L'economia italiana perde velocità, ma non si ferma ancora e reagisce agli shock energetici meglio della Germania. Lo rileva l'Istat nel suo rapporto annuale che fotografa la crescita del Paese. Che sia chiaro, la situazione in Medioriente e l'aumento dei costi energetici non hanno lasciato l'Italia intonsa, anche se le stime di crescita del Pil per il 2026 sono allo 0,5%, in linea con il dato dello scorso anno.
Il mercato del lavoro, secondo l'istituto, «ha proseguito la fase di espansione, caratterizzata da un aumento dell'occupazione stabile e da una riduzione della disoccupazione, pur permanendo un ritardo nel tasso di occupazione rispetto alla media europea». Sul fronte dei prezzi, il processo di stabilizzazione dell'inflazione, che risultava consolidato nel 2025, «è messo a rischio dalle nuove pressioni al rialzo sulle quotazioni delle materie prime energetiche, che potrebbero incidere negativamente sul potere d'acquisto e sull'attività economica». La pressione al rialzo sul mercato dei beni energetici, il cui prezzo è aumentato di oltre il 9%, potrebbe determinare una nuova perdita per il potere di acquisto degli italiani. Secondo le stime dell'Istat, dal 2019 a oggi i lavoratori hanno perso circa l'8,6% del proprio potere d'acquisto e, anche solo guardando il ceto medio, che rappresenta oltre il 60% della popolazione italiana, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà.
Nel frattempo rimane forte il mercato del lavoro, con il tasso di occupazione che raggiunge il 62,5% (+3,5% rispetto al 2019), portando quello di
disoccupazione al 6,1% nella media del 2025 (+5,2% a marzo 2026). Insomma, il mercato del lavoro riesce ancora a sostenere l'economia, mentre il caro energia in corso d'anno potrebbe comprimere ulteriormente il potere d'acquisto.