La finestra odierna sull’Iran si è aperta con una nuova serie di sviluppi sul fronte militare e diplomatico. Teheran annuncia il rafforzamento delle proprie difese con l’arrivo di sistemi missilistici cinesi, rivendica il controllo totale dello Stretto di Hormuz dopo il blocco del traffico marittimo e conferma la linea dura contro eventuali tentativi di attraversamento non autorizzati.
Colpiremo l’Iran duramente" in risposta ai loro raid contro target americani, ha annunciato Donald Trump in un’intervista. L’Iran sarà colpito, ha spiegato Trump, in risposta all’attacco in Giordania: “Le prenderanno di santa ragione”, ha detto parlando di un attacco a sorpresa contro le forze americane che si sono ritrovate a dover reagire nell’arco di pochi minuti e abbattere i missili iraniani.
Una giornata che restituisce l’immagine di una crisi in movimento, con nuovi fronti che si intrecciano attorno a Teheran.
Washington colpisce la “flotta ombra” iraniana: sanzioni su petroliere, Hormuz e reti dell’IRGC
Gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro soggetti legati alle attività iraniane nello Stretto di Hormuz, colpendo otto armatori e dieci entità accusate di sostenere i meccanismi attraverso cui Teheran aggira le restrizioni internazionali sul commercio energetico. Nel mirino di Washington sono finite anche società coinvolte nel trasporto di greggio iraniano e prodotti petrolchimici verso Cina ed Emirati Arabi Uniti, considerate parte della cosiddetta “flotta ombra” utilizzata dal regime per eludere le sanzioni.
Secondo il Dipartimento di Stato americano, due entità iraniane legate ai servizi marittimi dello Stretto di Hormuz avrebbero gestito sistemi di “assicurazione” coercitivi destinati a generare entrate attraverso il traffico navale internazionale. Washington sostiene che queste strutture creino artificialmente condizioni di rischio, comprese minacce di sequestro delle navi, per poi imporre ai mercantili il pagamento di coperture contro pericoli attribuiti allo stesso apparato iraniano.
Le entrate generate da questi meccanismi, secondo l’amministrazione statunitense, contribuirebbero al finanziamento delle attività del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e della più ampia strategia regionale di Teheran. “Non consentiremo all’Iran di monetizzare lo Stretto di Hormuz e utilizzare la navigazione internazionale per finanziare terrorismo e repressione”, è la linea ribadita da Washington.
Le sanzioni coinvolgono anche otto petroliere accusate di aver trasportato petrolio iraniano verso mercati asiatici e mediorientali. Il Tesoro americano ha sottolineato che le nuove misure puntano a colpire i canali finanziari attraverso cui Teheran cerca di sostenere un’economia fortemente indebolita, segnata da inflazione elevata e difficoltà di accesso ai mercati internazionali.
Raid sull’Iran, il Centcom avverte i soldati Usa: “I video online possono aiutare Teheran”. Scontro sulle rivelazioni israeliane
Il comandante del Comando Centrale statunitense (Centcom), l’ammiraglio Brad Cooper, ha inviato un messaggio ai militari americani mettendo in guardia dai rischi legati alla diffusione online di video registrati con i telefoni cellulari. Secondo una comunicazione ottenuta da Reuters e confermata da fonti alla Cnn, le immagini condivise sui social e sui media avrebbero consentito all’Iran di valutare “quasi in tempo reale” l’efficacia dei propri attacchi, offrendo informazioni utili per pianificare nuove operazioni contro obiettivi statunitensi nel Golfo. Il portavoce del Centcom, Tim Hawkins, ha definito il messaggio un richiamo all’importanza della sicurezza operativa.
Intanto resta alta la tensione anche tra Washington e Tel Aviv dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano Israel Katz sull’utilizzo di basi israeliane da parte dei caccia americani nei raid contro l’Iran: indiscrezioni di stampa parlano di irritazione del Centcom e di presunte scuse del capo di Stato maggiore israeliano Eyal Zamir all’ammiraglio Cooper, ricostruzione successivamente smentita da un funzionario militare israeliano.
Missili contro basi Usa e raid congiunti Washington-Riad: il fronte regionale si riaccende
Secondo quanto riferito da fonti statunitensi, l’Iran avrebbe lanciato missili balistici contro forze americane nella regione; i sistemi di difesa Usa avrebbero intercettato i vettori senza registrare vittime. La risposta americana non si è fatta attendere: Stati Uniti e Arabia Saudita hanno condotto attacchi contro gruppi armati filo-iraniani in Iraq, accusati di essere coinvolti in precedenti attacchi con droni contro obiettivi sauditi. Secondo Reuters, le operazioni hanno colpito milizie legate a Teheran e avrebbero provocato numerose vittime tra i combattenti.
I raid Usa-Arabia Saudita in Iraq avrebbero ucciso almeno 20 membri di un’alleanza di ex paramilitari che comprende gruppi filo-iraniani. Le Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), una coalizione di ex gruppi e fazioni paramilitari ora integrate nelle forze armate irachene, hanno dichiarato che almeno 20 combattenti sono morti a seguito dei raid.
Il rischio principale per Washington è che il conflitto si allarghi attraverso la rete degli alleati iraniani nella regione: dalle milizie irachene agli Houthi nello Yemen, fino alla pressione sul traffico marittimo nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. La dinamica conferma una trasformazione del conflitto: non più soltanto uno scontro bilaterale Iran-Stati Uniti, ma una crisi regionale dove ogni attacco rischia di aprire nuovi fronti.
L’Iraq denuncia i raid contro le milizie filo-iraniane, mentre crescono le tensioni tra Iran, Yemen e Mar Rosso
Baghdad ha condannato i raid condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita contro le basi delle Forze di Mobilitazione Popolare, definendoli una palese violazione della sovranità irachena e respingendo l’utilizzo del proprio territorio per operazioni militari contro i Paesi vicini.
Intanto, la televisione di Stato iraniana riferisce di nuovi attacchi aerei statunitensi nell’area di Piranshahr, nel nord-ovest dell’Iran, al confine con l’Iraq. Sul fronte marittimo, il governo yemenita accusa gli Houthi, sostenuti da Teheran, di voler imporre tariffe alle navi in transito nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab al-Mandeb, denunciando il rischio che una delle rotte commerciali più strategiche del mondo diventi una fonte di finanziamento per le attività militari del gruppo.
Il movimento di resistenza islamica Al-Nujaba ha minacciato rappresaglie per il bombardamento notturno contro le Forze di Mobilitazione Popolare filo-iraniane in Iraq. “Non permetteremo mai agli oppressori americani e sauditi di aggredire il territorio iracheno senza pagare un prezzo pesante in termini di interessi e sicurezza”, si legge in un comunicato diffuso dall’agenzia iraniana Tasnim. Secondo quanto riportato da Reuters, le autorità irachene hanno ribadito che soltanto il governo ha l’autorità per rispondere ai raid di Stati Uniti e Arabia Saudita, e ha invitato tutte le fazioni interne al Paese a evitare l’escalation
L’Iran mirava all’Ucraina, lo scoop del Nyt
L’Iran avrebbe valutato un attacco contro l’Ucraina dopo il colpo subito da una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, ma un’intensa attività diplomatica avrebbe evitato, almeno per ora, una nuova escalation. Secondo quanto riportato dal New York Times, funzionari iraniani e occidentali ritengono che Teheran avesse preso in considerazione il lancio di un missile balistico contro un obiettivo ucraino, probabilmente un porto sul Mar Nero, come risposta simbolica all’azione di Kiev.
L’Ucraina aveva colpito una nave commerciale iraniana accusata di rientrare nelle attività di cooperazione tra Teheran e Mosca, provocando la morte di un marinaio civile. L’Iran aveva promesso una risposta, ma il timore occidentale era che una rappresaglia avrebbe potuto aprire un nuovo fronte internazionale, coinvolgendo direttamente due Paesi già impegnati in conflitti paralleli.
A raffreddare la crisi è stata una telefonata tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo ucraino Andriy Sybiha. Secondo Teheran, Kiev avrebbe definito l’attacco alla nave un episodio non intenzionale. Araghchi ha comunque ribadito che eventuali danni a cittadini o interessi iraniani non sarebbero stati accettati e che Teheran si aspetta un risarcimento.
Dietro lo scontro c’è anche la crescente importanza del Mar Caspio come corridoio commerciale e logistico tra Iran e Russia, diventato ancora più strategico dopo le restrizioni occidentali sui porti iraniani del Golfo Persico. Per questo motivo, un attacco contro un’infrastruttura ucraina avrebbe avuto un significato non solo militare, ma anche geopolitico.
Iran, lo Stretto di Hormuz resta una polveriera
Lo Stretto di Hormuz resta al centro della crisi iraniana. Teheran ha ribadito oggi che il passaggio marittimo strategico rimane completamente bloccato e che nessuna nave sarà autorizzata ad attraversarlo senza il via libera delle autorità iraniane. Una fonte militare citata dall’agenzia Fars ha dichiarato che le forze armate della Repubblica islamica hanno "pieno controllo" dello Stretto e che qualsiasi tentativo di transito non conforme alle indicazioni ricevute sarà seguito da una “risposta immediata e decisa”.
Nelle stesse ore, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver intercettato e fermato tre imbarcazioni che avrebbero tentato di attraversare l’area seguendo una rotta diversa da quella indicata da Teheran. Secondo la versione iraniana, le navi non avrebbero rispettato gli avvertimenti ricevuti e avrebbero messo in discussione il controllo esercitato dall’Iran sul corridoio marittimo.
La chiusura dello Stretto resta il principale ostacolo sul tavolo diplomatico. L’Iran ha respinto ancora una volta la proposta dell’Oman per una gestione regionale condivisa della via d’acqua, ribadendo la volontà di mantenere il controllo sulle modalità di navigazione nell’area.
