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Eni Next, acceleratore di futuro dai minerali critici alla fusione

Il venture capital del Cane a sei zampe illustra le strategie. Focus sugli investimenti nelle nuove tecnologie per l'energia

Eni Next, acceleratore di futuro dai minerali critici alla fusione

Milano ha ospitato ieri l'"Eni Next Day 2026", la giornata organizzata da Eni Next presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia per riunire startup, investitori, accademia e management aziendale attorno a una riflessione comune sul futuro dell'innovazione energetica. L'evento ha rappresentato un'occasione per fare il punto sulle tecnologie che potrebbero trasformare il settore nei prossimi anni, dalle soluzioni più vicine alla maturità industriale fino a quelle che vengono considerate vere e proprie moonshot technologies, capaci cioè di ridefinire gli attuali paradigmi energetici.

La giornata, aperta dagli interventi di Clara Andreoletti, President & Ceo di Eni Next, e del top management di Eni, si è sviluppata lungo tre direttrici principali. La prima è stata dedicata alle tecnologie di frontiera, con particolare attenzione all'energia da fusione sviluppata da Commonwealth Fusion Systems (Cfs) e alla robotica umanoide di Generative Bionics, una delle più recenti società entrate nel portafoglio di Eni Next. Il secondo momento ha approfondito il tema dei minerali critici, sempre più centrali nelle strategie energetiche e industriali globali, mentre la sessione conclusiva ha analizzato i nuovi equilibri della finanza internazionale e le tendenze che stanno ridefinendo i flussi di capitale a sostegno dell'innovazione e della transizione energetica. Nel corso dell'evento, le startup partecipate hanno inoltre avuto l'opportunità di presentare le proprie attività e confrontarsi direttamente con investitori e stakeholder.

L'iniziativa ha offerto anche l'occasione per osservare più da vicino il ruolo di Eni Next all'interno della strategia di innovazione del gruppo. Fondata nel 2018 e con sede a Boston, la società rappresenta il veicolo di corporate venture capital attraverso cui Eni individua, valuta e sostiene startup impegnate nello sviluppo di tecnologie innovative in grado di ridurre l'impronta carbonica dei processi energetici, aumentare l'efficienza operativa e accelerare l'introduzione di nuove soluzioni digitali.

Alla base dell'attività di Eni Next vi è un approccio di open innovation che integra le competenze industriali del gruppo con la capacità innovativa delle startup. La scelta di Boston consente alla società di operare all'interno di uno dei principali ecosistemi mondiali della ricerca e del trasferimento tecnologico, anche grazie alla collaborazione di lungo corso tra Eni e il Massachusetts Institute of Technology.

La società opera nel segmento delle cosiddette tough tech, tecnologie ad alta complessità scientifica e intensità di capitale. Oltre alle risorse finanziarie, la società mette a disposizione delle startup competenze industriali e tecnologiche per accompagnarne la crescita e l'accesso al mercato.

Dal 2018 a oggi Eni Next ha investito oltre 650 milioni di dollari e ha costruito un portafoglio composto da 23 startup, con un multiplo sul capitale investito pari a circa tre volte. Quattro delle società partecipate hanno già raggiunto lo status di unicorno, con valutazioni superiori al miliardo di dollari: Cfs, Form Energy, Pasqal ed EnergyX. Geograficamente il portafoglio mantiene una forte presenza negli Stati Uniti, che rappresentano circa la metà degli investimenti, ma vede anche una crescente attenzione verso l'Italia, che oggi raccoglie circa il 20% delle iniziative sostenute.

Gli investimenti si concentrano su tre aree: tecnologie abilitanti come materiali avanzati, robotica e quantum computing; soluzioni per la decarbonizzazione, dalla cattura della CO2 alla fusione; energie rinnovabili, mobilità sostenibile e prodotti a basse emissioni. Il portafoglio comprende società attive nello stoccaggio energetico, nelle tecnologie per la cattura della CO2, nel fotovoltaico avanzato, nei carburanti sostenibili, nella robotica industriale e nel calcolo quantistico.

Tra i temi che hanno caratterizzato l'Eni Next Day, quello dell'energia da fusione occupa una posizione centrale. Per Eni si tratta di una delle possibili tecnologie in grado di contribuire in maniera significativa al percorso di decarbonizzazione, grazie alla prospettiva di produrre grandi quantità di energia attraverso un processo sicuro, continuo, privo di emissioni e potenzialmente virtualmente illimitato. In questo ambito assume particolare rilevanza l'investimento in Cfs, spin-off del Mit specializzato nello sviluppo della fusione a confinamento magnetico. Eni è entrata nel capitale della società nel 2018 attraverso Eni Next e ha continuato a sostenerne la crescita partecipando ai successivi round di finanziamento. La collaborazione si è ulteriormente rafforzata nel 2023 con la firma di un accordo di cooperazione finalizzato ad accelerare lo sviluppo industriale della tecnologia.

Nel 2021 Cfs ha raggiunto un traguardo chiave con il test di un magnete superconduttore con tecnologie ad alta temperatura destinato al confinamento del plasma. Oggi è impegnata nella costruzione di Sparc, impianto dimostrativo che punta a validare che il bilancio positivo di energia può essere raggiunto in un impianto a confinamento magnetico, aprendo così la strada ai futuri utilizzi commerciali. A testimonianza della fiducia riposta nello sviluppo della tecnologia, nel settembre 2025 Eni e Cfs hanno annunciato un accordo che prevede l'acquisto di elettricità prodotta dal futuro impianto Arc, il cui collegamento alla rete è previsto all'inizio del prossimo decennio.

L'altro grande tema emerso durante l'evento riguarda i materiali e i minerali critici, sempre più determinanti per la sicurezza energetica, l'elettrificazione e lo sviluppo delle tecnologie della transizione. Anche in questo caso Eni Next ha costruito negli anni un portafoglio di investimenti mirati lungo diverse fasi della catena del valore. Tra le partecipazioni più significative figurano EnergyX, impegnata nello sviluppo di tecnologie innovative per l'estrazione diretta e la raffinazione del litio, e Phoenix Tailings, società specializzata nella raffinazione delle terre rare, materiali indispensabili per numerose applicazioni industriali avanzate.

L'interesse di Eni per questo settore va però oltre l'attività del proprio veicolo di venture capital. Nel 2026 il gruppo ha infatti investito in Nouveau Monde Graphite, società canadese quotata a Toronto e New York attiva nella produzione di grafite naturale e materiali avanzati per batterie. L'operazione si inserisce nella strategia di diversificazione delle filiere di approvvigionamento e ha segnato l'ingresso diretto di Eni nella catena del valore dei minerali critici.

Una scelta che conferma come

l'attenzione verso questi materiali non rappresenti soltanto una scommessa tecnologica, ma una componente sempre più rilevante delle strategie industriali ed energetiche destinate a sostenere la transizione dei prossimi decenni.

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