La farsa Ue: "sì" al processo all'Italia sulla libertà d'informazione

Respinta per 36 voti la proposta dei Popolari europei di eliminare il riferimento specifico al nostro Paese per l'assemblea plenaria di mercoledì. I Socialisti: «Smettetela di proteggere Berlusconi». E gli anti-italiani a Strasburgo cantano vittoria

Come volevasi dimostrare e già ampiamente annunciato, a Strasburgo andrà in scena il teatro dell'assurdo. La risoluzione sulla libertà di informazione che il Parlamento europeo voterà durante la seduta plenaria di mercoledì, infatti, manterrà il riferimento «specifico» alla situazione italiana. Così, il manipolo dipietrista (sette eurodeputati per l'Italia Dei Valori) può cantare vittoria dopo aver trovato sponde all'estero utili a rilanciare quelle campagne anti-Cavaliere che in patria ormai faticano a racimolare qualche seguito. L'assemblea ha appena respinto, all'inizio della sessione, la proposta del Popolari di sostituire al titolo attuale, «Libertà di espressione in Italia e in altri Stati membri dell'Ue», l'ordine del giorno più generico «Libertà di informazione nell'Ue». Tentativo ragionevole, eppure puntualmente fallito.
La proposta avanzata dal Ppe ha avuto 195 voti a favore, 231 voti contrari e 9 astensioni. Due europarlamentari del gruppo di centrodestra avevano motivato la richiesta dicendosi d'accordo sulla necessità di dibattere della libertà di espressione nell'Unione, ma contrari a trasformare il parlamento europeo in un'arena in cui esibirsi su «una polemica politica nazionale», anzi a impegnarla in una «crociata contro uno Stato membro». Il tedesco Manfred Weber, tra i sostenitori della tesi poi bocciata, ha anche ricordato la recente sentenza della Corte Costituzionale italiana a dimostrazione dell'indipendenza delle istituzioni di controllo del Paese.
Contro la proposta di eliminare il riferimento all'Italia si è invece espresso il socialista austriaco Hannes Swoboda, definendola appunto «una farsa vergognosa», ma al contrario. E ha aggiunto: «Se volete proteggere Berlusconi, ditelo chiaramente». Insomma, lasciateci processare in pace il vostro presidente del Consiglio. E gli anti-italiani di professione se la godono.
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