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Romney sfida Obama sul sogno americano

Alla convention di Tampa investitura ufficiale per lo sfidante alla Casa Bianca. Il presidente: "Al successo non si arriva da soli". Il repubblicano: "Il Paese è fondato sull'iniziativa individuale". Anche Ryan insiste: "Il governo non si prenda meriti che non ha"

Romney sfida Obama sul sogno americano

Tampa - La convention repubblicana che si è conclusa ieri sera a Tampa assegnando a Mitt Romney la nomination repubblicana ha avuto un tema ribadito con orgoglio sia dalla base che dall'establishment del partito conservatore. «We built it». L'abbiamo costruita noi, l'America e la nostra fortuna. Senza l'aiuto dello Stato.
Lo slogan, che è stato anche il motto ufficiale della prima serata di convention, è un attacco a Barack Obama che nasce dal discorso tenuto dal presidente americano lo scorso 13 luglio in una caserma dei pompieri di Roanoke, in Virginia. Quel giorno Obama, partito all'assalto degli sgravi fiscali per i più ricchi, iniziò a parlare del «give back», il filantropico e americano senso della restituzione quando si è raggiunto il successo, ma si avventurò in un terreno scosceso della cultura popolare americana, arrivando a sfiorare il mito del self-made man, a minacciare il sogno americano dell'uomo che nasce povero e costruisce un'immensa fortuna. «Se avete avuto successo», disse Obama al pubblico stipato in quella caserma dei pompieri della Virginia, «non ci siete arrivati da soli. Qualcuno vi ha dato una mano lungo la strada. C'è stato magari un bravo insegnante, qualcuno che ha aiutato a creare questo incredibile sistema americano che vi permette di prosperare. Qualcuno che ha investito in strade e ponti. Se avete un'impresa, non l'avete costruita da soli. Qualcuno vi ha aiutato a realizzarla».

Quel pomeriggio le parole di Obama sfidarono l'individualismo su cui è basata la società americana. «Abbiamo successo grazie all'iniziativa individuale, ma anche perché facciamo cose insieme». Con le sue parole Obama rincorreva la giustizia sociale, l'egauglianza, ma si scontrò con la ricerca del successo personale, l'idea americana di costruirsi il futuro con il sudore e il duro lavoro. Negli Stati Uniti è l'individuo che prevale sulla società, la persona libera di inseguire i propri bisogni e desideri. È l'ambizione personale a imporsi sulla comunità. L'individualismo è il mito della frontiera e della conquista del west, di una terra ideale raggiunta con fatica dove bisogna ancora scoprire e costruire, dove ci si può ritagliare il proprio spazio. La terra delle libertà, la storia dell'America.

Quel discorso tenuto a Roanoke ha scoperto il fianco di Obama agli attacchi dei repubblicani, convinti che le parole pronunciate dal presidente fossero una negazione del sogno americano e un passo deciso verso il modello europeo costruito su una forte presenza dello Stato. «L'abbiamo costruita noi l'America», hanno urlato gli speaker saliti sul palco di Tampa durante i tre giorni di convention. L'ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, che ha ricordato la fuga del nonno dall'Italia fascista, la governatrice del South Carolina Nikki Haley, figlia di immigrati del Punjab che di indiano non ha più neppure il nome, Kelly Ayotte, senatrice del New Hamsphire secondo cui Obama non ha mai diretto neanche uno stand che vende limonata, e Susana Martinez, governatrice del Nex Mexico che ha ricordato come, in America, «todo es posible».

Tutti hanno giurato fedeltà sull'eccezionalismo americano. Nel discorso con cui mercoledì sera ha accettato di correre come vice presidente di Romney, Paul Ryan ha affermato che «dietro ogni piccola impresa c'è una storia degna di essere raccontata. Dietro i piccoli negozi all'angolo, i ristoranti, le lavanderie, le palestre i parrucchieri e i ferramenta. Nessuno di questi è saltato fuori dal nulla, dietro ognuno c'è la fatica. E se il piccolo imprenditore dice di avercela fatta da solo, intende che nessun altro ha lavorato sette giorni a settimana nella sua azienda, nessuno è andato ad alzare la saracinesca alle cinque del mattino. Nessuno ha pensato, si è preoccupato o ha sudato per loro. Dopo tutta questa fatica, con l'economia che va male, sicuramente non aiuta sentirsi dire dal proprio presidente che il governo si prende il merito. Quello che meritano è sentire la verità», ha urlato Ryan prima di annunciare un piano per creare dodici milioni di posti di lavoro in quattro anni. «Sì, l'avete costruito da soli». Poche parole che nascondono un concetto profondo, su cui si gioca l'elezione di novembre.

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