Esquilino: guerra alla malavita cinese

Riciclavano denaro sporco mediante una rete di agenzie di «money transfer». Ieri all’alba mille uomini delle fiamme gialle hanno eseguito arresti, perquisizioni e sequestri di beni e immobili, auto di lusso, quote societarie e denaro contante in otto regioni d’Italia, compreso il Lazio dove sono state fatte due perquisizioni e una persona è finita in manette, nei confronti di un’associazione a delinquere composta da cittadini cinesi e italiani.
Ai membri della banda, che a Roma operavano all’Esquilino, è stata contestata l’associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio di proventi illeciti derivanti dai seguenti reati: contraffazione, frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci o in violazione delle norme a tutela del «Made in Italy»; evasione fiscale; favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza nel territorio dello Stato di cittadini cinesi clandestini per il successivo sfruttamento nell’impiego al lavoro; sfruttamento della prostituzione; ricettazione.
«Ringrazio la finanza per questa eccezionale operazione che ha permesso di far emergere robuste linee di collegamento della mafia cinese all’interno del territorio nazionale - sottolinea il sindaco Gianni Alemanno -. Raccogliendo le denunce dell’onorevole Marsilio, avevamo più volte sottolineato la presenza di misteriosi traffici all’ingrosso all’interno della nostra città, in particolare all’Esquilino, gestiti da immigrati di origine cinese. Questa operazione conferma questi sospetti e ci spinge a combattere ulteriormente contro traffici illegali, che spesso nascondono molto di più del semplice abusivismo». «Tutto questo - aggiunge il primo cittadino - non deve essere frenato da una malintesa disponibilità all’integrazione e alla tolleranza delle comunità immigrate. L’illegalità va combattuta con la massima determinazione e senza fare sconti a nessuno proprio per consentire agli immigrati onesti di non essere confusi con coloro che vogliono invadere la nostra città attraverso l’illegalità».
Soddisfazione è stata espressa anche da Federico Mollicone, membro della commissione Sicurezza del Comune. «Vogliamo far giungere il nostro plauso al Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, e alla finanza - dice Mollicone -. Da anni andiamo ripetendo, confortati in questo anche dalla coraggiosa denuncia di personaggi della statura di Roberto Saviano, che queste organizzazioni criminali, proprio in ragione della loro presenza ramificata e capillare sul territorio nazionale già a partire dai più importanti scali portuali nazionali, come Genova, Livorno, Napoli, tendono a infiltrarsi nel tessuto socio-economico di molte città italiane e anche a livello romano». «È per questo - conclude Mollicone - che siamo particolarmente soddisfatti nel constatare che finalmente, come avevamo ripetutamente auspicato ad alta voce, è la stessa Antimafia guidata dal procuratore nazionale Piero Grasso ad aver preso in mano la situazione, assumendo direttamente il timone dell’iniziativa».
Per il deputato del Pdl, Fabio Rampelli ci voleva un governo di centrodestra, per assestare un colpo alla mafia cinese e, soprattutto, per aprire il capitolo dei flussi di denaro sporco legati al fenomeno dell’immigrazione.

«Per troppo tempo - prosegue Rampelli - le istituzioni hanno fatto finta di nulla di fronte allo sfruttamento del lavoro nero, al lavoro minorile e alla enorme disponibilità di contanti con cui i cinesi offrivano buonuscite ad aziende italiane prendendone il posto».

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