È inutile che ci prendiamo in giro, c’è un pezzo d’Europa che non ha alcun interesse all’industria continentale. Alla fascia dei Paesi scandinavi, dell’industria, soprattutto quella cosiddetta pesante ed energivora, importa poco o niente. Il loro disinteresse si somma alla religione green che ormai ha vinto a Bruxelles. Solo in questo modo si può comprendere lo stallo del Consiglio europeo di ieri. Da una parte l’Italia e i Paesi del blocco di Visegrad, con l’aggiunta del premier greco, dall’altra il blocco nord e gli olandesi. La materia del contendere è il cosidetto Ets2, un’estensione della tassa sulle emissioni di CO2, che si dovrebbe applicare dall’anno prossimo anche ai trasporti su gomma, agli edifici e all’industria fino a ora risparmiata dal salasso. Federchimica ha calcolato per i suoi associati un costo di oltre 600 milioni di euro l’anno tra costi diretti e indiretti, pari all’intera spesa in ricerca e sviluppo del settore, che nello scenario al 2030 potrebbe superare 1,5 miliardi. Per la ceramica, Nomisma Energia stima 130 milioni di euro l’anno nel 2021-2025,190 nel 2026-2030 e 225 nel quinquennio successivo, e Confindustria Ceramica sostiene che nel 2026-2030 il costo della CO2 equivarrà a circa metà degli investimenti annui del comparto. Assocarta prevede per la carta un conto di circa 200 milioni nel 2026, il 2,5% del fatturato, contro i 120 pagati nel 2025. Per Assovetro l’Ets vale nel 2026 circa il 3% dei costi industriali, a cui si aggiunge un altro 2,5% di costi indiretti dovuti all’elettricità.Per il cemento, uno studio KPMG per Federbeton del 2021, quindi datato, stimava un costo di 734 milioni di euro nel 2030 con la CO2 a 125 euro a tonnellata. Il Centro Studi di Confindustria calcola che nel 2025 l’Ets abbia pesato sulla borsa elettrica per 29,5 euro al MWh, e che dal 2005 al 2025 le emissioni della manifattura soggetta all’Ets sono calate del 43%, ma nello stesso periodo sono stati chiusi 386 impianti.Insomma la battaglia condotta da Giorgia Meloni a Bruxelles vale dieci finanziarie. È lì che si deve guardare per capire come si sta comportando un governo nazionale, ahimè, più che nelle commissioni bilancio del Parlamento.

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