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Giù la maschera

Bolognigrad

Noi che adoriamo le biciclette, purché stiano fuori dalle città, questa Sinistra che avanza retrocedendo non la capiamo

Lepore nei guai per la piazza abusiva. L'agente ferito: non mi ha chiamato

Ieri appena arrivati a Milano in redazione - tardi, bloccati come eravamo sul ponte della Ghisolfa, intasato causa lavori perla nuova ciclabile - abbiamo letto delle polemiche che hanno investito Bologna dove, dopo la bocciatura del TAR dei 30 km/h, l’amministrazione Pd, sempre in direzione ostinata e contraria, ha rilanciato con un “progetto pilota” che introduce in due quartieri un ulteriore limite. I 20 all’ora (un vigile amico ci ha spifferato al telefono che però potrebbero diventare 10...).

"Per una maggiore sicurezza e accessibilità", spiega il sindaco Lepore. In realtà per continuare a rendere la vita impossibile ai cittadini. Il problema non sono più i nemici del popolo: è il popolo il nemico.

E poi – ma è solo un retropensiero – più abbassi i limiti, più salgono le multe. Bologna mica la chiamano la grassa per niente. È l’inveramento green del paradosso di Achille e la tartaruga: il movimento è solo un’illusione. La realtà invece è: più inquinamento, traffico, code, spreco di carburante. Dicono che gli incidenti siano diminuiti. Vero. Nelle aree pedonali sono addirittura azzerati...

Benvenuti a Bolognigrad. Noi che adoriamo le biciclette, purché stiano fuori dalle città, questa Sinistra che avanza retrocedendo non la capiamo. Vuole un mondo senza confini e senza barriere, poi però mette varchi, limiti di velocità e ZTL a pagamento per andare al lavoro e tornare a casa.

Tutto bene. Però una sinistra nostalgica, conservatrice, sanzionatoria e legalitaria c’è già, da tempo.

Si chiama destra.

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