La finestra odierna sull’Iran si apre con una nuova serie di sviluppi sul fronte militare e diplomatico. Teheran annuncia il rafforzamento delle proprie difese con l’arrivo di sistemi missilistici cinesi, rivendica il controllo totale dello Stretto di Hormuz dopo il blocco del traffico marittimo e conferma la linea dura contro eventuali tentativi di attraversamento non autorizzati.
Sullo sfondo resta il rischio di un allargamento delle tensioni, dopo il rumor sul possibile attacco di rappresaglia valutato contro l’Ucraina e il confronto ancora aperto con Washington. Una giornata che restituisce l’immagine di una crisi in movimento, con nuovi fronti che si intrecciano attorno a Teheran.
Missili contro basi Usa e raid congiunti Washington-Riad: il fronte regionale si riaccende
Secondo quanto riferito da fonti statunitensi, l’Iran avrebbe lanciato missili balistici contro forze americane nella regione; i sistemi di difesa Usa avrebbero intercettato i vettori senza registrare vittime. La risposta americana non si è fatta attendere: Stati Uniti e Arabia Saudita hanno condotto attacchi contro gruppi armati filo-iraniani in Iraq, accusati di essere coinvolti in precedenti attacchi con droni contro obiettivi sauditi. Secondo Reuters, le operazioni hanno colpito milizie legate a Teheran e avrebbero provocato numerose vittime tra i combattenti.
I raid Usa-Arabia Saudita in Iraq avrebbero ucciso almeno 20 membri di un’alleanza di ex paramilitari che comprende gruppi filo-iraniani. Le Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), una coalizione di ex gruppi e fazioni paramilitari ora integrate nelle forze armate irachene, hanno dichiarato che almeno 20 combattenti sono morti a seguito dei raid.
Il rischio principale per Washington è che il conflitto si allarghi attraverso la rete degli alleati iraniani nella regione: dalle milizie irachene agli Houthi nello Yemen, fino alla pressione sul traffico marittimo nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. La dinamica conferma una trasformazione del conflitto: non più soltanto uno scontro bilaterale Iran-Stati Uniti, ma una crisi regionale dove ogni attacco rischia di aprire nuovi fronti.
L’Iran mirava all’Ucraina, lo scoop del Nyt
L’Iran avrebbe valutato un attacco contro l’Ucraina dopo il colpo subito da una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, ma un’intensa attività diplomatica avrebbe evitato, almeno per ora, una nuova escalation. Secondo quanto riportato dal New York Times, funzionari iraniani e occidentali ritengono che Teheran avesse preso in considerazione il lancio di un missile balistico contro un obiettivo ucraino, probabilmente un porto sul Mar Nero, come risposta simbolica all’azione di Kiev.
L’Ucraina aveva colpito una nave commerciale iraniana accusata di rientrare nelle attività di cooperazione tra Teheran e Mosca, provocando la morte di un marinaio civile. L’Iran aveva promesso una risposta, ma il timore occidentale era che una rappresaglia avrebbe potuto aprire un nuovo fronte internazionale, coinvolgendo direttamente due Paesi già impegnati in conflitti paralleli.
A raffreddare la crisi è stata una telefonata tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo ucraino Andriy Sybiha. Secondo Teheran, Kiev avrebbe definito l’attacco alla nave un episodio non intenzionale. Araghchi ha comunque ribadito che eventuali danni a cittadini o interessi iraniani non sarebbero stati accettati e che Teheran si aspetta un risarcimento.
Dietro lo scontro c’è anche la crescente importanza del Mar Caspio come corridoio commerciale e logistico tra Iran e Russia, diventato ancora più strategico dopo le restrizioni occidentali sui porti iraniani del Golfo Persico. Per questo motivo, un attacco contro un’infrastruttura ucraina avrebbe avuto un significato non solo militare, ma anche geopolitico.
Iran, lo Stretto di Hormuz resta una polveriera
Lo Stretto di Hormuz resta al centro della crisi iraniana. Teheran ha ribadito oggi che il passaggio marittimo strategico rimane completamente bloccato e che nessuna nave sarà autorizzata ad attraversarlo senza il via libera delle autorità iraniane. Una fonte militare citata dall’agenzia Fars ha dichiarato che le forze armate della Repubblica islamica hanno "pieno controllo" dello Stretto e che qualsiasi tentativo di transito non conforme alle indicazioni ricevute sarà seguito da una “risposta immediata e decisa”.
Nelle stesse ore, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver intercettato e fermato tre imbarcazioni che avrebbero tentato di attraversare l’area seguendo una rotta diversa da quella indicata da Teheran. Secondo la versione iraniana, le navi non avrebbero rispettato gli avvertimenti ricevuti e avrebbero messo in discussione il controllo esercitato dall’Iran sul corridoio marittimo.
La chiusura dello Stretto resta il principale ostacolo sul tavolo diplomatico. L’Iran ha respinto ancora una volta la proposta dell’Oman per una gestione regionale condivisa della via d’acqua, ribadendo la volontà di mantenere il controllo sulle modalità di navigazione nell’area.
