«Estremisti». «Energumeno» Quindici anni di insulti fra il «doge» e i democratici

Nel Veneto sagrestia d’Italia, un tempo bianco e ora metà azzurro berlusconiano e metà verde Lega, Giancarlo Galan non è mai stato farina da ostie. È uno che non le manda a dire, e a sinistra lo sanno bene. Dalle nomine nella Rai regionale alle grandi opere, dagli scontri (non solo verbali) per la base americana di Vicenza fino ai rapporti con le amministrazioni rosse di Venezia, il governatore veneto le ha sempre cantate chiare, senza problemi. Galan non è un tipo da steccati ideologici, non ragiona per schieramenti. «Se Cacciari dice una cosa giusta su Porto Marghera, perché dargli addosso per forza?», esemplifica nel suo libro intitolato Il Nordest sono io.
Che ora si faccia una sonora risata davanti al disperato appello del Partito democratico a «salvare il soldato Galan», è il minimo che ci si possa aspettare. Perché da quando è governatore veneto, la sinistra gli ha riservato un trattamento speciale. Quindici anni a braccio di ferro con una lunga schiera di avversari storici. Molti dei quali siedono in consiglio regionale e sono specializzati nel fargli le pulci tutti i giorni.
Come Diego Bottacin, ex sindaco di Mogliano Veneto. «Sul deficit della sanità regionale Galan si arrampica su specchi saponati», ha detto giorni fa. O come Andrea Causin, 37enne candidato franceschiniano alla segreteria veneta del Pd. Sabato 1° agosto, con le chilometriche colonne di vacanzieri bloccati in autostrada, non ha trovato di meglio che usare il maxi ingorgo contro il governatore: «La congestione del Passante di Mestre non è un caso, è segno del declino di Galan».
Quando si trattava di decidere sulle grandi opere, la sinistra ufficiale ha fatto muro contro il Doge. Con qualche eccezione, come quella (determinante) dell’ex sindaco della Serenissima Paolo Costa. Rapporto di amore-odio con Massimo Cacciari, di buon vicinato e stima con il sindaco di Trento Lorenzo Dellai e l’ex governatore friul-giuliano Riccardo Illy. Per il resto, a sinistra è un muro contro il governatore. Dopo l’elezione a coordinatore della segreteria veneta Pd, Alessandro Naccarato si presentò così: «Dopo 13 anni di governo Galan gioca ancora a scaricare le colpe sugli altri».
Scintille garantite con Achille Variati, ex consigliere regionale ora sindaco di Vicenza, eletto sull’onda delle proteste contro la base militare Usa. «Variati è teorico, mandante ad esecutore degli estremisti antiamericani del No Dal Molin», tuonò Galan. «Dovrebbe vergognarsi delle sue dichiarazioni inaccettabili e gravissime», ribattè il primo cittadino. Scontri epici con Flavio Zanonato, sindaco-sceriffo di Padova. «Galan pianifica le sue provocazioni e approfitta delle iniziative pubbliche per lanciare strali e pestare i propri avversari politici interni ed esterni», gli disse Zanonato in un pubblico dibattito. «Sei un comunista», fu la replica. «E tu un energumeno violento».
Piero Fassino, che oggi gli stende il tappeto rosso ai piedi, definì il Coordinamento del nord varato nel 2005 da Galan e Formigoni in vista del referendum sulla devolution «al massimo il coordinamento del Lombardo-Veneto, una visione miope, provinciale». Walter Veltroni rimproverò a Galan l’elezione al Senato: «O si fa il governatore o ci si candida al Parlamento». E oggi il senatore Felice Casson, ex pm veneziano, liquida così le profferte fassiniane: «Il Pd veneto non alza bandiera bianca né inneggia a Galan».
Quanto ai giudizi del governatore sugli uomini del centrosinistra, non c’è che da sfogliare il suo libro. Da pescatore d’altura, li paragona alle sue prede preferite: Francesco Rutelli è «un pesce rosso, con la bocca sempre aperta a guardare fuori dalla sua boccia di vetro». Cacciari «un pesce luna, visto che ce l’ha spesso di traverso». Veltroni «mi fa pensare a un cavalluccio marino che si crede di essere Ribot» e «mi dà la sensazione di un fatuo, di uno che non ha letto abbastanza, a dispetto dell’atteggiamento culturaloide che esprime». Massimo Carraro, avversario sconfitto alle ultime regionali, è «un campione di grettezza interiore e vanità all’ennesima potenza».
Il successo di Prodi alle politiche 2006 è stato «la vittoria dell’orrido partito dei conservatori, l’inquietante partito estremista non eletto dal popolo e composto dagli ex presidenti della Repubblica, il misero partito degli assistiti in eterno, il partito delle cooperative e delle banche controllate dalla finanza rossa». E comunque, quando si parla di sinistra con Galan, bisogna capirsi bene? «Con quale Pd dovrei collaborare? Quello rozzo e ambiguo di Zanonato, quello umorale e lagunare di Cacciari, o quello serio del sindaco di Montebelluna Laura Puppato, che stimo molto?». Ah, saperlo...

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