da Milano
Nellultimo Beige Book, con quel riferimento ai «prezzi rimasti stabili in generale», era sembrato più accomodante. Ma Ben Bernanke ha fatto subito rapida marcia indietro: nella riunione in cui ieri la Federal reserve ha lasciato invariati i tassi al 5,25% per la settima volta consecutiva, il successore di Alan Greenspan è tornato a sottolineare come linflazione costituisca «la preoccupazione principale» dellistituto.
Insomma, spazi per un alleggerimento del costo del lavoro - unipotesi che alcuni analisti avevano di nuovo formulato nellultimo periodo - ancora non ce ne sono nonostante un rallentamento delleconomia ormai conclamato, certificato dalla modesta espansione (più 1,3%, la peggiore degli ultimi quattro anni) riportata nel primo trimestre dellanno. La decelerazione non sembra tuttavia aver impattato sul mercato del lavoro: i 118mila posti di lavoro creati in media negli ultimi tre mesi, consentono di mantenere inalterato il livello della disoccupazione e dunque di conservare il potere dacquisto degli americani. E così la sostanziale tenuta dei consumi, da cui dipendono i due terzi del Pil Usa, se da un lato preserva dai rischi recessivi, dallaltro finisce per alimentare la corsa al rialzo dei prezzi.
In queste condizioni, la Fed mantiene dabitudine un atteggiamento molto prudente. La frase secondo la quale eventuali cambi di indirizzo della politica monetaria «dipenderanno dallevoluzione dellandamento sia dellinflazione che della crescita economica», è la più cauta delle formule cui la Fed fa ricorso proprio quando gli indirizzi strategici non sono affatto determinati. Di sicuro, Bernanke continua a non essere particolarmente ossessionato né dalla frenata delleconomia, che dovrebbe continuare a espandersi «a un ritmo moderato», né dalla crisi del settore immobiliare «in via di assorbimento». Restando sugli attuali livelli (2,1%), linflazione rimane un macigno sulla strada di un possibile taglio dei tassi, a questo punto di difficile attuazione entro la fine dellanno.
Molto più delineato è invece il percorso che attende la Bce, oggi in trasferta a Dublino per un vertice che non dovrebbe riservare sorprese. Gli osservatori si aspettano infatti dal presidente Jean-Claude Trichet una conferma ai segnali già inviati di stretta imminente, con il costo del denaro destinato a salire in giugno di un altro quarto di punto, al 4%. Entro fine anno, inoltre, è previsto un ulteriore aggiustamento dello 0,25%. Nonostante le pressioni ricevute dal versante politico affinché adotti una politica meno aggressiva, Trichet può contare sulle migliorate prospettive economiche di Eurolandia (più 2,6% per il 2007, secondo le più recenti stime del Fmi) per continuare ad alzare i tassi in modo da attenuare le pressioni inflazionistiche. Sotto questo profilo, gli ultimi rinnovi contrattuali in Germania e Italia hanno convinto Francoforte che non è ancora giunto il momento di abbassare la guardia.