La fantasia infinita di Ende ci fa ancora sognare

Esce un romanzo per ragazzi inedito: protagonista è un bambino che vuole diventare un brigante

Mamma Dick si issò fuori dall'angusta porta del carro. Era rosea e tonda come il marito, e indossava soltanto la camicia da notte e una cuffietta sulla testa. Dopo aver dato al consorte un bacio conciliante, guardò il carro ribaltato e fece un sospirone.

«Credi che riusciremo a rimetterlo sulle ruote?» domandò.

«Dobbiamo provarci. In questa regione dimenticata da Dio, di sicuro non passerà neanche un forestiero a darci una mano. Per fortuna sembra che non si sia rotto niente, vedrai che in tre ce la faremo, ma deve aiutarci anche Scricciolo, dove si è ficcato? È ancora dentro?»

«Non mi pare» rispose mamma Dick, allarmata. «Credevo che fosse là davanti con te».

«No, con me non c'era» disse papà Dick.

Si scambiarono un'occhiata inquieta, poi urlarono contemporaneamente all'interno del carro: «Ehi, Scricciolo! Ragazzo! Piccolo! Sei lì dentro? Ti sei fatto male? Di' qualcosa, figliolo! Sei ancora vivo? Scricciolo, per piacere, rispondi!»

«Qui dentro non c'è nessuno» gracchiò il pappagallo. «C'è soltanto Socrate».

«Per l'amor del cielo!» esclamò mamma Dick battendo le mani. «Ma allora dov'è? Dov'è il mio povero bambino? Lo abbiamo perduto per la strada, ma dove e quando? Che cosa gli sarà successo?»

Dopo di che, si misero a correre avanti e indietro nel buio per un po', gridando in tutte le direzioni con quanto fiato avevano in gola per farsi sentire nonostante il vento: «Scricciolo! Figliolo! Bambino mio! Se ci senti, rispondici, per piacere! Ma dove ti sei nascosto? Torna da noi, figliolo!»

L'unica risposta furono il sibilo del vento e il rombo del tuono.

In realtà, naturalmente, il ragazzo non si chiamava Scricciolo. Era stato battezzato con i nomi di Hastrubel Anaximander Chrysostomos. Erano nomi presi da un antichissimo libro di racconti dal quale papà Dick traeva i suoi pezzi teatrali, ma erano così complicati che nessuno riusciva a pronunciarli, e men che meno a ricordarli, neppure gli stessi genitori. Per questa ragione, da sempre lo chiamavano soltanto Scricciolo, e così faremo anche noi per tutto il resto della storia. Perciò questi nomi possiamo anche tranquillamente scordarceli.

Mamma Dick scoppiò a piangere. «È un bambinetto così spericolato, speriamo che non abbia fatto qualcosa di testa sua...» singhiozzava.

«Oh, be', siamo sinceri» ribatté papà Dick. «È il figlio più cocciuto e scriteriato che abbiamo mai avuto».

«Ma non ne abbiamo nessun altro!» gemette mamma Dick.

Papà Dick la prese tra le braccia per confortarla e le carezzò i capelli, e così facendo le mandò fuori posto la cuffietta da notte. «Calmati, tesoro, vedrai che presto salterà di nuovo fuori» mormorò. «A uno come lui non succede mai niente. Lo ritroveremo senz'altro, e allora stai sicura che gli darò una bella sculacciata».

«Guai a te!» pianse mamma Dick. «Sei un padre degenere. E poi... se fosse stato rapito dai briganti?»

«Ma figurati» disse papà Dick. «Viaggiamo apposta nel buio della notte per non fare brutti incontri. Senza contare che, con un tempo così infame, di sicuro non ci sono briganti in agguato».

«Non ci credi neppure tu!» esclamò mamma Dick, sempre più disperata. «Questa regione pullula di avanzi di galera».

«D'accordo, ma perché dovrebbero fare una cosa del genere?» obiettò papà Dick, che adesso appariva un po' incerto anche lui. «Dopotutto siamo soltanto poveri teatranti, non possiamo permetterci di pagare un riscatto. Perché qualcuno dovrebbe rapire il nostro Scricciolo?»

Mamma Dick si sciolse dall'abbraccio del marito e fece un passo indietro. Adesso era pallida come un cencio. «Però da queste parti tra i boschi» riuscì a dire a fatica «imperversa Rodrigo Gambarozza, che è il peggiore e il più spietato di tutti i malviventi. È un uomo senza un briciolo di cuore. Fa del male solo per divertimento, senza ricavarne niente in cambio. E se ha preso lui il nostro Scricciolo...» Non riuscì a finire la frase.

Ora anche papà Dick si mise a piangere. Marito e moglie rimasero abbracciati, con la pioggia che correva sui loro visi.

«Oh, che spavento, speriamo di no!» gracchiò Socrate dall'interno del carro. «Sarebbe un bel guaio! Ma non dovete perdere subito la testa, magari Scricciolo è soltanto sceso un momento per fare pipì o per qualche altro motivo».

«Ma quando gli scappa, avverte sempre in modo che ci fermiamo ad aspettarlo» rispose papà Dick tra un singhiozzo e l'altro.

«Ma se tu ti eri addormentato, dormiglione che non sei altro, allora non hai sentito un bel niente!» lo rimbrottò mamma Dick scrollandolo. «E adesso quel poverino starà girovagando al buio».

«Dormivi anche tu, altrimenti ti saresti accorta che è sceso» ribatté papà Dick mogio mogio.

«Accidenti!» stridette il pappagallo, su tutte le furie. «Per caso qualcuno vuol essere così gentile da rimettere il carro sulle ruote? Socrate, qui, è ancora appeso a testa in giù al bastone della tenda e non ci vede un'acca perché il lume si è spento, perbacco! Rimaniamocene qui e domani mattina presto, quando si alzerà il sole, Socrate perlustrerà in volo tutta la regione per cercare Scricciolo. E voi potrete fare lo stesso a piedi. Adesso, però, l'unica cosa è aspettare e vedere se ritorna da solo. Perciò, per cortesia, raddrizzate subito il carro in modo che almeno Socrate riesca a riflettere come si deve».

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