Il filo rosso con la Cisl che arriva fino alla Lega

Tornando in aereo da Milano, Raffaele Bonanni aveva stampato in faccia un sorriso largo così. L’apertura di Giulio Tremonti sul posto fisso e sulla compartecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa, ha fatto gongolare il segretario della Cisl. Il legame fra il ministro e il sindacalista moderato si rafforza di giorno in giorno. In aereo nell’entourage di Bonanni si scherzava: «C’è una nuova Triplice, con Tremonti terzo segretario confederale».
I due s’intendono bene, e da tempo. Ma ultimamente, dal meeting di Cl in poi, il rapporto si sta rafforzando. Dai rimproveri al sistema bancario che non concede credito alle imprese alla Banca del Mezzogiorno, dall’impegno per la «tenuta sociale» durante la crisi alle aperture su compartecipazione e posto fisso, la politica tremontiana tocca tasti molto sensibili per l’anima cislina. In via Po, sede romana del sindacato cattolico, ricordano fra l’altro che proprio Tremonti è stato promotore dell’incontro fra Bonanni, il segretario della Uil Luigi Angeletti e Umberto Bossi, una ventina di giorni fa. Mai prima di allora il Senatùr aveva ricevuto i leader sindacali. L’incontro, dicono, è andato molto bene. E, nell’occasione, Bossi ha voluto rimarcare che Epifani non lo incontrerà perché è «statalista».
Proprio Epifani sembra rappresentare alla perfezione il «vaso di coccio» della situazione. È chiaro che la strategia è di indebolire il segretario della Cgil, mettendolo in difficoltà anche a sinistra. Infatti, da una parte Angeletti dice che «Tremonti parla come un iscritto alla Uil»; dall’altra il leader ultrà dei metalmeccanici, Giorgio Cremaschi, esprime «vero apprezzamento per le parole del ministro» nella speranza che seguano i fatti, cioè «rimettere in discussione quindici anni di legislazione del lavoro, che ha portato in Italia 46 tipi di lavoro precario». Nel mezzo, che cosa fa il povero Epifani? Si chiede che cosa penserà di tutto questo la Confindustria. E la Cgil che cosa pensa? Non si sa, Epifani non lo dice. Eppure è lo stesso sindacato che mobilitò un milione di persone contro la modifica dell’articolo 18 sui licenziamenti.
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, da sempre vicino alla Cisl, sta lavorando intorno a un testo di legge sulla compartecipazione, su cui pesano i dubbi della Confindustria. Il pensiero delle imprese su questo tema è noto. Gli industriali sono sospettosi, e temono che la compartecipazione rappresenti il grimaldello per la cogestione. Ma c’è chi pensa che, in cambio di adeguati sgravi fiscali, anche la Confindustria potrebbe trattare. In fondo conviene anche alle imprese: anziché dare 100 euro di aumento di contratto, l’azienda ne corrisponde 80 in busta paga più 20 in azioni, detassate per invogliare i dipendenti a sottoscriverle.
Nel rapporto privilegiato Tremonti-Bonanni c’è anche qualche problema. La base cislina è nel pubblico impiego: i tagli alla scuola e il possibile rinvio degli aumenti per gli statali non sono popolari. Ma alla fine, dicono in via Po con linguaggio bossiano, la «quadra» si troverà.
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