Viaggio tra gli anti-euro: sostieni «Il Giornale»

Il racconto in vista delle elezioni europee. Da Parigi a Berlino, il reportage sull'Unione finanziato dai lettori: sostieni

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Lo sapete noi del Giornale siamo da 40 anni voci «contro il coro». Per continuare a esserlo vogliamo offrirvi note originali e impertinenti anche sulle prossime elezioni europee. Note estranee al refrain dei soliti Soloni pronti a ripeterci che l'Europa resta un bene. Comunque sia. Quest'Unione europea non è un bene perché non è l'Europa che volevamo. Non è l'Europa immaginata da chi sognava un Continente unito dai Pirenei agli Urali. Non è la nazione di 500 milioni d'anime capace di competere con Stati Uniti, Russia, Cina e paesi emergenti. L'Unione Europea è solo un sogno tradito. Un colosso dai piedi d'argilla e dalla testa di legno. Un gigante goffo, indeciso e inconcludente guidato da dei piccoli ragionieri lontani dai sogni e dalle aspirazioni dei propri cittadini.
Le regole e i diktat imposti da questi figli illegittimi del sogno europeo, sono oggi le vere ragioni della rabbia anti Bruxelles. Sono le loro inaccettabili e devastanti ricette economiche a trasformare la moneta unica in un flagello. Sono i loro diktat a far rimpiangere a milioni di europei la piena sovranità nazionale. L'euroscetticismo non nasce, come fanno intendere a Bruxelles, da un pensiero restauratore e revanscista, ma semplicemente dai fallimenti della classe dirigente europea, dalla sua incapacità di realizzare un sogno a lungo condiviso. Per farvelo capire vogliamo portarvi nelle roccaforti dell'euroscetticismo, farvi toccare con mano - a poche settimane dal voto per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles - le vere ragioni del consenso riscosso dai movimenti anti euro. In Francia risaliremo da Marsiglia al Passo di Calais, vi racconteremo come sia il disagio figlio delle regole europee a regalare al Front National di Marine Le Pen il voto dei non-garantiti, minacciati dalla disoccupazione, dalle politiche di austerità europea e dalla crescente immigrazione. In Olanda vi spiegheremo perché la rabbia anti islamica del partito di Geert Wilders promette di generare una valanga di voti anti Bruxelles. E poi andremo in Sassonia, il land tedesco dove persino Angela Merkel fa i conti con i nemici dell'Europa.
In Inghilterra visiteremo il Lincolnshire e il Cambridgeshire roccaforti del sentimento anti europeista. Lì l'Uk Independence Party di Nigel Farage è pronto a sconfiggere conservatori e laburisti per diventare il partito più amato dagli inglesi. Lì molti pensano che l'Unione europea sia il «nuovo comunismo», colpevole di aver creato «una marea di miseria umana». E per questo vogliono abbandonarla. Il più in fretta possibile. Noi, invece, abbiamo fretta di offrirvi un reportage che diventi anche uno strumento utile per capire le incognite e le incertezze nascoste nelle urne del 25 maggio. Nei mesi scorsi, grazie a voi, siamo andati in Libia, vi abbiamo anticipato le cause degli imponenti sbarchi di immigrati che, proprio in questi giorni, investono le nostre coste. In Ucraina Fausto Biloslavo ha potuto seguire minuto per minuto una crisi diventata oggi terribilmente rischiosa. Adesso abbiamo bisogno di voi per raccontare la crisi che sta ammazzando l'Europa. Sosteneteci, aiutateci a inserire una nota stonata in quell'Inno alla Gioia che non è più l'Inno dell'Europa, ma il requiem conformista e desueto di chi ha ucciso un sogno.

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