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Et voilà, con un gioco di prestigio riappare Luca Ricci

Et voilà, con un gioco di prestigio riappare Luca Ricci
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Gioco di prestigio di Luca Ricci è uscito per La Nave di Teseo con le sue 185 pagine (euro 19). Dalla copertina ammicca una donna sdraiata, il volto è nascosto: nell'aletta scopriamo che l'immagine rimanda alla messa in scena di un dramma di Henrik Ibsen, Hedda Gabler. Non sappiamo se Ricci abbia scelto, concordato, o solo accettato, questa copertina che richiama una pièce con protagonista una donna che induce uno scrittore alcolizzato al suicidio (non "artisticamente" riuscito). Restiamo in allerta.

Il titolo del romanzo, Gioco di prestigio, ci manipola, nell'attesa che si compia il trucco, per noi desiderosi di essere ammaliati, e che lo si sveli, per noi desiderosi di comprenderlo in anticipo per sentirci più intelligenti. C'è un poeta, in potenza, pure con problemi di alcolismo, che bighellona nei pressi di Castel Sant'Angelo: qui, tra altri incontri, c'è quello, centrale, con una donna che sembra aver scelto di vivere da barbona, come sta iniziando a fare lui, e lo esorta a chiedere l'elemosina. Le pagine sull'esercitarsi allo sguardo perfetto non troppo contrito, non troppo sfidante, comunque orgoglioso per chiedere i soldi sono un pungolo più forte delle descrizioni dell'abbruttimento di chi esce, o è espulso, da una vita borghese. Tutto sembra andare contro il compiersi di questa azione, in primis la vergogna, acuita dall'inaspettato incontro con la sorella (naturalmente perfida e borghese), che al nostro quasi mancato poeta fa per poco preferire la scelta deliquenziale di fare da palo retribuito a un gruppetto di venditori abusivi.

"Oggi gli inetti non sono più i personaggi ma direttamente gli scrittori" - così Luca Ricci in una interessante nota per MOW con una sua sintesi perfetta del proprio romanzo - "è consapevolmente, disperatamente figlio del suo tempo, anche quando azzarda delle piccole trasgressioni: si dota di una struttura biografica che richiama l'autofiction senza tuttavia dichiararsi come tale; usa un tema patetico, perfino elegiaco, come quello del potere salvifico della poesia senza concedere niente al sentimentalismo; costruisce una situazione romanzesca incaponendosi nella distruzione del romanzo: dopo il postmoderno, siamo giunti nel postletterario".

Non si sa se siamo all'ennesimo "post" qualcosa; forse possiamo azzardare che il trucco non c'è. Gioco di prestigio è un vanishing act, un atto di sparizione consapevole per una presenza più autentica: "dal chiosco sparano una canzone di Lou Reed che non ho mai sentito.

Parla di come sarebbe bello sparire all'improvviso, con un gioco di prestigio. A braccetto di una ragazza, senza mai guardarsi indietro, aspettando solo un bacio". Chi poi sia la ragazza, al lettore scoprirlo. O deciderlo.

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