Al Papa argentino doni british per annegare i vecchi rancori

Pranzo «light» al Quirinale - risotto alle erbe aromatiche, agnello arrosto con millefoglie di patate, sformatini di caponata, fagiolini al vapore e bonet per dessert - come aveva chiesto Sua Maestà. Un soprabito color glicine e niente velo nero richiesto dal protocollo del Vaticano per le visite ufficiali. La Storia -quella di Elisabetta II, monarca più longeva del Regno Unito, di Giorgio Napolitano, unico presidente della Repubblica al secondo mandato, di Papa Francesco, primo Pontefice d'Argentina- si incontra e si consuma a Roma con una formalità ridotta ai minimi per ribadire che di visita privata si tratta. Gli anni dei tre protagonisti -88 quelli del nostro Presidente, 87 quelli di Sua Maestà e 77 quelli del «giovane» Bergoglio- regalano all'evento il sapore di un ritrovo tra saggi, condito dalla consapevolezza che l'evento sarà difficile a ripetersi.
«I'm sorry», dice lei al Pontefice scusandosi per i 23 minuti di ritardo e condensando understatement e rigore in puro stile British. «Welcome, your Majesty» risponde Papa Francesco in inglese, anche se poi si serviranno di un traduttore dallo spagnolo. Non c'è sovrano né presidente al mondo che può vantarsi come Elisabetta II di aver conosciuto sette Papi e averne incontrati cinque. Ma stavolta è diverso. Non solo perché la regina d'Inghilterra, 88 anni, ha scelto l'Italia per l'unico viaggio che la porterà all'estero quest'anno, al fianco del consorte Filippo, prima dei festeggiamenti per i cinquant'anni del D-day a giugno in Francia. Ma anche perché stavolta di fronte a sé Sua Maestà, dopo aver incontrato «l'amico» Giorgio Napolitano, si trova di fronte un Papa argentino a ricordarle -ma l'argomento è rimasto tabù durante l'incontro- che sono passati 32 anni esatti dal marzo 1982, data di inizio della guerra delle Falkland, le isole contese tra Regno Unito e Argentina, per cui sono solo «Malvinas». E se alla regina fosse sfuggito il dettaglio, poco prima a rinfrescarle la memoria aveva pensato Cristina Fernandez de Kirchner. «Londra si dedichi meno a fare la guerra e più al suo popolo», ha tuonato la presidente argentina.
Dal canto suo, Elisabetta II ha risposto con uno spot pro-British, o meglio pro domo sua. Abito e soprabito dello stilista inglese Stewart Parvin e cappellino in tinta, con applicazioni floreali, di un'altra inglese, Rachel Trevor-Morgan. Al petto una spilla con zaffiro, che Elisabetta II ha ricevuto in regalo dalla nonna, la regina Mary, nel 1953. Non solo: pane, uova, miele, succo di mele e sidro in dono dalle tenute reali di Balmoral e Sandringham per Papa Bergoglio. Ma pure due bottiglie di whisky scozzese che hanno lasciato di stucco il Pontefice. Un piatto d'argento e una stuola di cachemire invece per il presidente Napolitano e la moglie Clio. In cambio, Sua Maestà ha ricevuto da Bergoglio una pergamena del 1679 e un dono per il nipote George, erede al trono che a luglio compirà un anno: un globo in pietra pregiata sormontato da una croce. Al consorte Filippo alcune monete: «Le uniche che non ho vinto», ironizza lui.

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