Lo tsunami anti euro al 31%: così cambia il parlamento Ue

A Strasburgo gli euroscettici otterrebbero 218 seggi su 751. Trionfano Le Pen e Farage. Boom anche in Italia. Torna a crescere Forza Italia, ma preoccupa l'astensione

Lo tsunami anti euro al 31%: così cambia il parlamento Ue

Lo tsunami euroscettico sta per abbattersi su Strasburgo. Secondo il think tank Open Europe, i partiti della protesta anti Ue potrebbero ottenere il 31% dei consensi. L'analisi, basata su vari sondaggi e proiezioni raccolti da Vote Watch Europe, prevede, infatti, una netta avanzata del fronte antieuropeista rispetto al 25% raccolto dalle varie formazioni nel 2009. In termini di seggi, i partiti della protesta otterrebbero nel nuovo Europarlamento 218 seggi su 751, con un aumento di 54 seggi.

Il boom degli euroscettici rischia di radicalizzare il nuovo parlamento con un rafforzamento degli "integralismi" pro e anti Ue e una marginalizzazione delle forze riformiste. Secondo le proiezioni del think tank, il numero di europarlamentari apertamente favorevoli alle politiche di libero mercato scenderebbe così dal 31,6% al 27,4%. A guidare questo exploit ci sono, sicuramente, Marine Le Pen e Nigel Farage La settimana scorsa, il Front national francese e lo UK Independence Party si sono "beccati" dopo che Farage ha affermato che "l’antisemitismo è inscritto nel Dna" della formazione della Le Pen. Dietro le querelle c’è l'imminente battaglia per la costituzione di un gruppo in seno al parlamento che uscirà dalle urne. La presidente del Front National progetta di far parte di "un solo vero gruppo euroscettico" cui dovrebbe unirsi la Lega Nord di Matteo Salvini.

Nonostante il buon risultato che le formazioni anti Ue si apprestano a raccogliere nelle urne, secondo Open Europe il nuovo Europarlamento continuerà ad essere dominato dai partiti favorevoli allo status quo, anche se il loro peso è destinato a scendere. In termini di gruppi parlamentari, prevede il think tank, il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (Efd), al quale aderiscono la Lega Nord e lo UK Independence Party, è destinato a scomparire, sostituito da un nuovo gruppo parlamentare che raccoglierà gran parte delle formazioni apertamente anti Ue. Anche in Italia, come nel resto del Vecchio Continente, le forze euroscettiche sembrano conquistare il favore dei sondaggisti. Secondo la rilevazione di Swg il Pd di Matteo Renzi arretra rispetto a sette giorni fa e passa dal 35,8 a 35,4%. Perdono terreno anche i Cinque Stelle di Beppe Grillo che ora si attestano al di sotto del 22%. Salgono, invece, le forze più marcatamente anti euro come Fratelli d'Italia, che passa dal 3,1 al 3,5%, e la Lega Nord che raggiunge il 5,6% superando così l'alleanza tra Ncd e Udc (stabile al 4,9%).

Secondo un'analisi dell'Istituto Demopolis negli ultimi due mesi si è consumata una netta riduzione dei consensi per il principale partito del centrodestra: Forza Italia, che a fine febbraio si posizionava sopra il 23%, otterrebbe oggi il 18%. Percentuale che viene confermata pure dai rilievi di Swg. Tuttavia, secondo Demopolis, nell'ultima settimana il partito di Silvio Berlusconi ha registrato un lieve recupero. E adesso punta a convincere i molti elettori indecisi, fortemente tentati dall'astensione. Per i due terzi degli intervistati, il calo dei consensi va ricercato soprattutto nella non candidabilità di Berlusconi dopo la sentenza Mediaser. Ma anche, per il 53%, nell'incertezza della linea politica del partito rispetto al governo Renzi. Il 34% evidenzia anche l'incidenza della minore presenza in tv di Berlusconi, non in grado di bilanciare il recente protagonismo mediatico del nuovo premier. "Se è quasi naturale la fiducia espressa in Berlusconi dall'86% di chi vota il suo partito, sorprende invece - afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento - il grado di apprezzamento personale nei confronti del leader dello schieramento politico opposto: il 51% degli elettori di Forza Italia esprime oggi un giudizio positivo su Matteo Renzi". Alle Europee, comunque, per Forza Italia il vero problema è l'astensione. Secondo l'analisi sui flussi elettorali effettuata dall'Istituto Demopolis per Otto e Mezzo, dei quasi 14 milioni di elettori che alle politiche del 2008 scelsero il Pdl, circa 4 milioni pensano oggi di restare a casa.

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