Ferruccio Fazio e la fregola da vaccinazione

Ma che mi combina caro dottor Granzotto! Rispondendo il venti dicembre scorso ad una gentile lettrice, mi assegnava all’esimio prof. Ferruccio Fazio il «Premio Patacca Sahaf», (per essersi lasciato incantare dalle sirene delle multinazionali del farmaco a proposito dell’influenza suina), quando da giusto soli cinque giorni era stato invece promosso da semplice sottosegretario qual era, al grado superiore di ministro della Sanità dell’attuale governo? I tanti lettori attenti e puntuali della sua rubrica, che come me avevano condiviso la sua scelta, come potranno in futuro evitare di credere che i due titoli siano equivalenti?
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Diciamo subito, caro Tombesi, che il professor Ferruccio Fazio è persona altamente qualificata. Pensi che come egli fa sapere, negli ultimi 5 anni è stato autore o coautore di 94 pubblicazioni con un «impact factor» totale di 308,172 e un «impact factor» medio di 3,278. E qui non si parla di punti del tresette o della briscola, ma di fattore di impatto e dico poco. Il professor Ferruccio Fazio è dunque uno di quelli che impatta. Ora non so dirle se 308,172 di «impact factor» significhi che il professor Fazio glie le ammolla di brutto impattando a tutto spiano. Però diciamoci la verità: quel 308,172 e ancor più quel 3,278 di impatto medio, fa impressione. Ricorda i megatoni della bomba di Hiroshima, per dire. Il guaio, caro Tombesi, è che non so se anche ai ministri o ai sottosegretari si possa misurare l’«impact factor». Io non credo (sennò c’è chi lo scriverebbe sui propri biglietti da visita) ed è proprio per colmare la deficienza che è sopraggiunta la giuria del «Premio Patacca Sahaf», della quale sono presidente e membro unico. Premio che, fatti due calcoli trigonometrici, esprime minimo minimo un 280-320 più la virgola di «impact factor» politico in una botta sola. E a chi tocca, tocca. È però evidente e non dovrei nemmeno accennarne per non umiliare l’intelligenza del lettore, che il professor Ferruccio Fazio farà un gran bel lavoro alla guida del dicastero della Sanità. Aggiungo, senza per questo voler banalizzare l’impegno del ministro, che dopo la gestione Bindi (Rosaria Bindi detta Rosy, da Sinalunga. Attualmente soi-disant presidente del Partito Democratico) la strada si presenta tutta in discesa, ma anche por rimedio ai danni è un lavoraccio mica da ridere. Malauguratamente non disponiamo del contraltare al «Premio Patacca Sahaf», cioè di un riconoscimento non al demerito, ma al merito. Ma se ci fosse, il professor ministro Ferruccio Fazio potrebbe sicuramente ambirvi, questo è sicuro.
Quello abbiamo di premio e quello assegniamo, caro Tombesi, perché montanellianamente interessati più a quello che non va che a quello che va. E l’acquisto di decine di milioni di dosi (per un valore di quasi 200 milioncini di euri, soldi dei contribuenti) di un vaccino preposto a debellare una epidemia, anzi, una pandemia annunciata da quei tipi ameni dell’Oms, rientra nella categoria dei «non va». Capisco che quasi sempre è meglio abundare quam deficere, capisco la pratica tutta politica di mettere la mani avanti per non cascar all’indietro, ma da un luminare della scienza medica con 3,278 di «impact factor» ci si sarebbe aspettato maggior discernimento. Ci si sarebbe aspettato, in due parole, che non abboccasse così di fretta alla fola della pandemia messa in giro dall’Oms quando i casi di «gripa puerca» erano una dozzina e solo in Messico. Pertanto e con tutto il rispetto, il professor Fazio il «Patacca Sahaf» se lo tiene, anche se la giuria (io) è certa che saprà riscattarlo con una gestione magistrale del ministero della Sanità, sempre sperando, incrociamo le dita, che all’Oms non venga in mente di lanciare allarmi per micidiali pandemie di raffreddore o di pesantezza di stomaco (per i quali le case farmaceutiche hanno interi magazzini di rimedi pronti per l’uso).
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