«Fondiamo i gruppi parlamentari la casa comune resta l’obiettivo»

Schifani: presentarci insieme ci avrebbe fatto perdere il 10%: un errore a 9 mesi dal voto

«Fondiamo i gruppi parlamentari la casa comune resta l’obiettivo»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Ne parla da più di un mese e adesso l’idea lanciata alla seconda assemblea sul partito unico del gruppo di Todi (Adornato & Co) risulta vincente. Renato Schifani, il presidente dei Senatori di Fi, dopo la frenata del premier Berlusconi, continua infatti a sostenerla. Anzi adesso parlare di «fusione politica» dei gruppi parlamentari che in Parlamento siedano vicini, esprimano le stesse posizioni e che addirittura abbiano uno speaker unico, che si alterni tra i vari alleati, è più che mai attuale.
Un piccolo passo per lasciare in piedi l’ipotesi del partito unico.
«Un segnale politico, piuttosto. Non a caso Berlusconi continua ad accettare questa mia proposta. Il partito unico rimane l’obiettivo».
Ma le parole del premier non suonano come un altolà a questo progetto a cui anche lei lavora da mesi?
«Non va letta così. Un progetto così delicato, che deve consolidare il bipolarismo in Italia, richiede tempi lunghi e riflessione pacata. Rimane in piedi il progetto della assemblea costituente a fine luglio e quella del gruppo politicamente unito».
Nessuna frenata quindi?
«No, assolutamente. A questo dibattito va riconosciuto il merito di aver spostato in positivo il dibattito del centrodestra su una condivisone di esigenza di fusione. Ha stemperato le polemiche, le posizioni conflittuali per convergere in maniera diametralmente opposta su un dibattito politico in positivo. Ha sedato la conflittualità interna. Contrariamente alla sinistra, dove invece la conflittualità è salita. A questo ricollego le variazionioni dei sondaggi. Ne abbiamo tratto benefici».
È la scadenza elettorale alle porte che ha costretto il premier a rallentare?
«Berlusconi ha sempre detto che il progetto potrà avere attuazione concreta nella prossima legislatura. Sarà più facile attuare ab origine il gruppo unico. Io ho sempre sostenuto che il progetto si doveve sposare con il pragmatismo elettorale. I focus ci dicono che presentare le liste uniche nel proporzionale significa lasciare per strada il 10-12% dei voti. A nove mesi dalle elezioni non ce lo possiamo permettere. Ci vogliono almeno tre anni per mettere a punto un progetto che sia vincente».
Si tratta comunque di un processo ormai avviato?
«Certo. Non c’è nessuna fase di arresto. Anzi mi sarei preoccupato se si fosse ceduto all’idea del simbolo unico con lista unitaria da subito. Sarebbe stata una scelta politicamente rilevante, ma in un tempo inopportuno e infelice».
Pieno accordo con Berlusconi quindi?
«In questi mesi ho cercato di evitare i riflettori su questi temi. Ho preferito fare il portatore d’acqua. Sono un profondo sostenitore del partito unico, ma anche del pragmatismo elettorale. Ho sostenuto la necessità di non porre in essere scelte che potevano danneggiarci elettoralmente».
Campagna elettorale lunga, quali saranno i temi di fondo?
«Una parola d’ordine: politica dei valori. Dovrà essere una campagna elettorale all’americana, sulla tutela della vita, della dignità della persona, sulla famiglia. La vittoria di Bush da un lato e i risultati del referendum mi convincono che questa è la strada. Bisogna ricordare ai cittadini cosa c’è dietro la vittoria della sinistra. Come dimostra la Spagna».
Ma Zapatero è stato voluto da un forte consenso popolare...
«Più che una vittoria preparata dalla sinistra è stata determinata da un errore di Aznar. Questo significa che anche noi dobbiamo evitare di fare errori e puntare ai valori e all’etica».

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