Eredità al maggiordomo: 50 milioni

Un mese dopo la morte dell’imprenditore Mario Conte il domestico annuncia: "Ho trovato il testamento, lascia tutto a me". E inizia a spendere cifre folli. Ma si fanno vivi due lontani cugini del defunto. E ora la Procura sequestra tutto il tesoro

Eredità al maggiordomo: 50 milioni

Padova - «Nomino mio unico erede universale mio “figlio” Luciano Cadore». Padova, 9 settembre 1999. Firmato: Mario Conte. La storia comincia da questo foglietto bianco, scritto con grafia incerta, trovato tra le cose del de cuius, come usano dire gli azzeccagarbugli quando si tratta di testamenti. Sì, perché Mario Conte, pilota d’aereo durante la seconda guerra mondiale, diventato poi imprenditore di successo (settore pelli pregiate), vedovo dal ’96, senza figli, è morto il 12 ottobre dell’anno scorso. Aveva 91 anni e di lui è rimasto un patrimonio il cui valore, tra titoli, immobili e liquidità, sfiora i 50 milioni di euro.
A chi finirà tutto questo bendidio? È il giallo di cui si parla nei bar della città del Santo, tra uno spritz e l’altro. Ha ragione l’ex maggiordomo di Conte, Luciano Cadore, 62 anni, che pochi mesi dopo la morte del padrone ha trovato il foglietto (testamento olografo, per i soliti azzeccagarbugli) che lo indica come erede universale di quella fortuna? O hanno ragione i cugini di chissà quale grado del pellicciaio, che dopo aver appreso dell’esistenza di un unico beneficiario, hanno presentato ricorso alla magistratura, inducendo la procura padovana a intervenire e a bloccare l’asse ereditario?
Storia complicata, la cui soluzione dovrà essere fornita dai periti esperti di calligrafia. Perché, delle due l’una: o il testamento olografo è autentico, e allora il fido factotum di Conte potrà disporre del patrimonio a suo piacimento; o è falso, e allora Cadore dovrà rispondere del reato di falsità materiale commessa da privato (è il reato ipotizzato dal pm di Padova Sergio Dini) e restituire i soldi che, prima che intervenisse l’ordinanza di sequestro disposta dal giudice Nicoletta Lolli, aveva già iniziato a spendere.
«Ho conosciuto Conte a 16 anni e sono rimasto con lui per 46 anni - ha dichiarato Cadore al Mattino di Padova -. Con me, me lo diceva, aveva un rapporto sincero: lui che pensava di avere sempre ragione e di valere più di tutti perché aveva fatto tanti schei, da me accettava anche critiche». Per questo quando Cadore trova il bigliettino, non resta tanto sorpreso. Non perde tempo e porta il preziosissimo documento dal notaio Giancarlo Muraro di Asiago, la località in cui Conte era solito passare qualche settimana di vacanza durante il periodo estivo. Timbro e firma, l’eredità è accettata. E Cadore da maggiordomo e factotum si è ritrovato padrone. Non ci ha messo molto a staccare i primi assegni.
«Ho aiutato molte persone - ha rivelato Cadore -. Il nonno (così chiama Conte, ndr) aveva nove persone sotto di lui, e tutte in nero: 4 domestiche, 2 giardinieri, fisioterapisti. Io ho fatto in modo che, dopo la sua morte, tutti avessero il trattamento di fine rapporto. Che altrimenti non avrebbero avuto. 20 mila a uno, 26 mila a un altro».
E poi, già che c’era, ha finanziato con un milione di euro la Libera Fondazione di Giustina Destro, che ha già organizzato la mostra «L’Aquila bella mai non po’ perire», sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, nella caserma della Guardia di Finanza “Vincenzo Giudice” di Coppito. «Giustina Destro era stimata da Conte - racconta Cadore - l’aveva anche aiutata in campagna elettorale. E avrebbe sicuramente approvato questo contributo». Chi invece non l’ha approvato affatto sono i lontani parenti che hanno presentato gli esposti e che hanno chiesto, e ottenuto, il blocco del patrimonio nell’attesa di verificare se davvero il maggiordomo è l’erede universale o se invece è un truffatore. «Ho cominciato a 16 anni a fare lavoretti per lui - conclude amaro Cadore - poi mi ha preso a lavorare nella sua pellicceria. Infine, nel ’99, sono andato in pensione e lui mi ha chiesto di diventare suo segretario. Per lui ero come un figlio. Il testamento, poi, è datato 9 settembre, giorno del mio compleanno».
Mica male, come regalo di compleanno per un maggiordomo. Sempre che quella firma venga giudicata autentica. Per ora, infatti, la magistratura ha rimesso il fiocco su quel pacco regalo da 50 milioni. La Guardia di Finanza ha già perquisito casa Cadore e ha portato via pile di documenti proprio per comparare le firme. Per quell’eredità adesso c’è la fila.

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