Rohani apre al nucleare. "Israele? È causa di instabilità per la regione"

Il presidente iraniano, intervistato dalla Nbc, nega di voler ottenere l'atomica e non esclude maggiori libertà a Teheran

Rohani apre al nucleare. "Israele? È causa di instabilità per la regione"
Hassan Rohani durante un'intervista con la Nbc

Che sia davvero il volto moderato che cercava l'Iran, o piuttosto un "lupo travestito da agnello", come sostiene il premier israeliano Benjamin Netanyahu, di certo il presidente iraniano Hassan Rohani fa il possibile per dare al mondo un'immagine della leadership di Teheran meno estrema di quanto abbia fatto il suo predecessore, Mahmud Ahmadinejad.

Nella sua prima intervista con un media statunitense, un lungo colloquio con la Nbc di cui già ieri erano circolati i primi frammenti, il presidente iraniano ha affrontato molti dei temi più scottanti del suo mandato. Alla giornalista Ann Curry, Rohani ha assicurato che "in nessuna circostanza" l'Iran svilupperà armi nucleari e che piuttosto si limiterà a un utilizzo civile. Un segnale - almeno a parole - distensivo, in un periodo in cui il ruolo di Teheran non può essere sminuito, specialmente nell'ottica di un tentativo di soluzione del conflitto in atto in Siria.

Importante in questo senso uno scambio epistolare tra Rohani e Obama, che ha fatto dire alla Casa Bianca che l'Iran stia cercando "il dialogo con l'Occidente e gli Stati Uniti". Una frattura con il passato che si vedrebbe anche in tentativi distensivi come la liberazione di Nasrin Sotoudeh, avvocatessa dei diritti umani in prigione per le proteste dell'onda verde anti-Ahmadinejad. Con lei sono stati scarcerati altri 10 dissidenti.

Rohani ha detto alla Nbc che l'importante per Teheran "è che i Paesi della regione e i popoli si avvicinino gli uni agli altri e siano in grado di prevenire aggressioni e ingiustizie". Diversamente dal suo predecessore non ha negato l'olocausto, ha però detto che Israele è guidato da "un governo occupante e usurpatore", che "causa instabilità alla regione, con le sue politiche guerrafondaie".

"Crediamo nelle elezioni", ha detto il presidente iraniano, che spiegando di non volere la guerra ha ribadito il ruolo di negoziatore nei confronti di Bashar al-Assad. Non ha escluso neppure nuove aperture, dicendo che "è un diritto di tutte le persone, iraniani compresi, avere accesso all'informazione e poter parlare e pensare liberamente". Pochi giorni fa sembrava che Teheran avesse deciso di eliminare il blocco imposto ai social network, salvo poi comunicare che l'accesso era stato garantito soltanto da un problema tecnico risolto immediatamente.