Finanza sostenibile e valore delle imprese: che legame c'è?

Che legame sussiste tra finanza sostenibile e crescita del valore delle imprese? Il punto chiave è la trasparenza delle informazioni.

Finanza sostenibile e valore delle imprese: che legame c'è?

La corsa a un'economia più sostenibile dovrà, come accaduto nel quadro delle discussioni sul bilanciamento tra ambiente e sviluppo, coniugare esigenze diverse e anche la finanza può giocare la sua parte.

L'economia della transizione energetica e la finanza sostenibile, in quest'ottica, hanno un importante punto in comune: non può esistere progresso in questi ambiti con una focalizzazione unilaterale sul mito della decrescita. Anche un grande economista critico negli anni scorsi del mito della "crescita infinita" perorata soprattutto dalla finanza internazionale, Branko Milanovic, ha scritto su Global Policy Journal che la decrescita "felice" è a tutti gli effetti un'utopia così come l'illusione che il pauperismo autoimposto non gioverebbe affatto ai propositi dei sistemi più avanzati di coniugare sviluppo ed equità. Un'etica francescana in assenza della vocazione morale di San Francesco non sarebbe dunque sostenibile.

Si pone piuttosto il problema a livello di sistema di promuovere un tipo di crescita economica diversa, più strutturata e capace di risultare sostenibile sul lungo periodo. Una crescita da pensare come graduale, non invasiva, grazie a nuove prospettive operative. Negli ultimi mesi si è delineato uno scenario integrato delle diverse possibilità di sviluppo, che passano dalla necessità di superare valutazioni esclusivamente legate al Pil e agli indicatori finanziari a obiettivi di più ampio respiro comprese nell'ampia galassia della sostenibilità.

La transizione energetica può risultare vincente se creerà nuovi mercati, nuovi posti di lavoro ben retribuiti e sul lungo periodo, una nuova politica industriale, catene del valore più solide. Analogamente, la finanza sostenibile deve essere messa al servizio di una crescita a trecentosessanta gradi delle economie più avanzate, non solo sul fronte del valore monetario ma anche su quello, più sfuggente negli indicatori, del valore sociale. Con l'obiettivo di far sì che la crescita in un campo traini automaticamente quella nell'altro.

Sempre più imprenditori e investitori privati stanno infatti orientando le scelte di allocazione dei portafogli verso la sostenibilità, con sempre maggiore attenzione alle ricadute sociali degli investimenti. Secondo i dati Morningstar il patrimonio di fondi ed Etf che dichiarano un obiettivo di sostenibilità e/o integrano i fattori ambientali sociali e di governance (Esg) nel processo di investimento ha sfondato a metà 2020 il valore di 1.000 miliardi di dollari su scala globale, mentre proseguono a livello globale i nuovi progressi dei bond "verdi"

Come scritto da Valeria Colombo, ESG Specialist presso Prometeia Advisor Sim e membro del consiglio del Forum per la Finanza Sostenibile, "il movimento della finanza sostenibile non ha risentito della crisi legata al Covid 19, al contrario l’emergere delle tematiche sociali in seguito alla pandemia ha aumentato la portata del dibattito sull’integrazione dei fattori Esg negli investimenti a tutti i livelli", aggiungendo che nei processi di valutazione della sostenibilità "a livello di singolo prodotto l’attenzione si focalizza sulla strategia adottata, sul processo di investimento e sulla disponibilità di flussi informativi per gli investitori (score, reporting specifico) relativi agli aspetti Esg" dell'iniziativa.

In quest'ottica, il driver per connettere le due forme di crescita potrà essere una nuova forma di trasparenza. Il volano in grado di connettere quelli che il G20 nell'’agenda del 2021 ha indicato come le sue tre priorità per l'economia: “Persone”, “Pianeta” e “Prosperità”. La fluidità dei flussi informativi tra gli operatori, la difesa della trasparenza di una finanza orientata al progresso e alla crescita delle imprese, l'impegno del mondo economico a valorizzare obiettivi sociali e ambientali, la maggiore consapevolezza del peso decisivo del fattore umano e una nuova cultura manageriale possono aiutare a livello sistemico a vincolare i due tipi di crescita.

Fabio Pompei, ad di Deloitte Italia, parlando con Il Sole 24 Ore ha sottolineato che " un'integrazione sempre più stretta di informativa finanziaria e non finanziaria, con un'attenzione specifica ai rischi e alle opportunità legate alla sostenibilità e, in particolare, al cambiamento climatico" è la chiave di volta per questa nuova trasparenza. "L'obiettivo è riuscire a quantificare e comunicare gli effetti di questi fenomeni sulla generazione o sull'erosione di valore per le imprese", massimizzando gli sforzi sul primo fronte. Perché non potrà esserci, in alcun modo, sostenibilità nella decrescita autoimposta. Sostenibilità non vuol dire ritiro dal mondo, ma impegno comune di tutti gli attori (economici, politici, finanziari, sociali) per un sistema più equilibrato.

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