Romney ci salverebbe dall'eco-oltranzismo

Al repubblicano non interessano i vertici per il protocollo di Kyoto

Forse non c'è nessun altro argomento che divide Obama da Romney come quello su energia e ambiente. Il presidente crede che i cambiamenti climatici siano una vera emergenza e che l'uomo ne sia responsabile, il suo sfidante ne mette in discussione la gravità e soprattutto la responsabilità umana; Obama ha investito miliardi di dollari nelle energie rinnovabili, Romney vuole togliere loro i sussidi; il primo vuole applicare regolamenti sempre più stringenti dando un enorme potere all'Epa (l'Agenzia federale per l'Ambiente), che invece il secondo giudica un'agenzia che sta soffocando l'impresa privata. Se sarà rieletto Obama tenterà ancora di far approvare la legge «anti-anidride carbonica» che nel primo mandato si è arenata al Senato dopo aver avuto il via libera dalla Camera: un sistema di cap and trade all'europea, vale a dire fissare un tetto alle emissioni di CO2 lasciando poi alle aziende di commerciare i propri certificati di emissioni per riequilibrare eccessi e risparmi. È un sistema che in Europa sta producendo più guai che vantaggi alimentando peraltro ulteriori speculazioni finanziarie - visto che il valore dei certificati si gioca nella apposita Borsa -, al quale Romney risponde rispolverando la ricetta di buon senso di George Bush jr: incentivare le tecnologie pulite ma senza porre limiti vincolanti di emissioni che avrebbero solo l'effetto di soffocare le aziende e frenare la crescita economica. Inoltre, essendo ormai buona parte delle emissioni di CO2 dovute ai Paesi emergenti (Cina e India in testa) sarebbe autolesionista - dice Romney - fissare limiti che valgono soltanto per gli Stati Uniti o i Paesi sviluppati. Una conferma di Obama, dunque, per l'Europa significherebbe ridare forza ai settori più oltranzisti dell'ecologismo, i cui rigidi princìpi - in fatto di energia rinnovabile ed economia verde - stanno entrando in crisi sotto i colpi della crisi economica e delle mancate promesse. E dovremo aspettarci ancora un asse Usa-Ue per tentare di arrivare a un accordo globale sul modello del Protocollo di Kyoto, così come è stato per questi quattro anni, con estenuanti e costosissimi vertici mondiali che non approdano a nulla. Una presidenza Romney sarebbe invece di aiuto a chi in Europa sta cercando di far prevalere la ragione proponendo scelte energetiche che tengano conto di tutti i fattori e non chiudendo pregiudizialmente a singole fonti di energia.

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