Il miliardario cinese che porta a cena i poveri di New York

L’iniziativa filantropica consisteva nel portare a cena, il 25 giugno, 250 senzatetto di New York al Loeb Boathouse, un lussuoso ristorante nel cuore di Central Park. E in più, oltre al pasto, 300 dollari in contanti a testa. Soldi che poi, a sorpresa, non sono stati più consegnati

Cari newyorkesi, mi fate pena. Vi porto al ristorante. E’ l’ultima trovata dell’eccentrico miliardario cinese Chen Guangbiao, uno dei più stravaganti uomini d’affari della Grande Mela. Che però non ha mantenuto una delle promesse.

L’iniziativa filantropica consisteva nel portare a cena, il 25 giugno, 250 senzatetto di New York al Loeb Boathouse, un lussuoso ristorante nel cuore di Central Park. E in più, oltre al pasto, 300 dollari in contanti a testa. Soldi che poi, a sorpresa, non sono stati più consegnati.

Per pubblicizzare l’evento aveva addirittura acquistato, per 175.000 dollari, una pagina intera del New York Times. Gli inviti alla serata benefica si ottenevano inviando una mail e descrivendo la propria situazione economica. Ovviamente l’indirizzo è stato sommerso di richieste e il giorno della cena omaggio, oltre ai 250 senzatetto selezionati, molti altri erano assiepati all’esterno del ristorante. Alcuni inferociti perché a loro dire più bisognosi di chi stava dentro. A supportare l’iniziativa un centinaio di studenti cinesi delle università di New York, che indossavano per l’occasione una finta uniforme militare, come se fossero dei militari a Piazza Tienanmen.

Nel corso della serata Chen Guangbiao si è esibito cantando “We are the World” di Michael Jackson, e ha chiesto agli homeless di intonare la versione inglese di “Learn from the Good Model Citizen Lei Feng”, inno usato dal partito comunista cinese. Alla fine della serata la brutta sorpresa: niente 300 dollari a testa. Qualcuno non l’ha presa bene ed è dovuta intervenire la sicurezza.

Ma a chiedere al miliardario di non lasciare il denaro pare siano state proprio le associazioni che assistono gli homeless, organizzazioni a cui Chen si è rivolto per organizzare la serata. “Lavoriamo con gli homeless tutti i giorni, molti di loro hanno problemi di alcool e droga” ha spiegato un portavoce. E così il ricco cinese ha donato 90.000 dollari direttamente a loro. Scatenando la rabbia dei poveretti che si sono sentiti presi in giro. “Non abbiamo bisogno di cibo, ma di soldi per comprare qualcosa e saldare dei debiti” afferma Harry Brooks, uno dei senzatetto delusi e veterano del Vietnam. “Siamo venuti qui attirati da una promessa falsa, usati dai ricchi per fare propaganda”.

Con questo gesto Chen, a suo dire, voleva dimostrare che i cinesi ricchi non spendono i loro soldi solamente in beni di lusso, ma anche per fare del bene. Il giorno prima aveva distribuito banconote da 100 dollari in giro per New York, raccogliendo non molto successo per via della diffidenza dei passanti. Il miliardario non è nuovo a iniziative particolari. In passato aveva venduto, con notevole successo, delle lattine contenti “aria pura” nelle strade di Pechino. Egli stesso si è auto-proclamato “la persona più influente dell’intera Cina”, “il più importante filantropo”, “il leader morale della Cina” e fermiamoci qui. Un evidente caso di megalomania. Mesi fa aveva persino provato ad acquistare il “New York Times”. Ma il ricco Chen, che ha accumulato una fortuna grazie al riciclo dei rifiuti, non demorde e dichiara di voler portare avanti un personalissimo “viaggio di gratitudine”. “La mia missione, qui e in tutto il mondo, è stimolare la gente ad aiutare i poveri” ha dichiarato. Ma sono in tanti a credere che si tratti solo di un’operazione di marketing. E che il megalomane Chen non sia davvero un caritatevole filantropo, ma più che altro un’emanazione diretta della nomenclatura di Pechino. Pronta a tutto, anche strumentalizzare i poveri, per fare proseliti negli Stati Uniti.