Fallito l’escort-gate i repubblicones provano col declino

Caro Granzotto, mi manca un «Venerdì» e ovviamente cerco di recuperarlo. Fatto. Sfoglio il supplemento settimanale di «Repubblica» e incontro quattro articoli-editoriali, diciamo così: Hitler non ritornerà; informazione e censura; basta essere simpatici per governare; l’Italia dei potenti. Tre articoli contro Berlusconi. Il quarto del Bocca, quello su Hitler, alla fine parla di nube nera sull’Italia... e mi pareva. In ultima pagina il simpatico Serra risponde a un lettore: «Quella che lei chiama deriva anticulturale italiana è a mio giudizio l’effetto più rilevante e più grave del ventennio di Berlusconi». Siamo al ventennio, piazzale Loreto in fondo a destra. Certo che se i democratici pucciano il biscotto tutti i giorni in questo caffelatte, dobbiamo preoccuparci. Quelli sono i lettori a cui si riferisce l’intelligente baffino quando declama che se votassero soltanto i lettori di giornali lui vincerebbe tranquillo? Ma come, i giornali non sono tutti ai piedi di Caimano Primo? Mi spieghi, la prego? Nel dubbio ieri mi sono visto Katyn. Ho fatto male?

Katyn, laddove fra nazisti e sovietici, la parte - storica - dei cattivi tocca a quest’ultimi. Roba da infarto, per un sincero democratico, eh, caro Rancati? Ma niente a che vedere con l’incipiente coccolone per il planetario flop dell’ultima campagna, quella alla disperata, per annientare il Cavaliere: l’Escortgate. Scesa in campo con una potenza di fuoco inaudita, dopo aver sparato le ultime cartucce (quelle di calibro Boffo) l’armata antiberlusconiana s’appresta infatti a far fagotto. L’offensiva ha fatto cilecca e il nemico, neanche un graffio. Schizzi di fango tanti, ma quelli vanno via con un colpo di spazzola. Ora non so se per consolarsi o per dar ad intendere che la battaglia è comunque vinta, lo stato maggiore antiberlusconiano ha impartito l’ordine, agli ascari e alle truppe cammellate di complemento, di dichiarare la fine o il tramonto o il declino di Berlusconi e di conseguenza della stagione berlusconiana (il famoso ventennio, caro Rancati, chiodo fisso di quello spiritoso di Michele Serra). Ordine eseguito, naturalmente, e il ritornello è diventato il nuovo jingle del Carosello antiberlusconiano. Per dar corpo a quello che non è un fatto, ma una aspirazione («a dream», direbbero Veltroni e gli obamavictims), hanno confezionato lì per lì un governo ombra che s’appresterebbe a succedere a quello Berlusconi. E questa è senza dubbio la parte più divertente dell’intera faccenda. Pare dunque che sia attivo un comitato di salute pubblica - composto da Pierferdy Casini, Letta il Piccolo, Gianfranco Fini e Luca e poi Cordero e poi di Montezemolo - pronto a subentrare alla guida del Paese non appena - ed è questione di mesi, forse addirittura di settimane - collasseranno le Forze del Male (Papi, ça va sans dire). Certo che ce ne vuole, di fantasia, di malafede e di spocchia giacobina. Perché siam sempre lì, a fare e disfare, a tracciare parabole ascendenti e discendenti, a mettere insieme i tasselli del puzzle istituzionale e il tutto senza tenere nel minimo conto gli elettori, il popolo sovrano (bue, per l’areopago giacobino). Ma anche così, non potevano trovare una cordata meno improbabile, meno scombiccherata? Capisco le ambizioni del quartetto, capisco che Cordero intenda fargliela vedere, a Marchionne; capisco che Casini si sente un Fanfani, Fini un Oscar Luigi Scalfaro formato light e Letta il Piccolo un Giuliano Amato meno topo e più Gigio. Ma a parte i repubblicones, ideatori e apologeti del «piano centrista», quanti elettori di destra o di sinistra pensano di poter abbindolare con le musichette dei loro pifferi? (E questo senza dire della iella che colpisce ogni politico e ogni politica sponsorizzata dalla «Repubblica». Trattasi del famoso «bacio della morte», che dove schiocca miete vittime. Fossi nel quartetto pifferaio, comincerei a preoccuparmi).