Festeggiato da eroe l’iracheno che lanciò le scarpe contro Bush

SFIDA «L’occupante causò la morte di un milione di compatrioti». Ma non una parola su Saddam

Festeggiato da eroe l’iracheno che lanciò le scarpe contro Bush

Beato quel Paese che non ha bisogno di eroi, diceva Bertolt Brecht. Un aforisma sempre attuale, che la saggezza popolare talvolta trasforma in «ogni Paese ha gli eroi che si merita». E vengono alla mente fulgidi esempi come quello di Abdel Bassett al-Megrahi, il terrorista libico con quasi 300 morti sulla coscienza per la strage di Lockerbie accolto appunto da eroe all’aeroporto di Tripoli; oppure il simpatico generale Mladic, brutale applicatore della «pulizia etnica» in Bosnia e dintorni, tuttora uccel di bosco grazie al gran numero di serbi che per questo lo considerano eroico; ma anche tanti altri tromboni o presunti maestri di vita in mezzo mondo le cui mani, per lo meno, non sono sporche di sangue innocente.
Anche l’Irak ha ora consacrato un suo eroe nazionale. E non si tratta di uno tra i tanti che finirono massacrati dagli sgherri di Saddam Hussein, no; e neanche di un «elettore ignoto», uno di quei milioni che ancora pochissimi anni fa, rischiando la pelle per andare a votare sotto la minaccia dei terroristi, misero il loro simbolico mattone per la costruzione della democrazia irachena: figurarsi. No: il nuovo eroe popolare dell’Irak è Muntazer al-Zaidi, lo scarparo. Ricordate? Ma sì, il giornalista che nel dicembre 2008 scagliò le sue scarpe, in rapida sequenza, contro l’allora presidente americano George W. Bush, durante una conferenza stampa. Bush schivò con prontezza di riflessi, mentre al-Zaidi gli urlava contro: «Questo è per il tuo bacio d’addio, cane. E questo è per le vedove e gli orfani iracheni».
L’«eroe», che se avesse osato un decimo di questo contro Saddam sarebbe stato fatto a fettine senza neppure avere il tempo di vedere tutti i suoi familiari trasformarsi in vedove e orfani, fu arrestato e processato per offesa a capo di Stato straniero. La sua condanna a tre anni di carcere è stata ridotta dapprima a un anno, poi a dieci mesi per buona condotta. E ieri, accolto con giubilo da una folla di ammiratori, è stato liberato.
Idolo di quanti vedono nell’America e in Bush in particolare il simbolo del Male, al-Zaidi è un vero e proprio eroe nel mondo arabo e musulmano: perfetta dimostrazione del fatto che quando Bush lanciò il suo programma di democratizzazione di quel mondo non aveva capito nulla. Il suo volto è finito sulle t-shirt e sui giocattoli per i bambini, e non pochi esaltati - come riportato dalla stampa - gli hanno dedicato gesti estremi: un marocchino gli ha promesso un cavallo con sella d’oro, un saudita ha offerto dieci milioni di dollari per le sue celebri scarpe, diversi padri dall’Atlantico all’Arabia gli hanno proposto la figlia in matrimonio.
E lui? Fedele al personaggio, fa il martire e l’eroe insieme. «Ho subito ogni genere di tortura in prigione, voglio le scuse del premier al-Maliki -, ha detto poco dopo il suo rilascio -. Mi hanno picchiato rovinandomi due costole e una gamba, e ho perso un dente». «Negli ultimi anni più di un milione di persone in Irak sono morte a causa dell’occupante, che ha diviso un fratello dall’altro e il padre dal figlio. Ho visto con i miei occhi migliaia di vittime e di orfani, stragi come quelle di Fallujah e Sadr City. Ho avuto un’occasione e non me la sono lasciata scappare: ho lanciato le scarpe in faccia al criminale di guerra Bush per dire no a tutto quello che hanno fatto, per difendere il nostro onore». Non una parola sul fatto che quelle stragi non sono da imputare a Bush ma ai suoi nemici, e men che meno sull’infame regime che Bush ha abbattuto: evidentemente all’eroe non dispiaceva. E non è un caso se proprio a Tikrit, città natale di Saddam, avessero eretto in suo onore un monumento a forma di scarpa.
Ora al-Zaidi si gode festeggiamenti e regali. Ma appena liberato non s’è dimenticato di accusare la Cia di volerlo morto. Confondendo una volta di più, come purtroppo fanno tanti suoi compatrioti, i criminali veri che aveva in casa con quelli immaginari venuti dall’Occidente.