Colpo al mito del regime: adesso nella rossa Cuba è scoppiato il colera

La propaganda nasconde una profonda miseria. Tre morti e oltre 50 contagiati per l’inquinamento di pozzi d’acqua. Tante bugie su un sistema sociale che si definisce "all’avanguardia"

Colpo al mito del regime:  adesso nella rossa Cuba  è scoppiato il colera

Fidel, ormai in vista dell’ottantaseiesimo compleanno, è ormai il fantasma di se stesso; di comunismo si parla il meno possibile e per far sopravvivere il regime il suo successore, l’ottantaduenne fratello Raul, si affida a riforme semiliberiste che farebbero rivoltare Che Guevara nella tomba; di «fratellanza socialista» con Mosca e altri è rimasto solo il ricordo, avendo nel frattempo gli ex alleati archiviato la falce e il martello: ora ci si accontenta del chiassoso venezuelano Chavez e si simpatizza in chiave anti-Usa con raccomandabili tipetti come l’iraniano Ahmadinejad e il bielorusso Lukashenko. A Cuba restava - oltre al precitato «Che», perito sul campo nel 1967 ma sempre vivo, almeno sulle magliette di tanti adolescenti occidentali, grazie alla sua avvenenza ribelle e forever young - un ultimo feticcio: la famosa sanità, il totem duro a morire e anche un bel po’ menzognero dello Stato socialista che cura todos compañeros senza badare a spese. Ma arriva una brutta sorpresa a incrinare anche l’estremo bastione della propaganda: a Cuba c’è il colera.

Il quotidiano comunista Granma riferisce della morte di tre persone (anziani tra i 66 e i 95 anni, «e con precedenti di malattie croniche») nella remota provincia di Granma (nella Cuba castrista questo nome, che è quello della nave che trasportò Fidel e altri 81 guerriglieri sulle spiagge dell’isola nel 1956, lanciando la revoluciòn, è una vera ossessione), a circa 800 chilometri dall’Avana. Altre 53 persone sono risultate positive al test per il colera, e la causa di questa preoccupante situazione sanitaria viene attribuita all’inquinamento di vari pozzi d’acqua.
Nella regione - sempre secondo informazioni ufficiali riportate da Granma - «sono state prestate cure ad almeno un migliaio di pazienti». Questa, a giudicare da quell’«almeno», sembra essere una rivendicazione del regime della valida qualità della sua risposta all’emergenza. Ma, da un altro punto di vista, è anche l’ammissione dell’ampia diffusione dell’infezione gastrointestinale nella provincia orientale dell’isola.

Il giornale del partito (altri a Cuba non ce ne sono, e non perché manchi la voglia di pubblicarli: semplicemente è vietato) assicura che «la situazione è sotto controllo»: i pozzi infetti sono stati chiusi e si sta bonificando il sistema idrico. Granma ricorda anche che a Cuba «i casi di colera sono inusuali»: secondo le statistiche mediche, la malattia sarebbe stata sradicata fin dal lontanissimo 1882. Rimane il fatto che è tornata, e non è davvero un bel biglietto da visita, anche se nella regione c’è chi sta molto peggio: nella vicina Haiti, disastrata dal terremoto del gennaio 2010, le epidemie di colera - sembra portate da alcuni caschi blu dell’Onu - hanno ucciso oltre settemila persone.

Tornando alla sanità pubblica, fiore all’occhiello molto propagandato del regime cubano, è il caso di fornire qualche utile consiglio. Nonostante l’insistenza sulla pretesa alta qualità del sistema, cui ancora di recente hanno irresponsabilmente contribuito cineasti della sinistra chic americana come Michael Moore, è sufficiente guardare qualche video girato clandestinamente disponibile su internet per rendersi conto dello stato reale degli ospedali cubani, dove la buona volontà di tanti medici deve scontrarsi con la nera miseria figlia del «socialismo» e con la colpevole tolleranza per la ciabattoneria di quanti in quegli ospedali dovrebbero assicurare decoro e pulizia.

Basta guardare per rendersi conto con sgomento di come l’igiene, la cura e il rispetto del paziente siano un’ipotesi: c’è di tutto, dagli impianti elettrici improponibili alle mosche nelle corsie, e non c’è nulla, dai farmaci agli adeguati strumenti di lavoro. Per non dire del livello agghiacciante della chirurgia, dalle sale operatorie ai risultati sulla carne viva dei pazienti. Le immagini cantano una triste canzone. Altra cosa sono i dati ufficiali. Per chi vuole crederci: a Cuba l’esercizio della libera critica è un reato.

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