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Picierno scuote il Pd forcaiolo. "Un Sì contro le vite rovinate"

L'uscita della eurodeputata dem contro la deriva giustizialista della Schlein allunga l'elenco di esponenti di sinistra che si schierano a favore della riforma

Picierno scuote il Pd forcaiolo. "Un Sì contro le vite rovinate"
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A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. È la chimica del Pd. E, così, ogni volta che Elly Schlein chiama alla battaglia finale contro il governo tramite il No al referendum sulla giustizia, puntualmente arriva una voce da sinistra a smontare il racconto. Un controcanto, quello del riformismo, che però si inserisce in una tradizione progressista ben rodata. Garantista e a favore della separazione delle carriere. Mentre sotto la cenere ribolle la tentazione della base di esprimersi per il Sì, tocca ancora una volta a Pina Picierno il compito di suonare la sveglia. Non è casuale nemmeno il contesto in cui viene pronunciata la sferzata. La vicepresidente del Parlamento europeo parla nel podcast social del Comitato Sì Riforma, quello presieduto dal professore Nicolò Zanon, ex vicepresidente del Csm. "Spesso mi dicono: questa riforma non riguarda la vita dei cittadini. Falso argomenta l'esponente della minoranza dem - Basterebbe guardare i dati ministeriali per capire che, rispetto, per esempio, alla fase preliminare del processo, siamo di fronte a un quadro davvero molto preoccupante". Poi cifre, percentuali, l'esempio concreto di un sistema che lascia dietro di sé "vite rovinate". Dice proprio così Picierno, parlando del "95% -100% delle richieste dei pm" che "vengono avallate in fase di indagini preliminari, in fase di rinvio a giudizio". "Poi si dice: vabbè però poi le assoluzioni successivamente superano il 40%. Giusto, vero, ma proprio questo dimostra che il sistema non funziona, perché quei numeri dei rinvii a giudizio ci parlano di processi che non sarebbero dovuti iniziare", è la riflessione. Presa di coscienza che giunge da sinistra, mentre Schlein è mobilitata nella sua campagna per il No, convinta che una vittoria al referendum possa essere una trappola per il governo. Un'accelerazione quella del Nazareno dovuta anche i timori di possibili faglie nella base del partito, ancora sensibile al tema del garantismo. D'altronde, la stessa Picierno alle ultime elezioni europee ha raccolto quasi 122 mila preferenze. "Questa riforma riguarda concretamente la vita delle persone", spiega la dem. Un Sì nel merito, dunque. Ma anche un Sì contro Schlein, in previsione di una resa dei conti post-referendum all'interno del partito, già iniziata con la fuoriuscita dell'europarlamentare Elisabetta Gualmini, approdata ad Azione.

Ma le posizioni di parte del centrosinistra, per il Sì alla separazione delle carriere, non dovrebbero sorprendere più di tanto. Mentre i riformisti sul territorio potrebbero appoggiare la riforma, alcune autorevoli voci di cultura progressista si sono già espresse. Sono per il Sì Stefano Ceccanti, Enrico Morando, Claudia Mancina, Chicco Testa, Marco Minniti, Anna Paola Concia, Bobo Craxi, per limitarci a un elenco rimaneggiato. In passato, la separazione delle carriere è stata un tema caro perfino alla sinistra radicale. Basti pensare alla proposta di legge del 2001, presentata alla Camera da Giuliano Pisapia e da Giovanni Russo Spena, di Rifondazione Comunista. Il punto d'arrivo era la "distinzione delle funzioni requirenti e giudicanti" e la limitazione dei passaggi da una all'altra, anche se ora Russo Spena è per il No e Pisapia non si è sbilanciato.

Ma in tema di garantismo, a sinistra, il punto di riferimento è stato il socialista Giuliano Vassalli, padre del Codice di procedura penale del 1989. "Senza la separazione delle carriere, il Codice non funzionerà", la profezia del giurista in un'intervista al Financial Times del 1987. Con buona pace della dirigenza del Pd.

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