo ‘testardamente occidentali’, perché solo se l’Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo. E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli”. Ma come è normale che sia “tra alleati, bisogna dire con chiarezza anche quando non si è d'accordo. Come abbiamo fatto in passato con i dazi, come abbiamo fatto per difendere l'onore dei nostri soldati in Afghanistan e come abbiamo fatto sulla Groenlandia, partecipando a ogni documento europeo di difesa dell'integrità del suo territorio e della sovranità del suo popolo, e sull'Ucraina di fronte alle proposte di negoziato che non consideravamo sostenibili”.
È innegabile che “stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà dei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti, ma è altrettanto innegabile che l’attuale amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane quanto democratiche”, ossia “distogliere progressivamente lo sguardo dall’Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l’Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario”.